“La vera principessa sul pisello” di Octavia Monaco, Orecchio Acerbo

Creato il 14 febbraio 2013 da Federicapizzi @LibriMarmellata

Sono importanti i libri dalla parte delle ragazze. O delle bambine, che saranno poi le donne di domani.

Non siamo mai – ahimè – troppo avanti con la modernità per ritenerci immuni da derive sessiste e discriminazioni di genere. Anzi, fatti di cronaca ma anche semplici osservazioni della nostra quotidianità dimostrano senza tregua il contrario.
E in molte famiglie, ancora oggi, l’educazione di maschi e femmine segue binari differenti.

Non è questa la sede giusta per dibattere sull’argomento, ma ritengo che anche nella scelta di un albo illustrato per l’infanzia si abbia il compito di fare attenzione.
Stereotipi a parte, che sono tanto duri a morire, è importante focalizzare l’attenzione quantomeno su messaggi e personaggi.
Protagoniste femminili attive, capaci di scegliere e di mettersi in gioco, come anche morali che insistono sull’autonomia delle donne rispetto agli uomini, sulla capacità di pensare piuttosto che sulla necessità di piacere, sul valore della persona indipendentemente dal sesso e sulla libertà di espressione e di decisione, sono fondamentali per insegnare alle nostre figlie una visione positiva di sé e ai nostri figli il rispetto necessario da avere.

Le fiabe classiche, si sa, purtroppo non ci vengono molto in aiuto in tal senso.
Il tradizionale “e vissero felici e contenti” viene di solito dopo un atto salvifico compiuto da un maschio nei confronti di una femmina. I più romantici vedono l’amore, i più polemici (nel bene e nel male) evidenziano un ruolo di donna sminuito e reso succube, in testi dove di solito la bellezza è il primo attributo valorizzato.

Le fiabe hanno tanti pregi e sono insostituibili nello sviluppo infantile della fantasia e hanno anche importantissime valenze psicologiche, ma, ammettiamolo, le tanto amate principesse non fanno quasi mai una bella figura.
Nascono quindi, ai giorni nostri, tante rivisitazioni di racconti tradizionali volti a riscattare l’eroina di turno e a renderla, finalmente, artefice del suo destino.

Una delle reinterpretazioni più riuscite, si può trovare nello splendido, elegante e raffinatissimo albo di Octavia Monaco “La vera principessa sul pisello”, edito da Orecchio Acerbo.

L’autrice, illustratrice e pittrice di grande originalità e di intensa forza suggestiva, simbolica ed evocativa, prende in prestito la fiaba classica di Andersen, ben nota a tutti, intervenendo sul finale, per rendere giustizia – dopo secoli! – alla delicata protagonista.

I fatti li conosciamo bene. C’è un principe parecchio esigente che non si accontenta del curriculum vitae delle tante candidate- spose che gli si presentano, ma è ben deciso ad assicurarsi che nelle vene della sua futura moglie scorra del vero sangue reale.
Gira quindi il mondo in lungo e in largo ma nelle ragazze che incontra c’è sempre qualcosa che a sua altezza non convince.
Probabilmente il principe in questione deve avere remote origini italiane perché, alla fine, chiama in soccorso la mamma, una regina piuttosto arcigna ma ad ogni modo furba.
Al presentarsi dell’ennesima fanciulla al portone del cancello, la donna decide infatti di mettere in atto un suo diabolico piano.
Inutile che ve lo racconti: abbiamo la pila immensa di materassi e sotto l’ultimo il solito piccolo inoffensivo pisello.

La principessa che ci viene però presentata dalla Monaco presenta, già nelle prime pagine, qualcosa di differente dal solito. Qualcosa di un po’ più dignitoso.
Ad esempio veste un bell’abito tessuto dalle donne del suo paese. E qui già una sana idea si sorellanza prende spazio nel nostro immaginario.
E’ poi riluttante nell’indossare la sottoveste di seta offerta dalla padrona di casa e perplessa di fronte al giaciglio presentatole. Trova inquietante e diffida della regina…insomma pare quasi che, a differenza delle tante principesse un po’ “fru-fru” che conosciamo bene, sia in grado di pensare, elaborare e valutare.

Fino a che punto? Ma finalmente fino al punto estremo, fino a quello di scegliere!

Insospettita dai dolori dai quali si trova tormentata al mattino (perché sempre di nobile e sensibile fanciulla si tratta) riesce a trovare il colpevole pisello e da lì capisce di essere stata posta sotto infido esame da parte della regina e di un principe che non si è nemmeno scomodato per conoscerla e valutare cose come, che so, la sua intelligenza o magari la sua simpatia…
Riappropriatasi quindi del suo caro vestito e dopo aver lasciato un meritato e liberatorio ricordino ai suoi ospiti, decide di andarsene, infischiandosene di nozze e castello reale.

Finalmente libera, finalmente felice, finalmente ricongiunta con le sue amiche e sorelle.

Le meravigliose illustrazioni dell’artista autrice accompagnano un testo essenziale e incisivo. Quasi nulle le descrizioni, il compito di fornire le adeguate suggestioni è dato alle grandi tavole, spesso a tutta pagina.
Si tratta di pitture personalissime e particolari, di elevata tecnica e fattura, dai colori intensi e brillanti, ricchissime di simboli e di richiami ad una narrazione iconica che corre più sul filo dell’inconscio che sui significati espliciti e manifesti.
Uno per tutti: la principessa che nel momento della sua presa di coscienza da agnello diviene gatta, da vittima si rende libera.
La maschera da gatta la accompagnerà poi per tutto il tempo del suo riscatto a indicarne la natura felina, istintivamente donna, e quindi profondamente indipendente.

C’è qualcosa di insieme antico e incredibilmente moderno delle illustrazioni della Monaco, come se si rifacessero ad una memoria collettiva femminile vecchia come il mondo ma, allo stesso tempo, mai così attuale e necessaria.
Un’armonia, una comunione con la natura, con il mondo animale, con le antiche dee, con tutto ciò che rappresenta la forza e la bellezza di essere donna.

(età consigliata: dai 5 anni)

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