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La via della leggerezza

Creato il 11 aprile 2019 da Michelotto
La via della leggerezza
La più grande epidemia di questi ultimi cinquant'anni, il sovrappeso, è anche la più insidiosa e difficile da arginare per vari motivi molto complessi.
Ed è proprio per questo che l'instancabile Berrino, dopo aver già scritto una serie di libri sull'importanza di una corretta alimentazione quale fondamentale mezzo di prevenzione, nonché terapeutico, nei confronti dei problemi più comuni a cominciare appunto dal sovrappeso, si è deciso assieme a Daniel Lumera a tornare sull'argomento con un nuovo libro, "La Via della Leggerezza", soprattutto per analizzare le ragioni alla base dell'evidente insuccesso nella lotta contro quello che non si può che definire un flagello sociale, dando al contempo preziosi suggerimenti per superare le inevitabili difficoltà.
La via della leggerezza Intanto si tratta di una condizione che si instaura in modo graduale e silenzioso, e finché non ci si accorge che c'è qualcosa che non va dal punto di vista estetico (il solo considerato secondo la mentalità dominante) non si pensa mai a correre ai ripari, seppure lo si fa. Inoltre quando una condizione diventa sempre più comune, come nel nostro caso, si finisce facilmente col percepirla come "normale" e così non ci si preoccupa più di tanto. E questo è un errore non da poco che spesso si rivela fatale perché il sovrappeso è strettamente correlato ai più significativi sintomi moderni (ipertensione, iperlipidemia, iperglicemia, resistenza insulinica, basso colesterolo HDL, elevata circonferenza-vita), che tutti assieme formano quella che si suole definire "sindrome metabolica".
Sì, lo so che queste cose le sanno ormai in tantissimi, ma non è mai troppo ripeterle, ricordando che è sufficiente avere almeno tre di queste condizioni per essere ad elevato rischio di infarto, ictus, diabete, cancro, calcoli biliari, artite, cataratta, apnea notturna, infertilità e impotenza e perfino disturbi cognitivi.
Il paradosso è che proprio oggi che da un punto di vista strettamente medico le cause del sovrappeso non sono più un mistero e le giuste informazioni a riguardo sono disponibili come mai era stato possibile in passato, questa condizione non accenna a invertire la sua tendenza, che anzi si manifesta in soggetti sempre più giovani.
Sorvolando sulle false diete dimagranti ed espedienti vari che la disinformazione purtroppo continua a promuovere, è evidente che il problema per essere capito va contestualizzato, dato che tra il dire e il fare, ossia tra la teoria e la pratica, c'è di mezzo il mare, e in alcuni casi...  l'oceano.
Come giustamente fanno notare gli autori del libro in questione, nel distoglierci dai giusti propositi o nel farli fallire entrano in gioco i più svariati fattori di origine sia esogena che endogena. I primi sono di natura culturale in quanto la nostra società materialista, dando priorità ai valori economici e traendo profitto dallo stato di malattia della popolazione in tutte le sue forme, dato che fa crescere il PIL, non è incentivata a promuovere la salute, e su questo tornerò fra poco. Per fattori endogeni invece si devono considerare sia certi condizionamenti biologici ancestrali che il complesso di meccanismi mentali, emotivi e comportamentali che più o meno subdolamente e automaticamente ci inducono a perseverare in abitudini deleterie. Meccanismi che nel loro insieme nel libro vengono designati  con l'espressione "peso psichico", che è il corrispettivo di quello fisico e del quale è in definitiva la vera causa.
Infatti gli scienziati sembrano d'accordo che da un punto di vista evolutivo noi siamo il risultato di una spietata selezione naturale che nel corso dei millenni ha favorito gli individui che sapevano meglio adattarsi ai periodi di scarsità di risorse alimentari e di carestia, sicuramente  frequenti nel remoto passato, mettendo a punto e affinando le capacità biologiche e metaboliche di accumulare energie sotto forma di riserve adipose e allo stesso tempo di stimolarci a fare incetta di cibo ogni qual volta se ne presentasse l'occasione, per premunirci da una più che probabile scarsità futura. Dunque il desiderio di cibo, nonché la capacità di immagazzinarlo nel nostro corpo sotto forma di grasso, sono ormai nel nostro DNA, che ci piaccia o no, ma se questo era un vantaggio nell'Età della Pietra, oggi che abbiamo il problema opposto finisce inevitabilmente col penalizzare anche il più bene intenzionato a sbarazzarsi dei chili di troppo perché l'istinto biologico ancestrale ha sempre la meglio sulla più ferrea volontà.
Non meno deleteri sono i condizionamenti mentali, gli istinti deviati, gli impulsi emotivi, il malessere esistenziale e il significato recondito che il cibo ha per ognuno di noi  che sono alla base dei  comportamenti più diffusi, tanto da aver scomodato perfino gli psicologi a scoprirne il significato celato nel nostro subconscio. 
Come si può immaginare, il più frequente è l'insoddisfazione, oggi assai comune, che fa del cibo un surrogato di desideri insoddisfatti o repressi, di frustrazioni, noia o mancanza di affetto. Insomma si mangia per gratificarsi o dimenticare dispiaceri e preoccupazioni.
Ma diventare corpulenti può essere anche un modo inconscio di rendersi più visibili e importanti, di attrarre l'attenzione altrui di cui si sente la mancanza, oppure un meccanismo di protezione per chi si sente insicuro, per chi non vuole affrontare le difficoltà e i pericoli della vita, dato che lo strato adiposo simboleggia un involucro dentro cui potersi nascondere. In fondo è risaputa la funzione isolante del grasso, che in questo caso diventa la metafora appropriata.
Questi sono solo alcuni fra i tanti esempi descritti con dovizia di particolari nel libro.
Come vedete si tratta di problemi oggi assai comuni, e se i meccanismi biologici che hanno fatto sì che divenissimo molto efficienti nel procacciarci il cibo e nell'economizzarlo, trattenendolo dentro come riserva per i periodi di magra, sono stati un vantaggio selettivo nell'evoluzione, quelli psicologici non lo sono affatto... almeno a livello individuale. Non si può certo pensare infatti che gli individui depressi, ansiosi, insoddisfatti, nevrotici nel corso dell'evoluzione abbiano avuto più probabilità di sopravvivenza rispetto ad altri più fortunati, perciò il motivo della loro diffusione è da ricercare a livello sociale e cioè nell'organizzazione sociale generale, nei sistemi economici, per i quali l'insoddisfazione individuale è funzionale.
Più si è insoddisfatti più si consuma... e non solo cibo. E la società (che non a caso viene definita "dei consumi") risponde in tutti i modi possibili alla incessante richiesta. Si comincia dal cibo-spazzatura, che ha tutti i requisiti per sedurre e soddisfare (nell'immediato) il consumatore. Pensate alle caratteristiche comuni dei prodotti non salutari ed ingrassanti: sono tutti dolci, oppure salati o grassi e cremosi, tutte qualità che dal punto di vista evolutivo il nostro cervello ha imparato a percepire come qualcosa di nutriente perché ricco di calorie, per quanto riguarda zucchero e grassi e, per ciò che è salato, una fonte di minerali che ne bilanciano la mancanza nei dolci e nei grassi, mentre i sapori acido e amaro sono stati tradizionalmente associati rispettivamente ai cibi andati a male e a quelli tossici.
E quando l'ignaro schiavo del sistema dopo essere ingrassato si sarà pure ammalato gli si propineranno i soliti farmaci, che non curano nulla ma creano dipendenza, facendo così del consumatore un cliente a vita.
Naturalmente in tutta questa situazione le diete dimagranti modaiole la fanno da padrone nell'attrarre sempre disperati pronti a provare quella del momento che, immancabilmente, a fronte di risultati spettacolari iniziali, pone le premesse per delusioni future perché oltre al grasso (che poi comunque si finisce col recuperare) si perdono anche acqua e le preziose proteine. 
E il motivo è semplice: le solite diete, in particolare quelle iperproteiche, sono espedienti che non affrontano le vere cause del sovrappeso e sono antifisiologiche. Per i motivi appena detti tutto ciò che affama il corpo viene percepito da quest'ultimo come un pericolo, evocando quei periodi ancestrali di fame che lo hanno reso tanto efficiente nel far fronte alla scarsità di cibo. E così le cellule fanno scattare l'allarme da digiuno mettendo in atto i meccanismi di risparmio energetico, compreso il rallentamento del metabolismo, mentre il cervello induce uno stato ansioso finalizzato alla ricerca di cibo che ci fa sentire irrequieti, irritabili e ossessionati dal cibo. Insomma, più ci si propone di non sgarrare seguendo diete estreme, più difficile sarà rimanere coerenti col percorso che ci siamo imposti. E dopo un fallimento si vorrà provare qualcos'altro di "più miracoloso".
Ovviamente tutto ciò è molto redditizio per l'industria: solo negli USA il giro d'affari fra diete e altre strategie  dimagranti supera i 60 miliardi di dollari l'anno (!).
Il libro tuttavia è un tale condensato di sapienza e saggezza (e questo non è una novità quando si tratta di Berrino) che nella miriade di preziose informazioni in esso contenute e soprattutto nei tanti consigli pratici ognuno può trovare spunto sufficiente per individuare la radice del sovrappeso e affrontare un cammino di vero benessere (che è anche spirituale), che trascende il problema iniziale nel vero spirito dell'approccio olistico che contraddistingue i nostri autori.  
Serve dunque una nuova consapevolezza da parte dei singoli individui, perché se il sistema induce in scelte sbagliate ognuno può difendersi dalle lusinghe dei messaggi obesogenici scegliendo cosa acquistare e come vivere ed essendo di esempio agli altri: il solo modo per cambiare la società è assumersi le proprie responsabilità.
Naturalmente il libro tratta anche gli aspetti strettamente nutrizionali del sovrappeso, che però in questo contesto sono messi in secondo piano, dato che lo scopo, come già detto e come si evince, è soprattutto quello di mettere a fuoco le cause psicologiche e sociali. Chi vuole approfondire infatti può rivolgersi ad altri lavori degli stessi autori ai quali si rimanda (ad esempio "21 Giorni per Rinascere", "Il Cibo della Gratitudine", "Medicina da Mangiare"), dove troverà tutte le indicazioni pratiche per affrontare un proficuo cambiamento di abitudini alimentari. Anche qui troverà tuttavia un'infarinatura di concetti basilari e una documentazione dei più importanti studi epidemiologici e non sul cibo, comprese le immancabili ricette e una presentazione dei principi yin e yang, tipici della macrobiotica e della medicina orientale, che completano la visione riduttiva della scienza moderna in ossequio al taglio olistico che i nostri due scienziati danno ai loro insegnamenti.
E per capire meglio l'importanza imprescindibile della dieta c'è da far notare che, anche se siamo abituati a dare valore soprattutto ai fattori psicologici negativi nel determinare le nostre sofferenze e a scaricare all'esterno le responsabilità dei nostri fallimenti, tutto questo può essere notevolmente ridimensionato e gestito meglio se le condizioni fisiche sono ottimali, perciò essere consapevoli di ciò che mettiamo nello stomaco rimane una priorità. Lo conferma in pieno fra l'altro uno studio (riportato nel libro) che dimostra che la dieta mediterranea riduce ansia e depressione. A buon intenditor...
Michele Nardella

La Via della Leggerezza La Via della Leggerezza
Perdere peso nel corpo e nell'anima
Franco Berrino, Daniel Lumera
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