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La vigilia di Natale

Creato il 27 novembre 2019 da Mapo
L’altra notte ho sognato mio figlio. Era appena nato, ma invece di passare il tempo rannicchiato in una culla a strillare per lo spavento di essere catapultato in un mondo nuovo, se ne stava seduto su una sedia con lo schienale, perfettamente a suo agio.
Sembrava un bel po’ più grande delle sue poche ore di età, come se avesse già un paio d’anni almeno. Avete presente il bambino un po’ pasciuto de “La città incantata”di Myazaki? Esattamente così, ma con due foltissime sopracciglia marroni, due spazzolini da denti a setola dura. Stile Caccamo, per intenderci.
Entro in stanza a conoscerlo, è appena nato e non l’ho ancora visto.
- Ciaooo
- Buongiorno, lei chi è?
- (...)
- Scusi, temo di non aver afferrato
- ... come chi sono? Sono il tuo papà, ciao!
- Piacere di conoscerla - mi da la mano -. Mi scusi, ma non riesco a ricordare il momento in cui abbiamo cominciato a darci del tu
- Non so, mi sembrava scontato... ma tu... lei, insomma... non devi parlare così, che sei appena nato!
- Forse avrebbe voluto dire “non dovrebbe”, le parole e la loro grammatica sono importanti, è bene impararlo da subito.
Ecco, pure il condizionale. Ce ne è abbastanza per svegliarsi, con in testa uno strano misto di terrore, divertimento e sollievo.
Tutto per dire che si respira un’aria di vigilia, come quando sei piccolo, Gesù bambino arriva la mattina dopo, e in fondo sai già che anche quest’anno riceverai tutti i regali che desideri. E sarà tutto bellissimo, ma finché non accade non ne sei mica poi così sicuro.
Che poi, se ricordo bene, Natale vuol dire nascita. Vero, Eugenio?

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