La volpe e l’uva…

Creato il 21 ottobre 2011 da Gianpaolotorres

La Volpe e l’uva…illustrata da Marc Chagall nel 1927

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Spinta dalla fame, la volpe cercava di prendere l’uva da un’alta vite, saltando con tutte le sue forze, ma non riuscì a toccarla; allora andandosene disse: “Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba”. Chi sminuisce a parole quello che non è in grado di fare, dovrà riferire a se stesso questo esempio.   (grrrrrrr!!!….grrrr…!!!)

http://artscuola.blogspot.com/2011/08/favole-illustrate-da-marc-chagall.html

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La volpe e l’uva

La volpe e l’uva è una delle più celebri favole attribuite a Esopo. I riferimenti alla favola nel linguaggio comune assumono quasi le caratteristiche del proverbio. “Fare come la volpe con l’uva” significa, metaforicamente, reagire a una sconfitta sostenendo di non aver mai desiderato la vittoria, o disprezzando il premio che si è mancato di ottenere. La reazione dell’animale è considerata una forma esemplare di razionalizzazione in psicologia e di dissonanza cognitiva in psicologia sociale.

Trama

Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d’uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L’animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: “tanto è ancora acerba!” (nel latino di Fedro: «Nondum matura est, nolo acerbam sumere»). La morale è:

 È facile disprezzare quello che non si può ottenere.

Storia

Come molte altre favole di Esopo, La volpe e l’uva potrebbe essere stata ripresa da fonti precedenti o dalla tradizione orale. Immagini simili si trovano in altre culture; per esempio, un proverbio persiano dice: il gatto che non può raggiungere la carne dice che ha un cattivo odore.

Nella cultura occidentale, la favola è celebre fin dai tempi antichi, ed è stata citata innumerevoli volte. Jean de La Fontaine la ripropose in rima, con lo stesso titolo, aggiungendo che la volpe era “di Guascogna” o “di Normandia”. Fra gli adattamenti moderni si può citare un cartone animato della serie Color Rhapsodies, di Frank Tashlin (1941).

Nel mondo di lingua inglese, la favola è nota soprattutto attraverso traduzioni di epoca vittoriana, in cui (forse per evitare qualsiasi associazione sessuale) l’aggettivo “acerba” (“non matura”), riferito all’uva, è stato sostituito con sour (“aspra”). Questa traduzione (da cui deriva anche l’idiotismo inglese sour grape, “uva aspra”, con cui si indica una sconfitta che viene negata) comporta una differenza non irrilevante nella psicologia della storia: la volpe che trova l’uva “acerba” può infatti illudersi di stare solo rimandando il suo pasto, mentre quella che la trova “aspra” dichiara una rinuncia definitiva.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_volpe_e_l’uva

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“LA VOLPE E L’UVA”
favola di Jean de La Fontaine

Una volpe, chi dice di Guascogna,
e chi di Normandia,
morta affamata, andando per la via,
in un bel tralcio d’uva s’incontrò,
così matura e bella in apparenza,
che damigella subito pensò
di farsene suo pro.
Ma dopo qualche salto,
visto che troppo era la vite in alto,
pensò di farne senza.
E disse: – E’ un’uva acerba, un pasto buono
Per ghiri e per scoiattoli.-
Ciò che non posso avere, ecco ti dono.

(Jean de La Fontaine)

http://www.ilnarrastorie.it/JeandeLaFontaine/la.volpe.e.luva354.html 


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