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lars Kepler, "L'ipnotista"

Creato il 02 agosto 2019 da Signoradeifiltriblog @signoradeifiltr

lars Kepler, "L'ipnotista"

In questo periodo ho letto un paio di bei libri, tuttavia sento l'esigenza di prendermi dieci minuti per stroncare codesto romanzo, un immondo pastrocchio nato, immagino, sulla ormai mitologica scia dei "gialli scandinavi", scia quasi mai all'altezza di quei 4-5 meritevoli.

L'ho ascoltato come audiolibro, nulla da dire sull'interpretazione. Sulla storia invece sì. Parte col botto, ma quello è facile. Una famiglia sterminata in maniera truculenta apre le danze. Violenza, sangue, ferocia e un pizzico di mistero: alla mortale orgia è sopravvissuto il figlio adolescente, un quindicenne in coma per le lesioni ricevute. Ed essendo anche l'unico testimone è un bel problema, perché non parla. L'ispettore Linna, un tipo un po' bizzarro e poco simpatico ma almeno originale nel suo essere sopra le righe, si avvale dell'aiuto di tale Erik Maria Bark, uno psichiatra che da anni non pratica più l'ipnotismo, tecnica che lo aveva condotto alla fama mondiale, in quanto era talmente esperto da riuscire a rievocare ricordi ormai sopiti in pazienti che avevano subito gravi traumi. Con grande cautela il ragazzo viene ipnotizzato e pare rivelare che la sorella maggiore, sopravvissuta anche lei in quanto residente altrove, l'avrebbe spinto a uccidere tutta la famiglia. E quindi via tutti a cercare questa donna. Ma prima non facciamoci mancare un po' di sfiga al povero Bark, che non solo ha una moglie che da dieci anni gli rinfaccia l'unica scappatella che lui ha avuto in stato di ebbrezza accusandolo di adulterio ogni volta che un'infermiera lo chiama per lavoro, ha un figlio malato dipendente da un farmaco che lui gli inietta personalmente ogni giorno e si becca pure una querela da un'associazione in difesa degli imputati di omicidio per avere ipnotizzato il ragazzo, che uno da una parte si solleva e pensa "vedi, non è solo in Italia che la giustizia è farraginosa, pure in Svezia stanno messi male", dall'altra però ti irriti perché non capisci come mai. Ma non fermiamoci qui, che il bello ha da venire. La sorella viene finalmente interrogata, pare una ragazza quasi normale, a parte che per poco non trancia a morsi la carotide di una poliziotta e poi si mette a ridere. Subito dopo il fratello, che era in coma, non dimentichiamolo, si stacca da solo cannule, catetere e flebo per poi rimettersele e non destare sospetti, (e qui chi ha visto cosa sono inizia a ridere a crepapelle per l'impossibilità della cosa da effettuarsi con una mano sola), si alza dal letto di ospedale, si libera nuovamente dai dispositivi medici, e nel tentativo di uscire accoppa con nonchalance un'infermiera che lo ostacola nel suo proposito, riuscendo a uscire dal nosocomio.

L'ispettore Linna capisce che il ragazzo poteva muoversi perché, quando ormai è a casa, si ricorda di avergli visto le piante dei piedi lerce, chiama per avvisare in reparto, perché sai, è solo un minore in rianimazione, mica le infermiere controllano se si muove, aspettano il primo ispettore sborone che passa lì; e però è troppo tardi. Il letto è vuoto. Dove sia finito il giovane non lo sapremo mai. Alla voce narrante che dice "capitolo 21" ho bloccato la narrazione, tolto l'audiolibro dal dispositivo e con una mossa degna del famoso meme "No Maria, io esco", sono sgusciata fuori da Audible. I colpi di scena sì, le cretinate furbe no, grazie. Per fortuna ho ancora 3 libri con Rocco Schiavone a consolarmi.


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