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Lavoro, altra mazzata: ILVA metterà metà dei dipendenti in cassa integrazione

Da Stefanohely
Arriva un'altra brutta notizia sul fronte occupazione per l'Italia. Come era ormai nell'aria da diverso tempo, l'ILVA si appresta a fare un deciso passo verso la riduzione dell'occupazione. Per il momento saranno passi solo temporanei, ma non promettono comunque nulla di buono. Ben 5000 dipendenti dello stabilimento di Taranto sono in esubero temporaneo e che usufruiranno degli ammortizzatori sociali, verosimilmente la cassa integrazione straordinaria, a partire da marzo e per almeno un anno.

La drammatica situazione del lavoro

Lavoro, altra mazzata: ILVA metterà metà dei dipendenti in cassa integrazioneLa decisione è stata comunicata dai vertici dell'azienda ai sindacati, in occasione dell'avvio delle consultazioni in vista della scadenza dei contratti di solidarietà (altri ammortizzatori sociali già usufruiti dall'azienda in numero di 3095 unità).
La riduzione della forza lavoro impiegata è una conseguenza delle fermate parziali o anche totali di tutti gli impianti a valle e a monte del ciclo produttivo a caldo di Taranto. con inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane".
L'Ilva giustifica il tutto con problemi di sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione d'impresa, comprendenti gli ingenti costi di adeguamento alle prescrizioni Aia, che hanno progressivamente aggravato la situazione di illiquidità.
Condividi questo articolo. A te non costa nulla, per noi vale tanto&version;Inoltre l'azienda fa richiamo anche a un'altra causa: "L'attività di impresa è fortemente influenzata dal protrarsi della crisi economico-finanziaria, che ha prodotto un progressivo deterioramento del mercato di riferimento in Europa dopo un ciclo espansivo pluriennale collocabile negli anni 2003-2008".
Chiaramente è stata immediata anche la reazione dei sindacati, che hanno chiesto di spostare la discussione venga trasferita al Ministero per ricercare una concreta risoluzione che sia idonea a salvaguardare l'occupazione negli stabilimenti e il reddito dei lavoratori, minacciando la mobilitazione di tutti i lavoratori nel caso in cui non vengano ascoltati i loro appelli.

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