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Lavoro, meno di un italiano su due è occupato. Cresce la categoria degli inattivi. Solo la Grecia peggio di noi

Creato il 29 luglio 2014 da Nicola933
di Grazia Serao Lavoro, meno di un italiano su due è occupato. Cresce la categoria degli inattivi. Solo la Grecia peggio di noi - 29 luglio 2014

LavoroDi Grazia Serao. Meno di un italiano su due lavora. Uno studio dell’associazione  Bruno Trentin della Cgil ha rielaborato i dati sull’occupazione presentati dall’Istat, facendo rilevare un’anomalia unica al mondo: il tasso di occupazione in Italia è pari al 48,7%, penultima in Europa; mentre il tasso di disoccupazione si mantiene all’interno della media dell’Eurozona (12,2% in Italia e 11,9% nell’Eurozona).

Solo la Grecia in Europa fa registrare un tasso di occupazione più basso, ma il dato si spiega anche a fronte di una disoccupazione che supera il 25%. Un discorso simile può farsi con altri paesi europei più colpiti dalla crisi, come Portogallo, Spagna e Irlanda.

Dunque solo un italiano su due ha un impiego, ma la disoccupazione è solo del 12%. Come si spiega questo paradosso? L’associazione Bruno Trentin ha addebitato tale anomalia alla grande percentuali di “inattivi” presenti nel nostro paese: parliamo di persone che non cercano lavoro o non sono disposte a lavorare.

Si tratta di una categoria assai eterogenea: vi rientrano studenti, casalinghe, pensionati o semplicemente persone sfiduciate, che hanno smesso di cercare un impiego stabile.

Queste persone non sono considerate ai fini del calcolo del tasso di disoccupazione, perché non sono disponibili ad iniziare a lavorare entro due settimane né effettuano una ricerca attiva di lavoro. Non sono dotate insomma dei presupposti indispensabili perché si possa parlare di disoccupati.

Nonostante la categoria degli inattivi sfugga ai normali criteri di calcolo del tasso di disoccupazione, la sua individuazione ci dà un’immagine più chiara dell’economia reale del nostro paese.
Come si legge nello studio della Cgil tale dato “insieme al tasso ufficiale di disoccupazione, salito al 13,6% nel primo trimestre dell’anno, fornisce un quadro reale di quella che è la drammatica situazione del lavoro nel nostro Paese”.


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