Lavoro precario? ma qui siamo in Italia

Creato il 06 febbraio 2012 da Lucalo

Pubblico un articolo su Wired parlando di lavoro precario.

Succede il finimondo. Finiscono per darmi del “virus”, “radical chic” e “irresponsabile”.

Ok sull’irresponsabile, ma radical chic non me l’aveva mai detto nessuno.

Ad ogni modo grazie a questo post ho imparato due cose.

La prima.

Qui i problemi non finiscono mai.

Che se vai all’estero non è giusto perché sei italiano. E allora stai in italia.

Che in Italia il sistema non funziona. E allora cambia il sistema.

Che il sistema sono loro, non siamo noi. E allora accetta la situazione.

Che no perché non posso comprare una casa. E non te la comprare.

Che io come faccio a pensare al mio futuro.

E porcapaletta che ne so.

Partecipare a Sarabanda sarebbe meno stressante. Fanno ancora Sarabanda? Vabbè, insomma.

La seconda lezione.

Proponi un’idea e dici “dai facciamo così“.

E dall’altra parte un ragazzo o una ragazza dai venti ai trenta, non un operaio, non qualcuno licenziato in tronco, insomma gente che t’immagini avere voglia di fare cose nuove, dice: “Ma qui siamo in Italia“.

Non dice: “Non si può fare per questo problema.”

La frase “Ma qui siamo in Italia” ha su di me un effetto paralizzante come neanche il peggior veleno di un serpente.

Ma come “Qui siamo in Italia”.

Qui siamo io e te.

Dimmi che sei stanco, che hai lasciato il gas aperto, che è dura, dimmi qualunque cosa. Ma non voglio credere che alla tua età tu abbia già rinunciato a cambiare le cose.

Perché “Qui” non è l’Italia.

“Qui” è la mia e la tua testa.


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