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Lazio – Milan, la Coppa Italia come prova di turnover per l’EL

Creato il 01 febbraio 2018 da Agentianonimi
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Milan e Lazio non si fanno del male. Due dirette rivali per l’Europa League (la Lazio anche per la Champions), dopo le polemiche di domenica per il gol di Cutrone di braccio, non si fanno del male e rimandano il verdetto della seminifinale di Coppa Italia al 28 febbraio, giorno del ritorno all’Olimpico.

Ma lo 0-0 di San Siro non è stato un semplice allenamento, consente a entrambi i tecnici di valutare lo stato di salute di entrambe le rose ora che si entra nel periodo caldo della stagione, quando con le coppe europee saranno impegnate in una partita ogni tre giorni.

La Lazio cambia ben sei titolari, con il ritorno di Immobile davanti. Ciro non è una scoperta: in questa stagione di grazia, ogni volta che si trova il pallone faccia alla porta è panico per qualunque difesa. Avere un punto di riferimento davanti è fondamentale, ma ieri sera è mancata collaborazione: nè Felipe Anderson nè Luis Alberto hanno saputo dare sponda alla foga di Immobile.

La difesa ha saputo contenere al meglio il Kalinic 2017-18, ossia quasi sempre spento e lontano dalla porta; impostare è tutta un’altra cosa. Troppi errori, passaggi sbagliati e palloni regalati. Su questo Inzaghi dovrà lavorare non solo in vista del ritorno: lunedì sera la Lazio accoglierà nel posticipo il Genoa. Vietato perdere punti.

Il Milan, invece, si trova molto più in difficoltà di domenica, con Biglia pressato e poca libertà d’azione ai centrali difensivi. Il resto lo fa la paura di subire gol in casa in un momento appena favorevole della stagione: tutti dietro e contropiede. Gattuso ha dimostrato domenica che i rossoneri danno il meglio di loro stessi quando sanno far dialogare i talenti del reparto offensivo, che ieri sera non si sono parlati per niente. Nessuno cerca nessuno, soltanto dribbling e pochi cross.

Quello che il Milan ha ormai imparato è che Cutrone, comunque vada, smuove le acque in area. E’ bastato il suo ingresso (non quello di Andre Silva, vero oggetto misterioso) per mettere in porta Calhanoglu, che butta alle ortiche l’unica vera occasione.

Se un diciottenne è quasi una certezza davanti, un altro diciottenne lo è ancora di più tra i pali: è Donnarumma a tenere in piedi i suoi con un prodigioso riflesso sulla zuccata di Immobile. Da loro bisogna ripartire, cercando di volta in volta di armonizzare la formazione nonostante l’inevitabile turnover europeo. Sarà la sfida di domenica pomeriggio a Udine a certificare se il vento sia cambiato davvero.

Stefano Francescato

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