Le balle di Renzi e le conseguenze del disagio adolescenziale

Creato il 05 settembre 2014 da Alessandromenabue
Sul Fatto Quotidiano di oggi Marco Travaglio snocciola tutte le contraddizioni, gli annunci disattesi, le promesse mai mantenute da Matteo Renzi. In poche parole: le sue bugie. E sono talmente tante che un solo articolo non bastava, quella odierna è solo la prima parte di uno sterminato elenco di menzogne. Dalle auto blu (in buona parte invendute) alla legge elettorale finita in chissà quale cassetto (ma non era una priorità?), passando per la lotta all'evasione, gli F35, la riforma della giustizia (insieme a Berlusconi: come volere organizzare una serata dedicata al bel canto con Jovanotti). In questi primi sei mesi di governo il Bomba non ha concluso quasi nulla. E quel poco che ha fatto lo ha fatto male. Una riforma al mese, cento giorni. Anzi no, facciamo mille. The final countdown, probabilmente uno dei riferimenti culturali più alti nello sgarrupato pantheon renziano. E poi Silvio. L'amico, il mentore, il faro: "In un qualsiasi paese civile, un leader che viene condannato in via definitiva va a casa", proclamava l'ex sindaco di Firenze giusto un anno fa. A quanto pare il condannato ha preso residenza a Roma, in via del Nazareno. Balle su balle, gelati, slide da discount, linguaggio a metà tra il pregiudicato nei suoi tempi d'oro e un rappresentante della Folletto. Arroganza (i professoroni) e piagnistei infantili (i gufi, i rosiconi). Come un adolescente frustrato. Un atteggiamento comprensibile, perchè questo è Matteo Renzi: un quarantenne che ha trovato nel potere (raggiunto chissà come: sarebbe interessante capire come è stato possibile) una cura per le sue frustrazioni adolescenziali. Il boy scout che nei primi anni '90 - dunque fuori tempo massimo - sognava di essere paninaro. Mentre i ragazzi di allora si innamoravano di Nirvana e Pearl Jam, il diciassettenne Matteo ancora cantava Vamos a la playa. Forse in un sussulto di modernità avrà intonato Non me la menare degli 883. Non deve essere stata facile la giovinezza del giovane Bombetta: probabilmente nel tentativo di piacere a tutti stava sul cazzo a chiunque. Verosimilmente è cresciuto covando comprensibili sentimenti di rivalsa: ora che è arrivato può finalmente prendersi le sue rivincite, liberarsi della bile accumulata in gioventù. Se non fosse che anche a lui è legato il destino degli italiani, si tratterebbe di un caso da manuale sulle conseguenze in età adulta del disagio adolescenziale. Resta la desolante realtà di un uomo che dietro l'immagine di carismatico (sic) decisionista nasconde un vuoto totale di idee e progetti. Quando parlava al telefono con il finto Nichi Vendola de La Zanzara, Fabrizio Barca aveva impietosamente inquadrato la straordinaria pochezza del paffutello di Rignano e dei suoi solerti garzoni: "Non c'è un'idea, soltanto avventurismo. Non essendoci un'idea, siamo agli slogan. Sono preoccupatissimo perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante". Sventuratamente gli italiani, per ora, continuano a vedere qualcosa di diverso: l'ennesimo uomo della provvidenza, capace di salvare l'Italia in virtù della sua granitica volontà. Chissà che accadrà quando si renderanno conto che è più friabile di un cono di Grom.

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