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Le ferite originali di Eleonora C. Caruso

Creato il 23 agosto 2019 da Anncleire @anncleire
Le ferite originali di Eleonora C. Caruso Si sente uno stereotipo, un caso da manuale al cubo, ma benché non la sopporti deve ammettere che la struttura sta funzionando, come un brutto ponteggio che però regge un palazzo. Non possiamo scegliere cosa ci tiene in piedi. A volte devi pensare a una cosa soltanto, cioè a non crollare.

"Le ferite originali" è una delle storie nate dalla penna di Eleonora C. Caruso, edita da Mondadori. Uscito lo scorso anno, mi è stata suggerita da una mia carissima amica, ma io ho continuato a rimandarne la lettura preoccupata per gli effetti devastanti che avrebbe avuto su di me. Un po' perché non ero pronta ad affrontarne il peso emotivo, un po' perché avevo bisogno di leggerezza. Poi complici le ferie, ho sentito che era arrivato il momento di leggerlo. E Ila, avevi ragione.

Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia Medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di Ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant'anni, è un affascinante uomo d'affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta. Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante. Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità - e alla caduta che ne consegue - riusciranno a slegarsi.

In un modo o nell'altro siamo tutti intrappolati nella nostra testa, nel groviglio dei nostri pensieri, delle nostre paure, delle nostre allucinazioni. Eppure alcuni lo sono più di altri, alcuni combattono quotidianamente con lo spirito a terra, il collo piegato, l'incedere a tratti lento, a tratti investito da una furia sproposita. La mente una trottola impazzita capace di fagocitare tutto anche la lealtà e la lucidità. Christian, il protagonista della storia della Caruso è così, uno spirito inquieto incastrato tra mostri e pensieri lucidissimi, un ragazzo bellissimo, un incantatore, talmente affascinante da manipolare tutte le persone che lo circondano e provano ad amarlo. Christian è malato, convive da anni con il suo disturbo bipolare e alterna momenti di una dolcezza disarmante, una quiete di pensieri e di azioni ed altri in cui le sue psicosi esplodono come fuochi d'artificio. La bravura della Caruso sta qui, nel punto di giunzione tra momenti folli, inconciliabili e quelli in cui il ragazzo sembra costruire castelli che si rivelano essere solo cumuli di sabbia. Non c'è solo Christian con le sue paranoie, le sue crisi, i suoi gesti esagerati, il suo amore smodato. Ci sono una serie di personaggi a contorno che provano a sopravvivere all'uragano Christian. Dafne è una studentessa di medicina, che si è sempre dovuta confrontare con genitori irraggiungibili e ideali troppo alti. In mezzo alle sue crisi adolescenziali c'è sempre stata la consapevolezza menzognera di non essere abbastanza, di doversi annullare, di dover fare i conti con un mondo che pretende tantissimo e non concede sconti. La sua vita, i suoi fallimenti e i suoi successi sono sempre stati filtrati non solo dalle aspettative dei genitori ma anche da quelle di Christian che ha catturato i suoi momenti peggiori e la sua forza d'animo. Una stampella per una situazione disperata, che la lascia psicologicamente scossa, consumata da un dolore addominale che la distrugge, insieme ai sensi di colpa per il suo benessere e le sue inaspettate fortune. Non è abbastanza, non è mai abbastanza. Davide è un brillante studente di ingegneria, appassionato dello studio, compresso in volumi troppo grandi e difficili da gestire. In lotta con il suo corpo e con la sensazione di essere sempre di troppo, ha un animo gentile e la predisposizione al sacrificio. Serio, responsabile, attento, riflessivo, taciturno, è un muro, su cui sembra rimbalzare tutto ma che in realtà nasconde crepe profondissime. Davide non è quello che sembra, ha un mondo interiore delicato e unico che fa a pugni con la sua stazza e le sue paure. Dante invece è un uomo d'affari con un divorzio alle spalle, una figlia, una carriera e un vuoto nel cuore che non riesce a colmare con niente, né con le scappatelle né con gli impegni con cui si riempie l'esistenza. Affascinante, duro, autoritario, inflessibile, è un uomo che non lascia scampo, che si ritrova suo malgrado a tener dietro a Christian quando sembra non avere altri a prendersi cura di lui. E poi c'è Julian, il fratello minore del protagonista che in fin dei conti desidera solo essere amato dal fratello, che in fin dei conti desidera solo scomparire nei vestiti troppo grandi del fratello maggiore. Il loro rapporto è una corsa ad ostacoli, un tentare di trovare un equilibrio negli anfratti dell'interland milanese, in un susseguirsi di accuse e recriminazioni. Nessuno dei rapporti di Christian è facile, nessuna delle sue interazioni è lineare. Tutti i personaggi lottano contro se stessi e i mostri che si portano dentro, perché nessuno è davvero libero, tutti facciamo i conti con l'immensità delle nostre paure e con i baratri che nascondiamo nel cuore.

E poi c'è Milano, descritta magistralmente e che nonostante il mio rifiuto per il capoluogo lombardo emerge in tutto il suo fascino e le sue potenzialità. Christian vaga per la città determinato a non perdersi, mentre i contorni si fanno sfocati. Non ci sono risposte, solo tanti interrogativi, tanti tentativi di sopravvivere anche quando il dolore sembra troppo immenso, troppo totalizzante.

Il particolare da non dimenticare? Un maglione grigio con i bottoni...

Lo spaccato di esistenze diverse che si amalgamano per cercare la radice dei loro dolori, quelle ferite inferte, subite e mai guarite, che si muovono in una Milano plastica e crudele alla ricerca della loro serenità, descritto dalla penna inflessibile e malinconica della Caruso.

Buona lettura guys!

Le ferite originali di Eleonora C. Caruso

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