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Le fonti alternative non esistono. il futuro e’ carbone, petrolio, gas e, soprattutto, nucleare.

Creato il 17 marzo 2016 da Conflittiestrategie

Il 17 Aprile ci sarà il referendum sulla questione delle trivelle. Purtroppo, la politica energetica italiana continua ad essere ricattata da untori della disinformazione pro-ecologista e da una classe dirigente miope e accondiscendente verso minoranze rumorose, guidate da speculatori e ciarlatani, che vogliono negare al Paese un futuro di approvvigionamenti certi e a prezzi sempre più contenuti, in un contesto di caos geopolitico che rende sempre più problematico il business internazionale nel settore.

Il petrolio e il gas, in una nazione che scelleratamente ha rinunciato al nucleare negli anni ’80, sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl, sono necessari per la crescita economica e lo sviluppo industriale. Questo lo sanno anche i bambini ma non gli ambientalisti che vorrebbero riportarci indietro di secoli con le loro fantomatiche fonti rinnovabili. Sfatiamo, innanzitutto, i tre principali luoghi comuni propalati da questi uccellacci del malaugurio che passano per   protettori indefessi dell’ecosistema planetario e, invece, sono i suoi carnefici.

Le energie alternative non esistono, perché non sono tali. Se ci riferiamo al solare e all’eolico queste sono al massimo fonti ausiliarie, e siamo già buoni a definirle tali, inutilizzabili per il ciclo industriale. Ci si fa la doccia ma non si alimenta un impianto produttivo, infatti, i picchi di energia nelle nostre società moderne a forte industrializzazione e ai livelli di consumo attuali si raggiungono, soprattutto, di sera quando il sole non c’è più. Inoltre, il vento soffia quando vuole e non quando serve a noi per cui, ugualmente, chi parla di alternatività di queste fonti alimenta una frode, purtroppo sovvenzionata dalla Stato coi soldi dei contribuenti. Solare ed eolico andrebbero aboliti, non domani ma oggi stesso, seduta stante, per dedicarsi finalmente alle questioni serie, ad un mix energetico efficace ed efficiente tra carbone, petrolio, gas, idroelettrico e nucleare, secondo la massima razionalità strumentale (minimo sforzo, massimo beneficio).

Le energie alternative non sono verdi. Come scrive Matt Ridley (le prossime citazioni sono tutte tratte dal suo libro “Un ottimista razionale”): “Le turbine eoliche necessitano di una quantità di cemento e di acciaio per singolo watt da cinque a dieci volte superiore a quella richiesta dagli impianti nucleari, per non parlare dei chilometri di strade asfaltate e di linee elettriche aeree. Etichettare come verdi, virtuosi o puliti i mezzi divoratori di terra usati per produrre energia rinnovabile mi sembra quantomeno bizzarro. Se vi piace la natura incontaminata come piace a me, l’ultima cosa che vorreste sarebbe ritornare all’usanza medievale di sfruttare il territorio circostante per produrre energia. Un singolo impianto eolico ad Altamont, in California, uccide ogni anno ventiquattro aquile reali: se lo facesse un’azienda petrolifera sarebbe già in tribunale. Ogni anno muoiono centinaia di orangutan perché sconfinano nelle piantagioni di palme da olio per il biocombustibile. «Finiamola di santificare dèi falsi e minori» afferma l’esperto di energia Jesse Ausubel, «e da eretici proclamiamo: ‘Le energie rinnovabili non sono verdi’. Stesso discorso vale per il solare o i combustibili ottenuti da biomasse: “Per avere un’idea di quanto siano voraci di terra le energie rinnovabili alternative, bisogna tenere presente che solo per fornire ai trecento milioni di abitanti degli Stati Uniti l’energia che consumano oggi, pari a circa 10.000 watt ciascuno (2400 calorie al secondo), servirebbero: pannelli solari su una superficie delle dimensioni della Spagna; oppure impianti eolici su una superficie delle dimensioni dell’Afghanistan; oppure boschi su una superficie delle dimensioni dell’India e del Pakistan; oppure campi di fieno per cavalli su una superficie delle dimensioni di Russia e Canada messi insieme”.

Le energie alternative non sono sostenibili. “La crescita economica [è] diventata sostenibile solo quando ha cominciato a fare affidamento su energia non rinnovabile, non verde, non pulita. Tutte le rapide crescite economiche della storia, da Uruk in poi, sono fallite a causa dell’esaurirsi delle fonti rinnovabili di energia: legname, terreni agricoli, pascoli, manodopera, acqua e torba sono infatti tutte materie prime che si riproducono da sole, ma non abbastanza in fretta, e che per questo sono esaurite con facilità da una popolazione in crescita.”

Abbandonare i carburanti fossili (che per alcuni scienziati sono addirittura abiotici) per sostituirli consistemi basati su solare o eolico significa rinunciare al nostro attuale stile di vita e ritornare indietro di millenni. I calcoli sono presto fatti: “Oggi un individuo in media consuma energia al ritmo di circa 2500 watt o, per dirla in altro modo, usa 600 calorie al secondo; circa l’85 per cento di queste deriva dalla combustione di carbone, petrolio e gas, mentre il resto dall’energia nucleare e idroelettrica (l’energia eolica, quella solare e quella da biomassa rappresentano un dato infinitesimale, come il cibo che si consuma). Dal momento che un individuo mediamente in forma può generare all’incirca 50 watt con una cyclette, ciò significa che ci vorrebbero centocinquanta schiavi al lavoro, ciascuno con turni di 8 ore, per permettere a questo individuo il suo attuale stile di vita (gli americani avrebbero bisogno di seicentosessanta schiavi a testa, i francesi di trecentosessanta e i nigeriani di sedici). La prossima volta che vi lamentate della dipendenza degli esseri umani dai combustibili fossili, fermatevi a pensare che per ogni famiglia di quattro persone che vedete per strada ci dovrebbero essere seicento schiavi che vivono nella povertà più abietta, i quali, se avessero uno stile di vita appena migliore, avrebbero a loro volta bisogno di schiavi. Il che significherebbe quasi mille miliardi di individui. È possibile considerare questa reductio ad absurdum in due modi. Ci si può rammaricare per il colpevole sperpero del mondo moderno, che è la reazione comune, oppure concludere che, se non fosse per i combustibili fossili, il 99 per cento degli individui sarebbe costretto a vivere in schiavitù per garantire agli altri un tenore di vita accettabile, come del resto accadeva negli imperi dell’Età del bronzo”.

Chi vuol essere rimesso in ceppi si accomodi pure ma non sarà seguito della maggior parte della gente sana di mente, di corpo e di spirito (e che vuole restare tale, diventare più ricca e non impoverirsi).

Così stanno veramente le cose ma qui in Italia ci siamo ridotti a dare credito alle fanfaluche di un comico-politico che non fa ridere e a quelle di politici-comici, masnada d’imbonitori a spese nostre, che fanno letteralmente piangere. Il Belpaese deve tornare ad essere uno Stato prospero e cosciente delle sue potenzialità, libero d’investire nei comparti avanzati e di tutelare le sue imprese strategiche che operano nel settore, anche in alleanza con quelle nazioni che approvano le nostre intenzioni e con le quali possiamo condividere, idee, piani, rischi economici e vantaggi politici. In mancanza, saremo mazziati e razziati da pescicani esteri, come sta già accadendo. L’Italia non deve essere una colonia turistica e gli italiani non devono ridursi a camerieri come desidererebbero i finti ambientalisti, ignoranti di scienza o in cattiva fede. Siamo in grado di fare molto di più e lo faremo (si spera).


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