le idi di marzo

Creato il 21 dicembre 2011 da Albertogallo

THE IDES OF MARCH (Usa 2011)

Ok, forse il tizio seduto accanto a me che ha rumorosamente sonnecchiato per tutto il tempo della proiezione, svegliandosi di soprassalto di tanto in tanto e ostentando naturalezza con la moglie/fidanzata, era già stanco di suo. D’altronde l’ultimo spettacolo del martedì sera… Però secondo me il film ha fatto la sua parte. È una di quelle pellicole, Le idi di marzo, che finisce quando sembra che stia per iniziare davvero e che non può che suscitare in definitiva una sola, semplice domanda: “Embè?”

Sia chiaro: questo non è un film brutto. Se è qualcosa di brutto che andate cercando tanto vale rivolgersi a Pieraccioni o a Christian De Sica. Direi piuttosto che Le idi di marzo, diretto da George Clooney (che dopo un promettente inizio di carriera dietro la macchina da presa sembra ultimamente aver smarrito la via), è un film dalle eccessive ambizioni, che sono lì, belle evidenti, e che altrettanto evidentemente non sono state raggiunte.

Primarie del Partito Democratico americano. Il fatale Ohio. Intorno al governatore Mike Morris, probabile futuro presidente degli Stati Uniti, gravita un manipolo di giornalisti, consiglieri, stagisti (soprattutto stagiste), politici e avversari il cui scopo comune è quello di “nutrirsi” in qualche modo del suo successo personale, presente e futuro. Tra essi spicca il giovane e (anche troppo) ambizioso Stephen Meyers, coinvolto in una trappola politico-mediatica che rischia di distruggere per sempre la sua brillante per quanto ancora breve carriera. Ne uscirà (vincitore) scendendo a compromessi con il suo lato più oscuro, sacrificando la memoria di una ventenne morta al momento giusto (o sbagliato, secondo i punti di vista).

Qual è il messaggio di questo film? Che – come cantava Gaber – “la politica è schifosa e fa male alla pelle”? Che esistono uomini privi di scrupoli pronti a tutto pur di portare a casa il risultato? Che il sistema elettorale è malato e tende a premiare solo chi è pronto ad alzare la posta in gioco fino al limite estremo? Be’, caro George, grazie tante ma ce n’eravamo già accorti. E il fatto è proprio questo: Le idi di marzo non dice nulla di nuovo, nulla che già non sia stato detto in passato da mille altri film in modo spesso assai più interessante. Certo, gli intenti – come sempre quando si parla di Clooney, che tra una fidanzata vip, uno spot per il caffè e una festa ad Arcore rimane comunque un democratico americano vecchia maniera, alla Paul Newman, Robert Redford e compagnia – sono encomiabili. E pure la forma non è da buttare via: il film è elegante, ben fatto, ben recitato e tutto quanto. Ma ciò che manca è lo spessore, un’idea originale, il guizzo del grande cineasta capace di trasformare la materia banale in qualcosa di memorabile. Tutto è molto prevedibile e già visto, e giuro che fino a 60 secondi dai titoli di coda ero convinto che il bello del film dovesse ancora arrivare, o quantomeno che qualche colpo di scena finale avrebbe smosso un po’ le acque. Niente da fare: il giovane consigliere (interpretato dal bravo Ryan Gosling; accanto a lui una sfilza di buoni/grandi/grandissimi attori come lo stesso Clooney, Evan Rachel Wood, Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman) si spoglia del suo abito morale, trova il ricatto vincente, se la sfanga e il film finisce lì. Un po’ poco, no?

Alberto Gallo



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