Le Incarnazioni dell’Immortalità

Creato il 18 marzo 2014 da Mcnab75

Ne ho accennato nel post di ieri, ma vale la pensa scrivere un articolo interamente dedicato a uno dei più bei cicli di urban fantasy in circolazione, vale a dire la saga delle Incarnazioni, scritta dall’ottimo ed eclettico autore britannico Piers Anthony.
Se il nome non vi dice molto è perché qui da noi ha avuto una scarsa e mediocre diffusione. Demerito dei nostri editori, non di Piers. Io lo conobbi – virtualmente parlando – grazie alla collana Urania Fantasy, nel 1994. In quell’anno i gestori della suddetta collana decisero di tradurre Wielding a Red Sword (da noi: La Spada Rossa), che però è il quarto volume del ciclo delle Incarnazioni. Gli altri? Non mi risultano essere arrivati in Italia.
La scelta, decisamente bislacca, non inficia il volume del libro, che è ottimo. Se lo vedete in qualche bancarella dell’usato compratelo senza indugiare. Per fortuna questi romanzi, sebbene legati l’uno all’altro, sono autoconclusivi, perciò riuscirete a godervelo comunque.
Come ho già detto, si tratta di un urban fantasy, negli anni in cui questa definizione nemmeno esisteva (non da noi, perlomeno).

Mym, figlio di un potente quanto autoritario rajah, è costretto a fare una drastica scelta. Piuttosto che seguire ciecamente gli ordini del padre e sposare una donna che non ama, decide di sfidare la sorte e impugnare la Spada Rossa, un’arma che è anche un simbolo e che trasformerà il principe Mym nell’incarnazione stessa della Guerra. Diventato immortale, trasferito su un piano di realtà che non è lo stesso di quello umano, Mym tenta di battersi per ristabilire la giustizia sulla terra, ma deve ben presto accorgersi che non ci sono guerre giuste e che dietro ogni faida dell’uomo vi sono le macchinazioni dell’Avversario, il demonio potente e invincibile. Non resta, dunque, che sfidarlo sul suo stesso terreno e scendere negli inferi, per organizzare la rivolta dei dannati contro Satana.

Questa è la sinossi riportata sull’edizione italiana del libro.
Sì, il fatto che ci sia un uomo comune destinato a diventare l’incarnazione del Dio Marte è una cosa che mi è rimasta impressa per anni, finché ho deciso a mia volta di scrivere del Signore della Guerra, sebbene in modo totalmente diverso.
L’intero Ciclo delle Incarnazioni ha proprio come tema portante l’immedesimarsi di un mortale – scelto più o meno a caso – con una divinità o un archetipo maggiore. Tutto ciò avviene a cavallo tra il nostro mondo moderno, fatto di metropoli, di grattacieli, di armi da fuoco e aerei, e il mondo superiore e soprannaturale, dove le Incarnazioni vivono insieme ai loro scudieri e servitori.
Da qui, per gli appassionati delle catalogazioni minuziose, si può parlare di urban fantasy. Non che a Piers importasse più di tanto essere schedato in questo o in quel genere, credo.

Gli otto romanzi della saga sono:

1 On a Pale Horse (1983)
2 Bearing an Hourglass (1984)
3 With a Tangled Skein (1985)
4 Wielding a Red Sword (1986)
5 Being a Green Mother (1987)
6 For Love of Evil (1988)
7 And Eternity (1990)
8 Under a Velvet Cloak (2007)

Tutti quanti sono reperibili su Amazon, in lingua inglese, anche in formato digitale (credo; il primo volume sicuramente).
Negli otto libri ci sono personaggi ricorrenti, perciò sarebbe interessante leggerli tutti, anche se sono usufruibili anche singolarmente.
Oltre alle incarnazioni principali (Morte, Tempo, Fato, Guerra, Gea, Satana, Dio) esiste un vero e proprio sottobosco di incarnazioni minori, anch’esse scelte tra i comuni mortali. Impossibile elencarle tutte, ma ne cito alcune: Eros e Speranza, Peste, Conquista, Carestia, Massacro, Sonno etc etc. Spesso risultano essere all’altezza dei protagonisti principali, almeno a livello di divertimento per il lettore.

Piers Anthony non cade nel trabocchetto della semplice e futile separazione netta tra bene e male. Le Incarnazioni, da ex esseri umani, hanno caratteri non sempre forti, sono fallibili e hanno una natura volubile.
Lo stile dell’autore è piacevole, immediato ma al contempo ricco di easter egg e di simbolismo. Nei romanzi ricorrono infatti dei principi di numerologia e di alchimia, mai banali né inseriti tanto per far scena. C’è anche una bella vena erotica, in questo ciclo narrativo. Essa risulta funzionale alle storie e ai protagonisti, sfuggendo alle stucchevoli forzature del cosiddetto paranormal romance. C’è anche del sesso. Buon sesso, eh.

Ovviamente si tratta di una saga più che consigliata.
Io ho letto solo tre degli otto libri, ma il valore specifico è sempre per oltre la media dell’attuale urban fantasy.

Nota di colore: On a Pale Horse, il primo libro, ha ispirato il serial televisivo Dead like me.

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(A.G. – Follow me on Twitter)


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