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Le lacrime della Fornero e il senso di una manovra “socialmente insopportabile”. E intanto Putin trema

Creato il 05 dicembre 2011 da Massimoconsorti @massimoconsorti
Le lacrime della Fornero e il senso di una manovra “socialmente insopportabile”. E intanto Putin tremaDiamo prima un’occhiata al mondo. Putin crolla. È una bella notizia. Nonostante la censura al web, ai giornali d’opposizione, le intimidazioni fisiche e le pressioni psicologiche la Russia ha ufficializzato che dello zar elargitore di lettoni con tanto di baldacchino, non ne può più e che di boss che risolvono i loro problemi con la stampa sparando due revolverate in faccia ai giornalisti neppure. Non è detto che in un colpo solo tutti gli oligarchi della Grande Madre siano stati sconfitti, ma il fatto che i comunisti (quelli veri) e la sinistra abbiano raddoppiato i voti qualche verità la dice. Il problema è che Putin ha ancora la maggioranza, ma con margini talmente ristretti che alla Duma non si potrà più permettere di fare il padrone e sotto come nella “passatella” ma, come direbbero i retori, dovrà addivenire a più miti consigli. Immediato il telegramma di condoglianze di Berlusconi al quale Putin ha risposto con un “Ma perché non pensi ai cazzi tuoi che ne hai a sufficienza?”. Si è votato anche in Croazia e in Slovenia e hanno vinto i partiti di centrosinistra. L’aria sta cambiando e una parte dell’Europa si sta rendendo conto che del liberismo e delle mafie finanziarie forse è il caso di iniziare a farne a meno. La più grande crisi economica di tutti i tempi ha ormai colpevoli certi e nomi e cognomi. Sono coloro che hanno posposto il valore “lavoro” al valore “finanza”, virtualizzando di fatto un mercato che è andato in overdose. In America hanno pagato tutti coloro che avevano richiesto un mutuo per la casa, gli operai, gli impiegati a reddito fisso insomma la middle-class, scomparsa come un ranch dopo il passaggio di un uragano. Stesse conseguenze in Europa dove governi dissennati e governanti in preda a irrefrenabili deliri di onnipotenza hanno fatto anche di peggio. Tanto per restare all’estero non possiamo non prendere atto che la Lega si sta dissolvendo. Nelle fertili terre della Padania gira ormai da tempo uno slogan che è più chiaro della luce del sole in un giorno d’estate: “Lega ladrona”. Un colpo alle coronarie già minate di Bossi, un altro alle velleità di Calderoli, un altro ancora al sogno di Bobo Blues Maroni di fare il presidente del consiglio. Niente più rivoluzioni con baionette né lotte d’indipendenza, la Lega chiede una “via Cecoslovacca” al nord, una separazione consensuale che porti alla creazione non della Repubblica Ceca e della Slovacchia, ma della Padania e dell’Italia come se le storie delle due nazioni fossero in qualche modo equiparabili. E veniamo a noi. Sappiamo finalmente tutto della manovra del Professore. Il senso di quello che Mario Monti ha fatto sta tutto nelle lacrime del ministro del welfare Elsa Fornero e nel commento di Susanna Camusso: “Insopportabile”. Sapevamo che i laccioli berlusconiani sarebbero stati tanti ma ci aspettavamo che il termine “equità”, più volte pronunciato da tutte le forze della ex opposizione e dallo stesso professore, avesse un riscontro maggiore. Questa manovra, decretata in blocco, non ci piace, non ci è mai piaciuta e non ci piacerà mai. E non ci piace il populismo di Mario Monti che rinuncerà al suo stipendio di presidente del consiglio (manterrà quello semplice del ministro), così come non ha alcun senso il fatto che raggiunga Roma in treno o prenda il Falcon invece del cargo ad uso giullari e mignotte del suo predecessore. Quella sulle pensioni è una ferita, la mancata perequazione delle pensioni è una ferita, lo stravolgere la vita delle persone che per un’intera esistenza lavorativa hanno mirato a un obiettivo modificato in corso d’opera non ci piace. Come non ci piace l’Imu che equipara il sottoscala, con rendita catastale rivalutata per legge, all’appartamento di dieci vani. Non ci piace la tracciabilità a 1000 euro perché è facile versare 999 euro in contanti per 10 volte e non ci piace che la chiesa non paghi l’Ici. Non ci piace che il ministero della difesa che, fatto aberrante, è retto da un militare, spenda 27 miliardi (più del costo della manovra attuale) per l’acquisto di cacciabombardieri F-35A e altri 20 per la manutenzione di quelli in dotazione alla portaerei Cavour, la cui tenuta in perfetta efficienza ci costa un altro miliardo e trecentomila euro (grazie a Sara per i dati puntuali e precisi). Vabbé che ogni tanto partecipiamo a guerre camuffate da missioni di pace, ma 50 miliardi per far divertire quattro generali e ammiragli desiderosi di menare le mani ci sembrano davvero troppi. Non ci piace che il governo Monti stia predisponendo i decreti attuativi della "riforma Gelmini", perché questo significa una sola cosa, che le scuole statali continueranno a sopravvivere mentre quelle cattoliche e parificate in generale, vivranno un’altra stagione di floridezza. E poi non ci piace che il governo regali le frequenze per le tivvù digitali. Ha fatto bei soldoni con la vendita di quelle per la telefonia mobile ma, non si sa come né perché, quelle televisive le deve regalare. Solo un esempio, avete mai visto quanti canali digitali ha Mediaset? Quante tasse paga l’azienda dell’ex presidente del consiglio per le tivvù a pagamento che possiede? L’unica cosa certa è che, grazie a D’Alema, paga l’un per cento del fatturato per quelle terrestri le quali, siccome fra un po’ non esisteranno più, consentiranno all’impero mediatico di Silvio di continuare a trasmettere le coglionate di Emilio Fede, le notizie panino di Mimun, le bestemmie del Grande Fratello e la tivvù del pianto, dei single disperati e degli in cerca d'affetto di Maria De Filippi praticamente aggratis. E poi qualcuno si domanda cosa abbia spinto Silvio a scendere in campo. Non ci piace che Monti vada da Vespa, lo abbiamo scritto in tutte le lingue possibili e comprensibili. Non ci piace l’aria da eroi garibaldini di certi italiani che dicono che i sacrifici dei pensionati e dei pensionandi sono indispensabili e poi vedono che gli scudati se la caveranno con un misero 1,5 per cento in più rispetto alla miseria che avevano speso per ripulire il loro denaro sporco. Non ci piacciono i tagli alla sanità perché significa continuare a far arricchire gli Angelucci e i santoni di quella privata che, quando non vengono colti dalla sindrome di Gesù Cristo, combinano danni su danni. Nessuna parola sulla patrimoniale, a meno che la tassazione sui beni di lusso non venga scambiata per una patrimoniale camuffata. Nessuna parola sul 68 per cento del patrimonio culturale mondiale che l’Italia ha e su come farlo fruttare. E, infine, non ci piace l’aria “un po’ così” di un bilderberghiano e un ambrosettiano della prima ora perché se non è un potere forte è molto vicino all’esserlo. D’altronde si sa, è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione (indovinello cinematografico).

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