I gabbiani sorvolano la foce dell'Elba, nel mare del nord. “Banco di arringhe a sinistra” stride il gabbiano di vedetta, e Kengah si tuffa, insieme agli altri. Ma quando riemerge, il resto dello stormo è volato via, ed il mare è una distesa di petrolio. A stento Kengah spicca il volo, raggiunge la terra ferma, poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C'è un gatto su quel balcone, un gatto nero grande e grosso di nome Zorba, cui la gabbiana morente affida l'uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto da lui tre solenni promesse. E se per mantenere le prima due sarà sufficiente l'amore del gatto, per la terza ci vorrà una grande idea e l'aiuto di tutti.
In vista dell'arrivo sul Diario dell'ultima fatica di questo straordinario autore, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (Guanda, Novembre 2012), ho deciso di rispolverare una lettura fatta ormai 13 anni fa, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, un libro per bambini capace di parlare all'anima di ogni adulto e, molto probabilmente, più comprensibile ad un pubblico più maturo. Come ogni libro per l'infanzia che si rispetti, la storia si struttura su due piani differenti: quello del plot e quello della morale. Il plot di questo libro è molto semplice: in una Amburgo “a misura di gatto”, una gabbiana morente affida il proprio cucciolo all'animale, per l'immaginario collettivo, meno affidabile, un gatto. Gli fa promettere di prendersi cura del suo piccolo, di non mangiarlo e, cosa più importante, di insegnargli a volare. Così il gatto, Zorba, mosso dall'onore e da un sentimento crescente nei confronti della sua piccola protetta, Fortunata, si prenderà cura del piccolo volatile, aiutato da un gruppetto di strambi amici a quattro zampe. É una favola che si rivolge ad un pubblico piuttosto giovane, e, proprio per questo, mantiene una struttura lineare, priva di strane figure quali salti temporali piuttosto che intrecci, ed un linguaggio elegante ma dal registro non troppo alto.
Rileggere questo breve e veloce libro è stato uno dei regali più belli che ultimamente mi sia fatta. Grande fonte di ispirazione, un piccolo concentrato di verità: splendido!
Voto: 5 fantastiliardi di mele.
- promettimi che non mangerai l'uovo – stridette aprendo gli occhi. - Prometto che non mi mangerò l'uovo – ripetè Zorba. - Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo – stridette sollevando il capo. - Prometto che avrò cura dell'uovo finché non sarà nato il piccolo - - E promettimi che gli insegnerai a volare – stridette, guardando fisso negli occhi del gatto. Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza. - Prometto che gli insegnerò a volare. E ora riposa, io vado in cerca di aiuto – miagolò Zorba, balzando direttamente sul tetto.