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Le nozze gay sono una regressione etica, lo dicono gli studiosi

Creato il 22 settembre 2013 da Uccronline

 famigliaE’ davvero “una vittoria dell’uguaglianza” il matrimonio tra persone dello stesso sesso approvato recentemente dal Parlamento francese? Si, ha vinto la fobia verso la diversità e verso la complementarietà uomo e donna e madre e padre, l’istituto del matrimonio ha perso completamente stabilità e significato divenendo un mero contratto tra persone adulte, consenzienti e legate da un sentimento (così come i legami poligamici, incestuosi o di amicizia, che invece in Francia sono stati discriminati non potendo accedere a loro volta ai diritti conseguenti l’equiparazione).

Secondo molti studiosi è stata una sconfitta dell’umanità e sopratutto, come dicevamo, del matrimonio e della famiglia. Non a caso da anni i militanti gay dichiarano apertamente che questa rincorsa alle nozze omosessuali è una farsa e il vero intento è quello di dissoluzione del concetto di matrimonio. L’omomatrimonio è stato imposto alla popolazione francese (56% contrari all’adozione gay e 47% alle nozze gay, secondo gli ultimi sondaggi) nonostante le folle oceaniche scese nelle strade di Parigi, tuttavia è stata l’occasione perché l’anima vera della Francia ritrovasse il coraggio di esporsi pubblicamente sfidando la pesante cappa di laicismo ottocentesco. Cattolici a fianco di laici, ebrei, protestanti, musulmani e omosessuali hanno urlato il loro “no” alla rovina della famiglia, questa collaborazione tornerà certamente utile in futuro. Tantissimi anche gli intellettuali, scienziati e giuristi che hanno preso posizione, ne abbiamo elencati molti in questa pagina e qui proseguiamo a leggere quanto hanno scritto nei giorni scorsi.

170 giuristi e storici del diritto, particolarmente preoccupati dal fatto che le adozioni gay vanno a finanziare la moderna schiavitù delle donne che prestano il loro utero e del conseguente traffico di bambini, hanno inviato una lettera al governo francese spiegando: «Che lo si voglia o no, il desiderio di un figlio delle persone dello stesso sesso passa attraverso la fabbricazione di bambini, che saranno in seguito adottabili, attraverso l’inseminazione artificiale per le donne, o una gravidanza surrogata per gli uomini. La nuova legge organizza dunque un mercato dei bambini, poiché lo suppone e lo garantisce. Allo stadio attuale, questo testo invita ad andare a fabbricare bambini all’estero, il che è già inaccettabile, in attesa di denunciare l’ingiustizia della selezione tramite il denaro, per organizzare il mercato dei bambini in Francia». Non a caso si sono già fatti sentire i primi Paesi, come la Russia, la Turchia e l’India, che richiedono indietro i loro bambini adottati se dovessero finire all’interno di una coppia omosessuale.

Guido Crocetti, professore di Psicologia clinica alla Sapienza di Roma e direttore del Centro italiano di Psicoterapia psicoanalitica per l’Infanzia e l’Adolescenza, è preoccupato per «una cultura che tende ad azzerare sempre più le diversità, persino quelle biologiche, fisiche, incontestabili: l’essere maschio e femmina non è un’invenzione, parte da un dato biologico, e come tale va anzi valorizzato. La nostra cultura da ambivalente – basata sul binomio maschile/femminile – sta diventando ambigua, a tutti i livelli: nelle relazioni uomo/donna, ma anche padre/madre e figli. Questa continua ambiguità confonde i ruoli, le funzioni, i codici comportamentali, gettando nel caos soprattutto i più fragili, quei bambini che invece chiedono, vogliono, esigono un papà e una mamma, ognuno dei due con un suo ruolo e le sue proprie funzioni. Da trent’anni lavoro sui disagi psichici dei bambini e do voce ai loro bisogni. I bambini vogliono la coppia, la esigono imprescindibilmente, e la vogliono insieme, unita. Imperativo categorico è che sia formata da un padre e una madre: è questa la garanzia di cui hanno bisogno per esistere. Poi i bambini sopravvivono sempre, anche alle guerre, alle carestie, agli abusi e alle violenze, ma questo – appunto – è sopravvivere, non vivere nel pieno dei loro diritti. Posso citare almeno un secolo di studi internazionali che lo dimostrano». Tutti i processi di orientamento e identificazione psicosessuale, ha continuato, «prevedono le due figure distinte: la loro assenza dà adito a un disorientamento sull’identità. O recuperiamo regole e limiti strettamente correlati ai valori, o la psicopatologia infantile avrà sempre più piccoli pazienti da curare. Già oggi stanno aumentando in modo esponenziale».

Gabriella Gambino, ricercatrice in Filosofia del diritto all’Università Tor Vergata di Roma ha spiegato che «il problema dei bambini è quello di garantire certamente una stabilità familiare, ma non solo. E’ anche quello di dar loro punti di riferimento chiari per lo sviluppo anche di una loro identità, attraverso una bipolarità sessuale che antropologicamente fa parte della persona umana». Quando questo viene meno in uno Stato «bisogna anche domandarsi se questo sia un autentico principio di uguaglianza nei confronti di questi bambini». L’equiparazione al matrimonio naturale «crea situazioni nuove che culturalmente influiscono fortemente sul nostro modo di pensare e di fare famiglia. Bisogna inoltre domandarsi, in realtà, se il diritto debba autenticamente prendere in considerazione queste nuove modalità che sono modalità private alle quali forse lo Stato, il diritto, non si giustifica si interessino in questi termini. Viene da chiedersi se davvero queste siano situazioni universalizzabili, perché il diritto fa proprio questo. Nella tradizione giuridica, perché il matrimonio eterosessuale viene istituzionalizzato dallo Stato come fondamento della famiglia? Proprio perché pone la procreazione a fondamento della famiglia, che fondandosi sulla bipolarità sessuale, è il fondamento per la procreazione umana. Qui prendiamo atto invece di altre situazioni con le quali, attraverso l’adozione, vogliamo imitare il modello familiare ma “bypassando” questo modello, superandolo completamente, creando altre situazioni e volendo che lo Stato le istituzionalizzi e le universalizzi: che le renda cioè un bene per tutti nel senso che a quel punto vanno bene per tutti, diventano anche un modello culturale alternativo e assolutamente uguale all’altro nell’idea culturale che si diffonde».

Marcello Tempesta, docente di Pedagogia presso l’Università del Salento ha così riflettuto: «l’identità-differenza sessuale è una realtà oggi “terremotata”, messa pesantemente in discussione da un mainstream sempre più diffuso, che sta facendo artatamente diventare sensibilità corrente e senso comune ufficiale la filosofia del Gender: l’identità sessuale non sarebbe una datità originaria ma una mera costruzione socio-culturale e soprattutto una scelta individuale». Per questo «ci permettiamo di dubitare che la strada che le classi politico-culturali oggi dominanti sembrano volere imboccare costituisca realmente un passo avanti in direzione dei diritti della persona e del rispetto della differenza. Ci sembra piuttosto emergere, soprattutto in Occidente, un inquietante cupio dissolvi: un nuovo dogmatismo s’avanza, senza farsi sfiorare dal dubbio che rischiamo di toccare uno dei fondamentali dell’umano. La plurimillenaria esperienza dell’umanità ci consegna un ramo sul quale siamo stati finora seduti: rischiamo di tagliarlo come se si trattasse di un’operazione indolore e innocua».

Marco Olivetti, professore di Diritto costituzionale all’Università di Foggia ha parlato della Costituzione e delle unioni gay spiegando che «nel 1947 anche il più “progressista” dei padri costituenti avrebbe considerato l’omosessualità come un fenomeno che non rientra nella garanzia dei diritti fondamentali [...] Anche per questo io ho dei dubbi sul fatto che si possa desumere un obbligo per il Parlamento di legiferare sulle unioni gay», citando una recente sentenza della Corte costituzionale la quale «ha stabilito che l’unione omosessuale è una formazione sociale, nella quale si svolge la personalità di coloro che ne fanno parte. Allora però lo è anche l’unione poligamica, ma non per questo ne desumiamo che quest’ultima debba essere riconosciuta e regolata dal diritto. L’argomento portato avanti dalla Corte costituzionale potrebbe quindi essere contestato». Così spiega: «Ciò su cui non sono d’accordo con la Corte costituzionale è che dice che si devono riconoscere le unioni omosessuali, e non che è possibile riconoscerle [...]. L’unione tra persone dello stesso sesso è un istituto diverso, ben distinto dal matrimonio, che però può essere regolato dal legislatore».

Eugenio Mazzarella, ordinario di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha spiegato che non c’è alcuna discriminazione nel vietare le nozze gay. Anzi, nella decisione francese di eliminare la differenza sessuale nel matrimonio «c’è un grave e distorto uso ideologico del diritto a non essere discriminati. Una distorsione ideologica che fa torto al buon uso della ragione e proprio per questo lede, nel matrimonio, fondamentali istituti etici della società. La presunta discriminazione da rimuovere consisterebbe nel fatto che le coppie eterosessuali e le coppie gay non siano discriminabili, in base all’orientamento sessuale, nei loro diritti per accedere all’istituto familiare del matrimonio, perché questo sarebbe diritto di ogni persona. Questo assunto si regge — in diritto e in fatto — su un uso ideologico e improprio dell’analogia tra coppia, famiglia e matrimonio [...]. La spuria “rifondazione” della famiglia sul matrimonio risolto in puro legame affettivo toglie alla famiglia proprio la funzione che le è stata riconosciuta da sempre: il suo essere naturale presidio sociale del legame riproduttivo eterosessuale. Laddove l’associazione familiare, nella sua radice di coppia eterosessuale, “nasce” essa stessa dalle “nozze”, dalla possibilità di far nascere, dal naturale orientamento procreativo del legame. L’essere famiglia, o il “fare famiglia”, non può quindi fare aggio sugli orientamenti sessuali della coppia. Non si può dedurre dal loro “fare famiglia”, l’equivalenza degli orientamenti sessuali della coppia ai fini del matrimonio. Facciano famiglia o no, resta tutta in piedi la differenza tra le coppie gay e le coppie eterosessuali; e la pregnanza di questa differenza, anche per rispetto al dato esistenziale che comporta. Alla base della decisione dell’Assemblea Nazionale francese non c’è alcuna discriminazione da sanare, ma solo purtroppo una pressione ideologica sempre più forte, che mina da tempo sul piano culturale le basi etiche e giuridiche della società europea, e istituti etici, prima ancora che giuridici, fondativi e strutturanti un’ordinata convivenza sociale».

Francesco D’Agostino è ordinario di Filosofia del diritto all’Università Tor Vergata di Roma ha osservato che «un atteggiamento di estrema cautela verso l’omoparentalità sembrerebbe essere giustificabile in termini di semplice buon senso e preoccupa vedere con quanta foga il preteso diritto delle coppie gay di assumere ruoli genitoriali arrivi ad essere presentato all’opinione pubblica come una questione di “civiltà”». Inoltre, come Mazzarella spiega che ci si lascia «ingannare da formule, come quella della “non discriminazione”, che hanno un immenso rilievo sociale, ma poco significano quando sono in gioco questioni antropologiche (come quelle familiari) e non politiche» e viviamo in una «atmosfera che consente allo Stato di manipolare, riqualificandoli, i vincoli familiari, chiamando ad esempio “matrimonio” la convivenza di due persone dello stesso sesso o dando identità genitoriale a coppie formate due uomini o da due donne. La verità della famiglia non è creata dalla legge. È, questo, un dato di fatto elementare, che oggi sembra completamente dimenticato o rimosso; ma poiché “i fatti sono resistenti” esso tornerà inevitabilmente a galla, quando avremo tutti verificato come simili rimozioni non portano da nessuna parte».

Pierpaolo Donati, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, ha a sua volta spiegato l’oggetto dei suoi lunghi studi: «Il genoma familiare fondato sulla relazione tra un uomo e una donna è un fatto sociale imprescindibile, perché intorno a questa polarità tra maschile e femminile si fondano codici simbolici fondamentali per il pensiero umano. Annullare la differenza tra maschile e femminile comporta l’alterazione della capacità stessa delle persone di percepirsi come uomo o come donna e di avere relazioni sociali significative. Questa distorsione provoca anche una grave mutazione antropologica, contribuendo alla realizzazione di una società “anomica”, cioè priva di norme». Ha poi ricordato che «la famiglia non esiste senza la differenza sessuale» ed «essere maschi o femmine non è una modalità superficiale e arbitraria di vivere delle scelte individuali a piacimento, ma una modalità necessaria di esprimere se stessi come persone autentiche». La differenza tra uomo e donna non è solo biologica e solo ai fini riproduttivi ma «per realizzare l’umano attraverso una dualità originaria in tutti gli ambiti di vita».


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