Le ore più lunghe della notte

Creato il 23 giugno 2014 da Leggere A Colori @leggereacolori

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Mi cambia di una virgola questa notte, una specie di lacrima caduta in basso tra le parole, conficcata in basso tra una pianella e l´altra di una strada lastricata di ricordi consumati. Forse insieme. Dimmi come. Prendo il caffè, prendo dallo specchio un futuro troppo lontano che ha la mia faccia, a rate TAN 57,08% e TAEG 39,9%, prendo la culla e ci metto le poche cose che son nate da una piccola cosa come noi e son diventate grandi e ci faccio la veglia. Prendo il cielo di Milano sulle spalle ché tu lo diventi ogni sacrosanto giorno, ma prima delle 6, ma prima della barriera, ma prima che possa staccare una sola parola dal blocchetto degli assegni di queste labbra. E quindi ti aspetto, che porti luce bruciante, e poi quel nero denso che come un drappo avvolge le cose e le fa diventare d´un colpo eleganti, affascinanti, profonde e silenziose. Nell´attesa scrivo, prolungo i pensieri con una mano invisibile di caratteri Times New Roman che fra un anno non ricorderemo piú e che ti cerca, che ti liscia per bene. Nell´attesa voglio diventare il tuo giorno fortunato ogni giorno.

Corro il rischio ogni giorno di non essere abbastanza senza di te. Corro il rischio di non arrivare in tempo sulle tue traiettorie. Eppure mi vedi, come un folle, col telecomando in mano puntato verso il cielo a pigiare il bottone di accensione e forse sorridi dal tuo pezzo di vita, e forse fermi tutto per raggiungermi e aggiungerti a questa caotica messa in onda planetaria. Ed io non so se hai gli sguardi che accettano ordinazioni, se mi affitti un tuo fermo immagine, se mi tieni la porta aperta. Non so nemmeno se per te son Domenica oppure un Lunedí, se quello che dico arriva a quello che sei, se fai fatica a tenere le stelle. Peró non bisogna sempre sapere tutto, e anche se é una scusa confezionata perché in realtá non possiamo sapere tutto io conservo gli scontrini con le singole transazioni dei nostri incontri mai avvenuti, e magari ci faccio un subtotale ogni tanto, e sulle cose che non so mi ci faccio un giro speciale la notte prima di dormire.

Siamo tutti occupati ad acchiappare sogni, a tenere a bada istinti, ad archiviare cose bellissime con la polvere sopra, a scattare valanghe di foto che non guarderemo di nuovo, siamo tutti impegnati a sembrare qualcosa, a dire qualcosa che cambi qualcosa o qualcuno, a lasciare “mi piace” che spariscono nel traffico digitale. Siamo lí, tra migliaia di cose da fare tra la sveglia e il Tg delle 24 a cercare cose per cui valga la pena far pulsare il cuore piú forte, siamo ovunque a schiacciare il pedale a fondo perché non possiamo sdoppiarci, ovunque a scrivere papiri in testa davanti a persone noiose, a scioglierci a persone molto piú piccole e calde del sole, ad aspettare che qualcuno ci passi la vita sul lettore di codici a barre per capire quanto ci costa. Siamo ovunque un po´piú pronti di dieci anni fa forse, o forse no, ma questo non cambia il fatto che in cima alla lista ci rimettiamo le stesse cose e piú che ceri accendiamo sogni che non si possono raccontare. Ci leggiamo, ci incontriamo, ci spezziamo, ci sentiamo. E ci chiediamo perché le cose non debbano avere un ordine logico, una motivazione sempre chiara, e perché invece debbano avere una scadenza. Come il “noi”. Da consumare preferibilmente entro. Come le mozzarelle che poi acidano.

E forse é tutto meno pesante quando mi stai nelle cose che penso, che faccio, che scrivo, che sbadatamente ripeto ogni giorno. Tu mi spacchi gli argini, tu blocchi le porte scorrevoli e non entra piú nessuno, tu apri il sipario di questo nostro festival privato. Abbiamo comprato noi tutti i biglietti. Siamo tutti quelli che vogliono farsi cambiare le giornate dalle persone e non dalle cose, siamo tutti quelli che almeno una volta vogliono fare centro, non preoccuparsi del resto, lasciare detto e partire, lasciare le cose ormeggiate alla corrente. Siamo tutti quelli che se vivono di un “cielo” sconfinato vogliono farsi un bene sconfinato. Dimmi cosa c´é da vedere nel cielo di Milano. Tu ti accendi, ti spegni, ti sistemi, mi fai avvicinare, cielo diventi. Cielo verticale, bollicine, porte, arcobaleni, ho perso i pezzi di ricambio del cuore, sento il profumo dello shampoo sui tuoi capelli, i tuoi seni che si adagiano sul mio petto e il respiro dosato che comunque non potrebbe essere tranquillo. Pare che ci sia una cosa da fare in piú in questa giornata, pare che non ci sia piú un programma peró. Allora la faccio, quasi come respirare, ti stringo e non ti lascio, per una piccola eternità. Chissà recuperando tutte le gocce di bene che perde il nostro cuore un po´ difettoso che mari possiamo fare io e te.

Le ore piú lunghe della notte. Quando sento il tuo calore che mi protegge. Quando mi sento arrivato in stazione e mi prendi la valigia. Quando questi pensieri non rimbalzano indietro. Quando scappo per mettermi nelle mani che mi lasci. Le ore piú lunghe della notte. Quando anche l´amore porta la minigonna e si fa ammirare. Quando so come, e forse anche quando. Quando vorrei dirti che forse posso restare. Le ore piú lunghe della notte. Non stringere troppo che ho perso il respiro giá di mio, non dire niente che non mi serve sapere niente di mio. Sui cieli di Milano s’aprono finestre con accesso limitato: sono gli occhi*. E sono tutti per noi. Fammi vedere quanto.

Mi piace pensarlo. Che tu domani sia a pochi baci da me dietro l’ angolo di un pensiero. Nelle ore piú lunghe della notte. Nel cielo piú lungo della notte.

*si ringrazia Buggy Mind per il prestito della frase



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