Le parole che abbiamo detto (e ci siamo sentiti dire) ..tanto spesso da farci cascare labbra e orecchie

Da Giovanecarinaedisoccupata @NonnaSo

Un post del genere lo avevo già scritto, lo ammetto, e i più attenti di voi seguaci del blog se ne saranno subito accorti. E tuttavia, nuovi e recenti studi sulla natura umana (e no, non sui suoi misteri poiché ormai di misteri ce ne sono ben pochi da svelare – voglio dire, sappiamo tutti esattamente PERCHE’ il nostro cv finisce automaticamente nel cestino e nessuno ci chiama, perciò non resta altro di importante da svelare -) ..dicevo, nuovi e recenti studi sulla natura umana mi conducono a scrivere questa postilla. Questo nuovo capitolo, queste considerazioni sulle parole che più spesso diciamo (e ci vengono dette) quando qualche sfortunato capita sulla nostra strada e ci rivolge la parola.

E ci chiede come stiamo.

O addirittura, il temerario, intavola una discussione con noi. Magari sul lavoro, o sulla politica, o sulle condizioni di vita, o sulle stagioni…

E dunque capita che a volte, il più delle volte, la gente ci rivolga delle frasi di assoluta circostanza, dette per riempire i vuoti imbarazzanti dopo le fatidiche parole “sono (ancora) senza lavoro”.

Aldo Giovanni e Giacomo parlavano dell’interiezione “eh già, d’altra parte è così”, come della classica frasucola atta ad ammazzare la conversazione. Beh, erano altri tempi e loro avevano un lavoro splendido… avrebbero dovuto provare questa: “eh sai, sono (ancora) senza lavoro”.

Scatenano invariabilmente una reazione del tipo che al tuo interlocutore prendono seduta stante fuoco le mutande e lui deve correre, veloce come il vento, a spegnerle prima di perdere gli (inesistenti) attributi. Un ottimo deterrente per le conversazioni sterili, o piene di luoghi comuni.

Luoghi comuni di cui parleremo oggi e che si, anche noi disoccupati ci siamo finalmente risolti ad utilizzare, adeguandoci alla gran massa di stitici della conversazione intelligente che popolano le vie del mondo, le carrozze dei treni e i vagoni delle metropolitane e, a nostro discapito, quasi tutte le riunioni familiari o le occasioni di uscita con gli (?) amici.

Non fraintendetemi, qualche volta capita che queste frasi vengano pronunciate con assoluta intenzione, e che uno “ma si dai sto bene non mi lamento” venga confessato ad un caro amico poiché così è, e non perché egli si senta dire quello che vuole sentire.

..ma qui non stiamo parlando di cari amici con cui ci si apre il cuore. Stiamo parlando della massa. Della massa che vuole pruriginosamente mettere il dito nella piaga e ritirarlo bello sporco, per poi pulirselo con il candido fazzoletto lavacoscienza e allontanarsi rassicurato dal fatto che c’è qualcuno che se la passa davvero male (tu) e che invece lui, come si dice, se la gode.

E allora ecco le frasi più pronunciate dalle nostre bocche disoccupate, e più sentite dalle nostre orecchie disoccupate.. che se non ci sono cascate nel frattempo per la noia e il disgusto, poco ci manca:

1. “Stobenedainonmilamentoc’èdipeggio”: sparata a raffica come una mitraglietta, senza prendere fiato fra una sillaba e l’altra, serve da rassicurazione e (si spera) a troncare qualsiasi velleità di pietismo nei nostri confronti. Nulla conforta di più il nostro interlocutore che sentirci dire che stiamo bene. Egli è in grado in questo modo di ignorare le nostre occhiaie, lo smagrimento, i vari tic nervosi, la pelle pallida e i sudori freddi, e allontanarsi tranquillamente per la sua strada. Lasciandoci in pace con i nostri malumori.

Di peggio, c’è solo la morte.

E le tasse.

2. “Su dai, fatti forza, che se perdi l’ottimismo perdi tutto”: ecco no, veramente… è se perdi il lavoro perdi tutto. L’ottimismo…è il profumo della vita? Bene non vi dico di cosa sento puzza io ogni volta che esce questa frase. Roba che cominciano a prudermi le mani come a Bud Spencer in “occhio alla penna”.

La frase è forse quella che odio di più: lascia a intendere che se non ho ancora trovato lavoro è perché non ci ho messo abbastanza ottimismo, e per tal motivo il mio cv è stato cestinato prima ancora di essere letto.

Corollario di questa frase c’è anche il “bisogna reagire”. Bisogna eh. Perché se malauguratamente ti beccano a letto con una sana crisi nevrotica, o di depressione, guai.

Sono le stesse stronzate (perdonatemi ma lo sono e bisogna chiamarle col loro nome) che si dicono ai malati di cancro, specialmente quelli in fase terminale. La frase più ipocrita che c’è a questo mondo (o poco ci manca).

Già perché è noto e risaputo che se il cancro ti sente essere ottimista, e combattere, e non abbatterti, alla fine si scoccia di un corpo così ottimista e pieno di buoni sentimenti e decide di andare a piantare le tende da un’altra parte. Il cancro odia i corpi che non si abbattono. Li schifa proprio.

Si sa.

E menomale che allora anche a noi disoccupati ci hanno dato questa infallibile ricetta  della felicità…

3. “si, no, ma vedrai che chiameranno passate le vacanze di Natale..” e poi la Befana, e la fine di gennaio, e a febbraio no perché è un mese del cavolo ma vedrai che a marzo… eavanti con il calendario dei pronostici del “1uanddo mi chiamano” e del “vedrai che ti chiamano”.

4. “Sei giovane, vedrai che un lavoro lo ritrovi subito“: ma si dai bazzecole! Ci vogliono gambe giovani e polmoni forti per trovare lavoro, si sa… ma anche l’esperienza, eh, l’esperienza conta. E allora menomale che sono una giovane vecchia, o una vecchia giovane (dentro), che così allora ho ancora più possiibilità, quasi la certezza, cche un lavoro lo trovo. prima o poi. da qualche parte.

Così per caso.

O per pura botta di culo.

5. “Stanno assumendo all’Expo.. perchè non mandi la domanda?”: si, ma quale domanda, quale? PERCHE’?? posso chiedere “perché” a quelli di Expo 2015?

Perché tanti sprechi, perché contratti a progetto della durata di un anno ( o meno se calcoliamo 6 mesi di prova) nel prossimo 2015? Perché zii cugini parenti amici e conoscenti (vostri, non miei, non io) hanno già il posto assicurato e uno stipendio anche se ancora per l’Expo non è stato costruito nulla e ve ne state dietro a inesistenti scrivanie a girarvi i pollici in attesa del “lieto” evento che si svolgerà fra 1 anno?

Che poi questo punto ha mille e mille derivazioni, l’abbiamo già detto: tutti i nostri amici hanno, almeno una volta negli ultimi 2 anni, provato a farci mandare il cv da qualche parte. Amici che non vediamo da anni, e non sanno esattamente che cosa abbiamo fatto finora (ma l0′importante è trovare un lavoro e rialzarsi, poi quello perfetto per noi arriverà, non bisogna fare gli schizzinosi…) che ce ne propongono davvero di cotte e di crude, bontà loro, nell’assurdo tentativo di ridarci la fiducia perduta (e un lavoro appunto) ma senza comprendere che allo stesso modo ci tolgono la nostra dignità. Confessando così candidamente di non sapere cosa siamo, cosa facciamo, cosa vorremmo essere, così disperatamente.

Esortandoci ad accontentarci, abbassarci, svilirci, svenderci, per il supremo bene del “trovare un lavoro qualsiasi” (e ritornare ad ingrossare le sparute fila dei lavoratori disperati, sottopagati, sovrasfruttati, di cui anche loro fanno parte.. e con pieno diritto di lamentarsene) e infine compiacendosi di etichettarci come “incontentabili snob”, passando oltre con la coscienza “lavata” dall’aver fatto quel minimo sindacale di proporci una soluzione. che NOI non abbiamo accettato.

Nostra culpa, nostra culpa, nostra maxima culpa.

6. “Ma dai non è poi così male…”: detto con la rigida mimica facciale di un sorriso di circostanza, di quell’anabolizzato ottimismo che ci deve tenere in piedi (e pascere la curiosità degli avvoltoi che girano intorno alle nostre carcasse alla ricerca di succose disperazioni) o semplicemente con la crollata di spalle di chi ha accettato più o meno con serenità questa fase della vita.

Si SPERA fase della vita, e non resto della vita.

E se ne cerca di godere gli attimi più dolci (ritrovare il tempo giusto per fare le cose, la calma, i propri ritmi, i propri pensieri, i propri interessi…etc etc etc.)

In realtà è vero che non è poi così male (Tolti i problemi psicologici e la deprivazione di soldi e le piccole comodità che essi comprano)..così come non è poi così bene. Diciamo che a confronto dei nostri nevrotici amici lavoratori, mai contenti, perennemente vessati, noi viviamo nel lusso di poter finalmente decidere per noi stessi. E chi non l’ha potuto fare per gran tempo (o al momento di essere licenziati) ne conosce il valore!

7.  ”Eh già, siamo tutti nella stessa barca purtroppo“: questa frase l’ho detta giusto ieri al mio più caro amico (si, quello di cui vi parlo sempre), che mi ha confessato – con molte remore visto che ha sempre paura di ferirmi, parlandomi di un lavoro che io non ho e che a lui lo fa star male – di essere molto stanco sia psicologicamente che fisicamente, dagli “incerti del mestiere”, chiamiamoli così.

E io lo dico a cuore aperto invece, e non per sciacquarmi la coscienza e farlo smettere di parlare del suo lavoro, che siamo proprio tutti sulla stessa barca, e che sta affondando.

E non è che tu che lavori stai meglio di me che non lavoro o viceversa.. ormai sono incerti i mestieri così come la disoccupazione. Non ci sono più certezze, tranne che finiremo senzalavoro se qualcuno deciderà che deve essere così. Che le aziende chiuderanno, i dipendenti verranno licenziati. si, anche quelli che si sentono sicuri per via di “contratti di ferro” o delle vane promesse sindacali che ormai valgono quanto l’ultimo pezzo di carta da culo al campeggio.

Lo ammetto, il conteggio non arriva a 10 e sono più frasi che ci siamo sentiti dire, che che abbiamo pronunciato noi.. noi disoccupati siamo un po’ come i vecchietti con l’alzheimer: ripetitivi, noiosi, testardamente attaccati alle nostre pie illusioni, e anche un po’ bugiardi.

Ma lo facciamo per disperazione, e con candore, e così la gente finisce per perdonarci tutto.

E smettere di ascoltarci, anche. Si, noi disoccupati siamo come quei cari vecchietti che avrebbero un sacco di storie interessanti da raccontare, ma che nessuno ascolta più.

Non ce n’è il tempo. Non c’è la voglia.


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