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Le primarie, le elezioni, i rimpasti di giunta, il nuovo centrosinistra, l’asse pd – psi e i guai degli alleati. le grane della maggioranza da qui alle amministrative

Creato il 19 novembre 2012 da Goodmorningumbria @goodmrnngumbria

di Darko Strelnikov

Che ci riserva il futuro? Nella nostra regione sembra tutto filare liscio in un mare di tranquillità. Ma si tratta solo di una semplice tregua, perché il quadro politico nazionale sta cambiando in fretta e non tarderà a porre problemi anche all’attuale assetto dell’Umbria. La ristrutturazione più cospicua potrebbe toccare proprio all’attuale maggioranza di centrosinistra. La probabile esclusione di Rifondazione Comunista e, soprattutto, dell’Idv dalla coalizione, che si batterà per vincere le prossime elezioni politiche, potrebbe avere delle ripercussioni anche in sede locale. Lo schema delle amministrative 2014 prima e delle regionali 2015 poi, potrebbe essere quello del centrosinistra oggi conosciuto e cioè “Pd – Sel  – Socialisti”, con eventuali aperture al centro (una lista Tabacci se prendesse corpo anche qui o la solita Udc). Ma in Umbria non è come a Roma. Nella Capitale l’asse privilegiato è quello di Bersani Vendola (un Pd – Sel) a Perugia sarebbe invece un Bottini – Potenza (Pd – Psi). Da noi i socialisti sono una realtà che in tutte le elezioni parziali ha mostrato un partito costantemente sopra le due cifre con risultati di eccellenza in grandi centri come Città di Castello e Todi. Non si tratterebbe di una novità, ma di un remake di “a volte ritornano”. Non solo e non tanto per le persone, ma, soprattutto, per lo schema. Tornerebbe a rivivere il vecchio Pci – Psi. Non è un caso che, per cementare il ritorno di questo rapporto privilegiato, i socialisti umbri stiano lavorando “pancia a terra” per favorire un robusto risultato di Bersani alle primarie. Formano comitati, supportano il Pd negli uffici elettorali e nei seggi, fanno una intensa attività di base per portare “i loro” a votare il segretario del Pd. La prima ricompensa è dietro l’angolo; Silvano Rometti nella lista dei democratici con destinazione Montecitorio (l’accordo romano risale al novembre 2011). Prima ricompensa e prima grana. L’elezione di Rometti porta dritti al rimpasto della Giunta Regionale. Sarebbe un rimpastino nel caso del solo addio dell’esponente socialista. Ma diventerebbe un rimpasto vero e proprio se il Pd (come pare) decidesse di candidare qualche assessore democratico (Rossi, Riommi?). I guai, già presenti nel sottobosco politico umbro, riguardano le eventuali “new entry” prima e l’assetto di maggioranza dopo. In casa socialista si è aperta una sorda lotta di successione che, dopo le elezioni, potrebbe anche sfociare in una battaglia a tutto campo. Per la sostituzione di Rometti si è fatto avanti il vicesindaco di Perugia Nilo Arcudi, che in caso di successo, aprirebbe, tra le altre cose, anche un problema di rimpasto per la Giunta Comunale di Perugia. Ma in corsa per Palazzo Donini ci sono anche il Consigliere Regionale Massimo Buconi e l’Assessore Provinciale di Perugia Roberto Bertini. Per la prima volta da diversi anni lo scontro nel Psi potrebbe assumere toni robusti e diventare pubblico, facendo perdere quell’immagine di affidabilità che il partito si è guadagnato in questi ultimi due anni. Fino adesso il segretario regionale Aldo Potenza e Rometti sono riusciti a dirimere e a tenere sotto controllo tutte le potenziali dispute locali. Stavolta però è molto più complicato. Arcudi è il favorito, ma è inviso ad un bel pezzo di partito, che potrebbe anche alzare le barricate. Buconi è un oustider che può vantare, per ragioni geografiche, l’appoggio della Presidente Katiuscia Marini, ma non ha più l’appeal di prima dentro il Psi. E proprio per evitare uno scontro fratricida, molti parlano della possibilità di “un terzo uomo”, che non è Bertini. Il nome sulla bocca di molti esponenti socialisti è quello dello stesso Aldo Potenza. Una bella grana, che non è certo grossa quanto quella dell’assetto della coalizione. Gli alleati “scomodi” (la dicitura è di un Consigliere regionale democratico), del Pd sono in una fase di difficoltà politica. La federazione della Sinistra praticamente non esiste più. Una delle due gambe del progetto, il Pdci, ha preso altre strade. I due tronconi in cui si sono divisi i Comunisti Italiani (l’associazione Berlinguer di Carpinelli e il Pdci umbro di Mascio) hanno annunciato la partecipazione alle primarie appoggiando Vendola. La loro intenzione è chiara; stare dentro il recinto del nuovo centrosinistra. Rifondazione, che a Roma si è dichiarata fuori, ha anche una grana in più che si chiama Orfeo Goracci i cui sostenitori, in quel di Gubbio, tengono una linea diametralmente opposta a quella della Federazione e del Comitato Regionale del Prc. L’Italia dei Valori è in caduta libera, per le note vicende legate alle inchieste giornalistiche e giudiziarie. Si ha ormai quotidianamente notizia di abboccamenti di esponenti di spicco con dirigenti di altri partiti, o addirittura di aree di partito, per poter trasmigrare “armi e bagagli” in queste formazioni. I risultati per il momento sono scarsi, ma il fuggi fuggi è appena iniziato. Le elezioni amministrative e regionali sono comunque lontane. A loro i partiti penseranno dopo le politiche i cui esiti, naturalmente, determineranno le scelte future. Ma oggi, l’orientamento nel “salotto buono” di casa Pd è quello di provare ad escludere queste formazioni dalla prossima alleanza. La ragione è un pò politica e un po’ matematica. La diminuzione drastica degli incarichi di Governo, delle assemblee comunali, dei Consiglieri Regionali, la dissoluzione delle Province come ente elettivo, inducono tutti a restringere il cerchio delle alleanze per avere più posti a disposizione. L’unica variante che potrebbe incidere su questa scelta, che per il momento è poco più di una ipotesi, è la minaccia – Grillo – Civiche. Sarà la loro consistenza a determinare la scelta di allargare o meno il centrosinistra. Ma il dopo politiche si presenta irto di insidie. E’ probabile che di fronte a questa possibile prospettiva Prc e Idv reagiscano. E il possibile rimpasto della Giunta Regionale potrebbe essere la scintilla scatenante di un fine legislatura col botto.

 



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