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Le recensioni di Gordiano Lupi – Giugno 2014 (il mitico SILVER, Vecchioni – Belén Montes)

Creato il 11 giugno 2014 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
 

lupo albertoSilver

Lupo Alberto – LE STORIE

Magazzini Salani

Pag. 390 – Euro 12,90

 

 Lupo Alberto nasce nel 1974, sul Corriere dei Ragazzi, storica rivista per adolescenti da tempo chiusa, lasciando solo Il Giornalino della San Paolo a difendere un mondo che non esiste più, conquistato da televisione e media telematici. Viene da chiedersi – proprio per questo motivo – se ci sono ancora lettori di fumetti per ragazzi, oppure se certe (benemerite!) operazioni di riscoperta sono riservate a un pubblico di nostalgici. Per me che sono nato nel 1960 e ho scoperto Lupo Alberto nel 1974, incuriosito da un nome che conteneva una voluta citazione di un grande attore teatrale e televisivo (Alberto Lupo), non è difficile esprimere gradimento e complimentarmi con un editore lungimirante. Sono tempi di crisi, il fumetto comico non incontra più il favore del lettore, capolavori come Mafalda, Sturmtruppen (del compianto Bonvi) e Cattivik – tutti in catalogo Salani – sono dimenticati dal grande pubblico che li acclamava negli anni Settanta. In compenso assistiamo alla tristezza di Gipi al Premio Strega, celebrato in TV da Fabio Fazio, come sempre compiacente con tutto quel che viene – di buono o di cattivo – da certi ambienti della sinistra. Ma basta con le polemiche. Cerchiamo di convincere, invece, i giovani di oggi ad appassionarsi alle storie di un lupo dal pelo azzurro (purtroppo il libro per motivi economici è stampato in bianco e nero), innamorato di una gallina di buona famiglia di nome Marta e in perenne lotta con un cane da guardia chiamato Mosè. I personaggi non finiscono qui, c’è anche Enrico la talpa che non ci vede un tubo, ha ribattezzato con il nome Beppe il nostro Alberto ed è sposato con Cesira, una moglie petulante che cucina divinamente. La struttura delle storie è ripetitiva, ma non per questo meno geniale e divertente, ricalcata sullo schema del coyote della Warner Brothers che cerca di catturare lo struzzo. Il lupo tenta di intrufolarsi nel pollaio per amoreggiare con Marta, di solito non ci riesce, becca un sacco di legante da Mosé, mentre Enrico lo incoraggia.Per festeggiare i quarant’anni di Lupo Alberto, la casa editrice Salani ha organizzato una mostra itinerante che è partita da Fano il 27 febbraio e finirà a Correggio il 12 dicembre. Molte le tappe intermedie: Napoli, Milano, Albissola, Marostica, Rovigo, Catania, Fano, Cagliari, Udine, Lucca, Torino… Il 2014 sarà l’anno di Lupo Alberto, con nuovi gadget e tanti libri dedicati al lupo più simpatico del fumetto italiano.Guido Silvestri (1952), in arte Silver, comincia l’avventura con un striscia comica intitolata La Fattoria dei McKenzie, ma il nome che s’impone è quello del protagonista. Le strisce – pensate sul modello di quelle statunitensi – cominciano a diventare brevi racconti e il fumetto si guadagna persino una testata autonoma che durerà in edicola per molti anni. Altri tempi. Erano gli anni Settanta – Ottanta. I ragazzini leggevano i fumetti e i genitori disapprovavano. Adesso capita di avere una figlia di sette anni e di obbligarla a leggere Lupo Alberto e altri fumetti intelligenti, invece di assopire l’intelligenza davanti alla televisione che diffonde manga e telefilm idioti. Tempi che cambiano, certo, ma non in meglio…

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img042Domenico Vecchioni Ana Belén Montes
La spia americana di Fidel Castro
Greco & Greco Euro 12 – Pag. 152

 

Domenico Vecchioni è un ex diplomatico di carriera, ambasciatore italiano all’Avana, che da alcuni anni dirige la collana Ingrandimenti della Greco & Greco, nata per ospitare agili biografie di personaggi storici controversi. A sua firma ricordiamo: Richard Sorge, Pol Pot (ottimo), Kim Philby, Felix Kersten. Per altri editori ha pubblicato biografie di Raúl Castro ed Evita Peron, alcuni testi sulle spie e sugli 007 del passato. Questo nuovo lavoro si segnala per originalità e getta nuova luce su una figura indefinibile come la portoricana Ana Belén Montes, la spia americana al servizio di Fidel. Vecchioni tratteggia con precisione biografica a vita di una donna che per sedici anni è stata una vera e propria spina nel fianco della DIA, lavorando alacremente per divulgare segreti militari e politici ai suoi corrispondenti cubani. Il problema è che se chiedete a un dirigente cubano chi sia Ana Belén Montes si chiuderà nel più totale riserbo. Soltanto Felipe Perez Roque – ormai caduto in disgrazia – ha pronunciato parole di stima nei confronti di una spia che “pur non prendendo un solo penny dal governo cubano ha reso grandi servizi alla causa della libertà dei popoli oppressi”. Ana Belén è una spia molto sui generis, infatti pare che la sua attività non sia stata guidata da brama di potere e denaro, ma soltanto da motivi ideologici e psicologici, perché identificava nel governo nordamericano quel padre repressivo e violento che aveva dovuto subire da piccola. La sua è stata una condivisione ideologica dettata dall’intima convinzione di dover aiutare il governo di Fidel Castro a liberare le popolazioni oppresse, tra queste anche la sua Porto Rico che chiedeva l’indipendenza. “Ana Belén è stata un’eroina della Rivoluzione dal destino paradossale” afferma Vecchioni “perché condannata a Washington e ignorata all’Avana, sconosciuta all’opinione pubblica cubana, spia senza mandanti. Non ha goduto nemmeno della notorietà, che in genere emana dalle grandi spie, né è stata confortata dalla riconoscenza del suo idolo, Fidel Castro”. Quasi come se Ana avesse spiato per Cuba all’insaputa di Cuba, cosa impossibile, ma che di questi tempi va molto di moda anche dalle nostre parti. Ben altro destino hanno avuto i Cinque Eroi prigionieri dell’Impero, in realtà spie cubane in trasferta USA, ma per L’Avana vittime di un regime che sogna la normalizzazione di Cuba. Ana Belén Montes è rimasta vittima della politica cubana che non ammette l’esistenza di una sua rete di spionaggio, addestrata dall’Isla Grande, per infiltrarsi nei meandri della politica statunitense. Arrestata nel 2001, ripudiata anche dal compagno tradito dal suo comportamento antiamericano, additata al pubblico ludibrio dai giudici: “Se non voleva amare il suo Paese, poteva almeno fare a meno di danneggiarlo”, risulta una figura quasi patetica di spia solitaria, dalla doppia vita e dal destino infelice. La condanna finale: 25 anni di carcere duro, senza possibilità di libertà condizionata. “Ana è stata una delle spie più dannose per gli USA e solo gli attentati alle torri gemelle hanno potuto oscurare nell’attenzione dell’opinione pubblica americana e internazionale il caso di spionaggio più clamoroso del secolo scorso”, scrive Vecchioni. “Ana serviva a Fidel per conoscere in anticipo le posizioni di Washington alle Nazioni Unite e per sapere fino a che punto nei momenti di tensione poteva spingersi nella provocazione senza rischiare reazioni forti, magari di tipo militare”, aggiunge. Un libro da leggere, che rivela novità interessanti e particolari inediti sui Servizi Segreti Cubani, sulla Red Avispa, sull’Intelligence Americana e sui Dioscuri di Cuba. Un libro che racconta la vita di un’eroina idealista che si assegna la missione di aiutare la liberazione delle masse oppresse in una lotta guidata dal suo mito Fidel Castro. Mentre lo leggevo mi sono chiesto più volte: e se anche la tanto osannata blogger Yoani Sánchez fosse una spia di Castro? Se fosse una spia d’influenza, oppure uno strumento inconsapevole nelle mani dei Servizi Segreti cubani? Soltanto il tempo svelerà troppi misteri. Una cosa è certa: quando c’è di mezzo Cuba tutto è possibile.

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 Featured image, cover.


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