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Le sfida alla povertà dei bambini di Catania. Con musica e legalità

Creato il 08 dicembre 2018 da Annagiuffrida @lentecronista

Ragazzini che portano di nascosto il coltello in tasca e bambini che già a otto anni vengono assoldati per fare le sentinelle a 10 euro l’ora. Tra Adrano, in provincia di Catania, e i quartieri catanesi di Librino e San Cristoforo le famiglie convivono con la povertà che troppo spesso alimenta la criminalità organizzata. Un binomio che vede protagonisti innocenti i bambini e ragazzi di queste periferie, che rischiano di essere destinati alla povertà per tutta la vita.

“Manca la promozione umana per questi ragazzi e le loro famiglie. Ci sono questioni di pari opportunità e di meritocrazia che vengono totalmente abbandonate da questo sistema che dovrebbe tutelarli”, a dirlo è Alfia Milazzo, formatrice diprofessione e presidente della Fondazione La città invisibile, ente no profitche dal 2009 si impegna per il recupero dei bambini e minori a rischio nelle zone ad alto tasso di povertà e criminalità nel catanese.

I dati in tutta Italia parlano di un fenomeno sommerso che coinvolge oltre 1milione di bambini. Il 12,1% dei minori, un ragazzino su otto, è a rischio povertà assoluta (Dati Istat 2017). Bambini, e famiglie, a cui mancano gli strumenti economici e sociali per uscire dalla condizione di povertà e di rassegnazione.  “Il primo riscontro su questi ragazzi è l’abbandono della scuola, e l’analfabetizzazione – spiega Alfia Milazzo –Sedicenni, che siedono in classe accanto a undicenni, finiscono per sentirsi umiliati e demotivati. In alcuni casi rischiano poi di fare uso di sostanze stupefacenti ed essere coinvolti nel micro spaccio, o preda della rabbia sociale. E nei casi più gravi purtroppo c’è anche chi arriva al suicidio”.

L’esperienza positiva della Fondazione passa attraverso il messaggio della legalità, come alternativa possibile alle promesse della mafia territoriale, come spiega la tenace Alfia. “Il nostro metodo, ispirato alle parole di Giovanni Falcone,consiste nel sostituire lo Stato di diritto alla mafia, quella che dà una soluzione illegale ai problemi di queste famiglie. Tutte le nostre battaglie sono improntate all’estrema legalità. Noi, ad esempio, siamo arrivati ad avere una sede nel Comune con battaglie legali scegliendo di non occupare i locali, perché come educatori non ci possiamo permettere di sbagliare con l’esempio. Dobbiamo creare in loro la fiducia, la speranza che i loro diritti possano essere salvaguardati attraverso lo Stato. E le famiglie sono dalla nostra parte in questo impegno, anche quelle più a rischio di coinvolgimenti con la delinquenza”. L’impegno dei volontari della Fondazione rappresenta infatti un punto di riferimento per tanti ragazzi, anche di altri quartieri della città, e per le loro famiglie. Un impegno che si traduce in sostegno alla scuola nella gestione di casi più problematici, nella scoperta e denuncia di piazze di spaccio nei quartieri e nella vicinanza anche umana ai bambini e ragazzi in difficoltà. Un impegno che spesso si traduce in battaglie solitarie, se non addirittura osteggiate.

[ Vi invito a continuare la lettura della recensione sul quotidiano online NeiFatti.it al seguente link. Grazie e buona lettura. Vi aspetto per i commenti. ]


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