Le uscite di aprile 2011

Creato il 03 maggio 2011 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Eccoci dunque alla seconda puntata di Milano critica, pronti, come sempre, a tracciare una sincera disamina di quelli che sono stati, nel bene e nel male, i titoli più significativi usciti nelle nostre sale nel mese appena trascorso.

Nel capoluogo lombardo la temperatura supera abbondantemente i 30° e il primo weekend di programmazione si sposa perfettamente con il clima infuocato che regna dentro e fuori dei cinema.

L’Apollo di Galleria De Cristoforis ospita l’anteprima stampa di Boris – Il film, accolto con grande entusiasmo da parte dei giornalisti ma inaspettatamente “snobbato” dal pubblico. Caso assai raro se pensiamo che si tratta dell’adattamento cinematografico di una delle (fuori)serie italiane più amate degli ultimi anni, riuscita nell’intento di coinvolgere svariate fasce di spettatori grazie all’uso di un’ironia pungente e dissacratoria, sbeffeggiando le fiction spazzatura da prima serata in cui banalità e mediocrità formano, purtroppo, un ideale connubio. Si tratta di un film estremamente intelligente ed ambizioso, forse troppo, che gioca la carta della satira e della provocazione traslando sul grande schermo molti dei temi che già fecero la fortuna del prototipo televisivo, efficacemente rielaborati dall’affiatato trio di registi/sceneggiatori composto da Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre. Ma “Boris”, sia al cinema che in televisione, non avrebbe ragione d’esistere senza il suo formidabile coro d’attori, capitanato da Francesco Pannofino (nei panni del regista René Ferretti) e ulteriormente arricchito da altri eccezionali interpreti come Caterina Guzzanti, Alessandro Tiberi, Ninni Bruschetta, Paolo Calabrese etc. Tirando le fila del discorso, possiamo indubbiamente affermare che Boris – Il film è, come l’ha definita anche una grossa fetta di stampa nostrana, la miglior commedia oggi possibile, magari non del tutto accostabile al capolavoro ma degna di ampi consensi. Peccato che le lodi e gli applausi della proiezione stampa meneghina non siano stati, come detto, altrettanto condivisi dal pubblico pagante. Gli 871 mila euro incassati – cifra assai deludente se confrontata con quelle che erano le aspettative – ne sono l’inconfutabile testimonianza.

A fare da contorno al “pesce d’aprile” tricolore, troviamo diverse altre uscite dalle quali era assolutamente lecito aspettarsi non poche sorprese. Un chiaro esempio è infatti rappresentato dall’attesissimo The Ward – Il reparto, che segna il ritorno dietro la macchina da presa del Master of Horror per antonomasia John Carpenter. Progetto più volte annunciato e più volte abbandonato, di cui non si seppe più nulla solo fino a pochi mesi dall’uscita in sala. Negli USA è stato distribuito unicamente per il mercato Home-Video ed è già di per sé una fortuna, per noi, essere riusciti a vederlo sul grande schermo. È però evidente che il buon vecchio John abbia ormai perso la grinta di un tempo e i troppi anni passati lontano dall’industria cinematografica si fanno non poco sentire. Il risultato è una pellicola certamente non priva di qualità ma che manca purtroppo di mordente e di sviluppi originali, proseguendo, bene o male, sulla falsa riga delle centinaia di teen-horror che affollano le sale di tutto il mondo ormai da dieci anni a questa parte.

Appartiene invece a tutt’altro genere il divertente Kick-Ass di Matthew Vaughn, adattamento cinematografico dell’omonimo fumetto di Mark Millar incentrato sulla figura di un atipico supereroe che si ritrova a dover combattere la criminalità senza la minima cognizione di ciò che gli potrebbe accadere. Nel cast, oltre ai poco noti Aaron Johnson e Chloe Moretz, figura anche un curioso Nicolas Cage nei panni dell’antagonista Big Daddy.

Non esattamente dei capolavori ma comunque degni di nota anche il cartoon Hop, targato Universal, l’interessante La fine è il mio di inizio di Jo Baier, con Bruno Ganz e il nostro Elio Germano, che racconta gli ultimi anni di vita del celebre scrittore Tiziano Terzani, e il piacevole Mia moglie per finta con Adam Sandler e Jennifer Aniston.

Alle succulente proposte di questa prima settimana, il weekend immediatamente successivo punta su titoli meno incisivi, di cui non si avvertiva l’imminente necessità, ma che si fanno comunque ricordare senza infamia né lode.

Tra questi, possiamo certamente annoverare il movimentato The Next Three Days, opera terza del regista e sceneggiatore premio Oscar Paul Haggis, che dirige un ispirato Russel Crowe in un thriller sul filo del rasoio, non all’altezza delle sue precedenti fatiche (Crash – Contatto fisico, Nella valle di Elah), ma se non altro superiore alla media.

Dopo Kick-Ass, ci troviamo di nuovo faccia a faccia con il buon Nicolas Cage, questa volta protagonista assoluto di Drive Angry, tamarrissimo action-movie in tre dimensioni che fa il suo (sporco) lavoro con dignità rivolgendosi ad una precisa fascia di pubblico. Oltre a Cage, ritroviamo anche la Amber Heard già vista in The Ward.

Poteva essere interessante, ma finisce per essere del tutto innocuo, anche Lo stravagante mondo di Greenberg, diretto da quel Noah Baumbach – socio fidato del geniale Wes Anderson – che conquistò pubblico e critica grazie ai suoi Il calamaro e la balena e Il matrimonio di mia sorella, quest’ultimo con la superstar Nicole Kidman. L’efficace interpretazione di Ben Stiller non riesce a tenere viva l’atmosfera di un film anonimo e monocorde, che vorrebbe colpire la sfera emotiva degli spettatori, finendo per risultare pedante e dispersivo.

Spazio anche per il cinema italiano con la commedia C’è chi dice no di Giambattista Avellino, che prova – in modo ambiguo e non del tutto convincente – a dire la sua circa la “piaga” delle raccomandazioni nel mondo del lavoro, e il dramma storico Rasputin di Louis Nero, noto sperimentalista, già autore dei discussi Hans e La rabbia.

Solo sei le uscite della terza settimana di aprile, eppure ce n’è per tutti i gusti: horror, commedia, animazione e adrenalina.

Si comincia con Scream 4, nuovo attesissimo capitolo del franchise concepito da Wes Craven e dallo sceneggiatore Kevin Williamson nella seconda metà degli anni ’90, reo di aver sconvolto per sempre i dettami del genere horror, alterandone l’essenza e i contenuti. Analogamente ai primi tre episodi della saga, anche questo alterna frequentemente ironia e suspense, citazionismo e parodia, con un risultato non sempre piacevole e talvolta irritante. Il terrore visto in chiave moderna non provoca particolari sobbalzi sulla poltrona e già dopo i primi cinque minuti la nostalgia del prototipo originale del ’96 prende il sopravvento. Un’inespressiva Neve Campbell non aiuta certo a risollevare il morale e la pellicola scivola via come un qualsiasi altro horror di mezza tacca. Un po’ come nel caso del già citato The Ward di Carpenter…

Altro pezzo grosso del weekend è Nanni Moretti con il suo Habemus Papam, commedia agrodolce che segue le vicende del cardinale Melville, neoeletto papa, caduto in depressione al momento di proclamarsi ai fedeli. La stragrande maggioranza dei nostri quotidiani lo inneggiano come un capolavoro, ma il sottoscritto non la pensa allo stesso modo. Un’opera senza dubbio coraggiosa e audace, ma che appare stranamente incompleta, con diversi spunti narrativi che lasciano con l’amaro in bocca. Ottimo, comunque, il reparto attoriale, con uno straordinario Michel Piccoli e un Moretti più ispirato che mai.

Da segnalare il cartoon Rio di Carlos Saldanha, distribuito da 20th Century Fox, gli action Limitless e Faster e la commedia Se sei così ti dico sì di Eugenio Cappuccio, con un inedito Emilio Solfrizzi versione cantante e una Belen Rodrìguez alla seconda esperienza cinematografica dopo il cinepanettone Natale in Sudafrica.

Si avvicinano le vacanze di Pasqua e anche il penultimo weekend del mese propone una vasta scelta di titoli. I più interessanti sono senza dubbio L’altra verità, grande ritorno alla regia del veterano Ken Loach, alle prese con un racconto drammatico con protagonisti due amici mercenari al soldo del governo per fare lavori sporchi in zone di guerra, World Invasion, action-movie fantascientifico incentrato su un’invasione aliena, e El Cantante, onesto musical interpretato dalle blasonatissime pop star Jennifer Lopez e Marc Anthony.

Totalmente da dimenticare, invece, le brutte prove di Cappuccetto rosso sangue, versione orrorifica ad opera di Catherine “Twilight” Hardwick della celebre fiaba per l’infanzia, e Faccio un salto all’Avana, esordio alla regia di Dario Baldi con degli opachi Enrico Brignano e Francesco Pannofino.

Concludiamo la nostra carrellata con un ultimo weekend abbastanza deludente in quando ad uscite, tra le quali si annoverano, senza eccessivo entusiasmo, Thor di Kenneth Branagh, tratto dall’omonimo fumetto della Marvel Comics, Source Code, seconda fatica registica del figlio d’arte Duncan Jones, con Jake Gyllenhaal e Michelle Monaghan, e ben 5 prodotti nostrani: I baci mai dati di Roberta Torre, presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Diciottanni – Il mondo ai miei piedi, opera prima della nota attrice Elisabetta Rocchetti, Malavoglia di Pasquale Scimeca, Notizie degli scavi di Emidio Greco, con Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini, e Il sesso aggiunto di Francesco Antonio Castaldo.

Nella speranza di essere riusciti a coinvolgervi con il nostro resoconto, vi esortiamo a consultare la postilla di cui sotto che raccoglie, in sintesi, il meglio e il peggio del mese.

Appuntamento ai primi di Giugno!

THE BEST: L’altra verità di Ken Loach: non ne abbiamo parlato molto, ma il miglior film di questo mese, ad insindacabile giudizio del sottoscritto, è proprio quello di Ken Loach.

Duro e spiazzante quanto basta per rimanere impresso nella memoria come un fulmino a ciel sereno.

THE WORST: Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwick: se scegliere il miglior film del mese è stato un compito tutto sommato facile, altrettanto non si può dire per la scelta del peggiore.

Non volendo infierire ulteriormente sulla già pessima accoglienza del nostro Faccio un salto all’Avana, decidiamo di mandare alla ghigliottina Catherine Hardwick e il suo Cappuccetto rosso sangue, responsabile di essere riuscito a ridicolizzare anche un attore solitamente impeccabile come Gary Oldman. Qui si sfiora davvero la blasfemia!

Francesco Manca


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