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Le Vere Cause della Vittoria di Donald Trump | Perri e Komlos

Creato il 09 aprile 2019 da Salperri @salperri17
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Perché ha vinto Trump? | La vittoria di Trump non è solo frutto di un voto di protesta, ma è il risultato di trasformazioni politiche e sociali in atto negli USA da più di trent’anni.
La vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2016 è stata determinata dal cambiamento della maggioranza di tre stati “contendibili” che sono passati dal votare il Partito Democratico a votare per quello Repubblicano. Tuttavia, ridurre questo risultato ad un voto di protesta oltre ad essere semplicistico risulta essere completamente sbagliato. La presidenza Trump è il risultato di una serie di dinamiche sociali ed economiche che si sono sviluppate attraverso più di tre decadi e che hanno trasformato profondamente la società americana, in modo probabilmente irreversibile.

L’onda lunga del Reaganismo

La vittoria di Ronald Reagan e le sue due amministrazioni consecutive hanno rappresentato un punto di svolta nella società americana. Dal punto di vista delle politiche economiche il messaggio era semplice quanto efficace, “meno tasse per tutti”. Appare evidente che una riduzione delle tasse per tutti vuol dire un guadagno in termini relativi per i grandi contribuenti ed un vantaggio modesto per la classe media e nessun vantaggio per i poveri. La logica economica che poteva giustificare una tale politica era la seguente, una riduzione delle tasse per i ceti alti avrebbe provocato un incremento delle somme disponibili per gli investimenti, riattivando gli “spiriti animali” e rimettendo in moto il motore neoclassico della crescita economica. La successiva crescita economica scaturente avrebbe investito a “cascata” anche le altre classi sociali. Più investimenti, più posti di lavoro, più ricchezza in generale. Un modello di sviluppo orientato ad una visione iper-liberista (Ravitch, 2017) dove, dal punto di vista sociale, chi non riesce a cogliere le opportunità “del paese delle opportunità” merita di essere povero in senso dispregiativo. La realtà è stata ben diversa. La concezione del c.d. “stato minimo” non solo ha coinvolto la protezione sociale dei meno abbienti, ma ha riguardato ad esempio, la deregolamentazione di vari settori tra i quali quello finanziario, ponendo sostanzialmente le basi per quelle manovre spericolate che hanno causato le recenti crisi finanziarie. Anziché riversarsi a cascata sulle classi inferiori, le grandi risorse disponibili a favore delle classi abbienti, sono state investite nel processo di acquisizione di maggior potere, quali ad esempio il lobbing ed il controllo dei media. Di fatto l’acquisizione di ricchezza ha innescato un processo volto all’acquisizione del potere che serve per influenzare la produzione legislativa per ottenere maggiore ricchezza. Non è un fatto secondario che queste politiche siano state successivamente perpetrate con continuità anche dalle amministrazioni Democratiche[1].

Aspettative e Realtà

Le ipotesi alla base delle scelte economiche Reaganiane erano già alla base prive di fondamenti teorici convincenti, le dinamiche in atto nell’economia mondiale ne hanno anche accentuato gli effetti discorsivi. Uno dei cardini di queste politiche, era l’ipotesi che i maggiori profitti avrebbero innescato investimenti (e consumi di fascia alta), in realtà il processo di “finanziarizzazione” dell’economia (Hein, 2012) ha fatto sì che i maggiori profitti semplicemente uscissero dal circuito produttivo, diventando rendite, oppure che fossero investiti al di fuori degli Stati Uniti. Contestualmente in quella fase arrivava impetuoso l’ingresso sul mercato delle merci provenienti dai paesi a basso costo, che invadevano i mercati statunitensi. La risposta a questi fenomeni complessi era semplice, cercare di flessibilizzare ulteriormente il mercato del lavoro interno attaccando e depotenziando i sindacati. L’episodio del licenziamento di 11.345 controllori di volo rappresentò un passaggio che determinò la fine dell’influenza dei sindacati negli Stati Uniti (Mishel, 2012). Queste dinamiche ormai innescate erano impossibili da arginare. Maggiore potere alle lobbies, maggiore influenza sulle decisioni legislative. A Reagan successe Bush Sr. e successivamente Clinton, entrambi hanno sottovalutato l’impatto dell’ingresso della Cina nel WTO, impatto che è stato devastante, il settore manifatturiero è stato distrutto e il ceto medio con esso, i posti di lavoro sono stati “esportati” e il deficit commerciale è cresciuto (Acemoglu et al., 2016; Pierce and Schott, 2016).
Questo può essere considerato il primo passaggio nel quale la classe media statunitense ha finito per considerare come equivalenti le politiche economiche repubblicane e quelle democratiche, creando una nuova dicotomia: establishment-popolo (Ferguson et. al 2018). A questa dinamica ormai in atto si è sommata la transizione dalla grande industria pesante a quella IT che ha acuito la disarticolazione del mercato del lavoro rendendo estremamente vulnerabile la classe operaia povera e scarsamente istruita. Nel contempo, il ritorno dei repubblicani alla casa bianca non provocava cambiamenti, l’amministrazione di Bush Jr si caratterizza per ulteriori deregolamentazioni e soprattutto per l’elargizione di soldi pubblici nei confronti di banche e banchieri (Komlos, 2018). L’amministrazione Obama, seppur lodevole per i tentativi di intervento in tema di assicurazione sanitaria per le classi meno abbienti, non ha rappresentato una vera e propria inversione di tendenza dal punto di vista della distribuzione della ricchezza. Ad esempio, Obama ha reso permanenti i tagli fiscali decisi da Bush Jr continuando l’elargizione di denaro verso le grandi banche (Scheiber, 2011), la sua scarsa distinguibilità dai repubblicani è stata accentuata dal fatto che ha confermato in alcuni ruoli economici chiave gli uomini nominati da Bush[2].

Un tappeto rosso per Trump

Per capire la situazione economica e sociale degli stati americani che hanno determinato la vittoria di Trump bastano pochi dati. Il reale reddito familiare medio in Ohio, Wisconsin e Michigan è ancora di 5.900, 6.000 e 9.300 dollari al di sotto del suo livello alla fine del 20esimo secolo[3]. Tutti e tre gli stati hanno registrato un tasso di mortalità per overdose più elevato rispetto alla media nazionale nel 2015 (Hedegaard, Warner and Miniño, 2017). Gli Stati Uniti sono l’unico paese ricco a sperimentare un aumento della mortalità negli ultimi tempi. I più colpiti sono gli uomini bianchi con un’istruzione di livello medio basso (Case and Deaton, 2017). Nel 2015 ci sono stati non meno di 6,7 milioni di persone (il 2,7% della popolazione adulta) “attenzionate” dal sistema giurisdizionale negli Stati Uniti; questo include persone scarcerate sotto condizione o in libertà vigilata e 2,2 milioni di persone detenute (Bureau of Justice Statistics, 2015). Questo è il più alto tasso di incarcerazione del mondo: con il 5% della popolazione mondiale, gli Stati Uniti hanno il 23% dei suoi prigionieri (Hartney, 2006). Nel 2014 ci sono stati 0,9 milioni di fallimenti. Tra le conseguenze sociali più devastanti basta evidenziare i 9,3 milioni di proprietari che hanno perso la casa tra il 2006 e il 2014 (Realtytrac.com, 2014; Kusisto, 2015; U.S. Bankruptcy Courts, 2017). Nel 2017, 45 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà, il 15% della popolazione, mentre altri 15 milioni di persone vivevano leggermente al di sopra della povertà, definita come il 100-125% della soglia di povertà (Hokayem and Heggeness, 2014) e quindi sono da considerare tra quelli che vivono in una condizione di maggiore stress e di paura nei confronti del futuro. Questi risultati sono le conseguenze di un lungo periodo nel quale i benefici della crescita sono andati in un’unica direzione come mostra la Figura 1, ovvero verso le classi più ricche.

Figura 1.Tasso di crescita del benessere 1979-2011

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Conclusioni: perché Trump, perché adesso

Donald Trump ha compiuto un miracolo politico, un miliardario che è riuscito a presentarsi come un nemico dell’establishment e amico dei bianchi americani del Rust Belt ridotti in povertà. La sua campagna elettorale ha avuto gioco facile, l’America profonda, spaventata e depressa voleva essere difesa e protetta da un “uomo forte”. Donald Trump ha dichiarato di voler lottare contro la globalizzazione riportando in patria le aziende che avevano delocalizzato, propone dazi, e presenta nemici esterni sulla base dei quali compattare i propri sostenitori (musulmani e migranti in generale). Grazie a questi annunci è riuscito a coalizzare una vasta platea di grandi finanziatori, che hanno infuso nella sua campagna un ammontare di risorse senza precedenti[4] (Ferguson et. al 2018). Paradossalmente Trump vince proponendo la stessa ricetta che ha portato gli Stati Uniti a questo punto, meno tasse e un sistema ancora più sperequato, che tolga quelle poche protezioni rimaste ai poveri. Un programma economico illogico e pericoloso, senza fondamenti ne teorici e ne empirici che può spianare la strada a guerre commerciali (e non solo) a povertà diffusa, ad instabilità interna ed internazionale[5]. Ma tutto questo non ha fermato gli americani dallo sceglierlo perché egli è riuscito a fare presa sui c.d. “hot buttons” dell’elettorato, mentre Hillary Clinton definiva “deplorabili ignoranti” i bianchi americani poveri e scarsamente istruiti che protestavano, veniva da loro identificata come contigua ai “poteri forti”, alle banche ed alle lobbies. Mentre Trump si dichiarava “amo quelli scarsamente istruiti” gli mostrava un futuro radioso, mirabolante e impossibile, che loro hanno deciso di scegliere, nonostante tutto.
*Professore Emerito, Università di Monaco; Visiting Professor, Università della Carolina del Nord di Chapel Hill. Contatto: [email protected]
**Professore a contratto di Politica Economica, Università Magna Graecia di Catanzaro (Italia). Contatto: [email protected]
Riferimenti bibliografici
Acemoglu, D. et al. (2016) ‘Import Competition and the Great US Employment Sag of the 2000s’, Journal of Labor Economics, 34(51), pp. 141–198. Available at: https://economics.mit.edu/files/11560.
Bureau of Justice Statistics (2015) ‘Correctional Populations in the United States’. Available at: https://www.bjs.gov/index.cfm?ty=pbdetail&iid=5870.
Case, A. and Deaton, A. (2017) ‘Mortality and morbidity in the 21st century’, Brookings Papers on Economic Activity. Available at: https://www.brookings.edu/bpea-articles/mortality-and-morbidity-in-the-21st-century/.
Ferguson, T., Jorgensen, P., & Chen, J. (2018). Industrial Structure and Party Competition in an Age of Hunger Games: Donald Trump and the 2016 Presidential Election. INET WP n. 66, January 2018.
Hartney, C. (2006) ‘US Rates of Incarceration: A Global Perspective’. Available at: http://www.nccdglobal.org/sites/default/files/publication_pdf/factsheet-us-incarceration.pdf.
Hedegaard, H., Warner, M. and Miniño, A. M. (2017) ‘Drug Overdose Deaths in the United States, 1999-2015’, NCHS data brief, (273). doi: 10.1016/j.neulet.2010.07.040.
Hein, E. (2012) The macroeconomics of finance-dominated capitalism and its crisis. Edward Elgar Publishing.
Hokayem, C. and Heggeness, M. L. (2014) Living in Near Poverty in the United States: 1966–2012. Available at: https://www.census.gov/prod/2014pubs/p60-248.pdf.
Komlos, J. (2018) ‘The economic Roots of the Rise of Trumpism’, CESinfo Working Paper Series, 6868.
Kusisto, L. (2015) ‘Many Who Lost Homes to Foreclosure in Last Decade Won’t Return – NAR’, Wall Street Journal. Available at: https://www.wsj.com/articles/many-who-lost-homes-to-foreclosure-in-last-decade-wont-return-nar-1429548640.
Mishel, L. (2012) ‘Unions, inequality, and faltering middle-class wages’, Economic Policy Institute.
Pierce, J. and Schott, P. (2016) ‘The Surprisingly Swift Decline of US Manufacturing Employment’, American Economic Review, 106(7), pp. 1632–1662. Available at: https://www.aeaweb.org/articles/pdf/doi/10.1257/aer.20131578?doi=10.1257/aer.20131578.
Ravitch, D. (2017) ‘Big Money Rules’, The New York Review of Books. Available at: http://68.77.48.18/RandD/Other/Big Money Rules – Diane Ravitch (NY Rev of Books, 2017-12-07).pdf.
Ravitch.com (2014) Foreclosure & Foreclosed Homes. Available at: https://www.realtytrac.com/mapsearch/foreclosures/.
Scheiber, N. (2011) The Escape Artists: How Obama‘s Team Fumbled the Recovery. New York: Simon & Schuster. Available at: https://www.simonandschuster.com/books/The-Escape-Artists/Noam-Scheiber/9781439172414.
S. Bankruptcy Courts (2017) Bankruptcy Cases Commenced, Terminated and Pending. Available at: http://www.uscourts.gov/sites/default/files/data_tables/bf_f_0331.2017.pdf.
Valli, V. (2018). The Economic Consequences of Donald Trump. In The American Economy from Roosevelt to Trump (pp. 163-180). Palgrave Macmillan, Cham.
[1]
L’abrogazione del Glass-Steagall Act del 1933, che separava le banche tradizionali da quelle d’investimento, è stata promulgata dal presidente Clinton nel 1999 (seppur su proposta del Congresso a maggioranza Repubblicana).
[2]
Ad esempio, Timothy Geithner, nominato da Bush Jr. presso la Federal Reserve di New York era un ex amministratore delegato di Goldman-Sachs (e membro del gabinetto di Bill Clinton) oppure Robert Rubin, in pratica, Obama si è affidato ad un ex incaricato repubblicano nella posizione cruciale di segretario del tesoro non dando nemmeno l’idea di un vero cambiamento.
[3]
Altri Stati limitrofi nei quali il reale reddito familiare medio è ancora inferiore al suo livello di fine del 20esimo secolo includono Indiana, Kentucky, West Virginia e Virginia.
[4]
In particolare lo studio di Ferguson, Jorgensen e Chen (2018), dimostra che l’esito elettorale è stato profondamente influenzato dai così detti “late contributions” ovvero quelli giunti a Trump nelle ultime settimane precedenti le elezioni.
[5]   Non a caso Ferguson, evidenzia come alcuni dei finanziatori di Trump gli abbiano già voltato le spalle contribuendo alla vittoria dei Democratici in Senato https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/how-money-won-trump-the-white-house. Beto O’Rourke in Texas, nonostante la sconfitta, è stato il candidato Democratico che ha avuto i maggiori finanziamenti nelle recenti elezioni di mid-term.

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