Legend di Brian Helgeland: la recensione

Creato il 07 marzo 2016 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Londra ai piedi dei gemelli Kray

Tom Hardy si sdoppia e mette a disposizione la sua presenza scenica per Legend, una pellicola che racconta la vicenda dei gemelli Kray, famosi criminali dell’East End londinese. E’ evidente che il film risenta di una mancata coerenza stilistica, spaziando dal romantico al gangster movie, dalla parodia al dramma. E questi continui alti e bassi fanno sì che Legend perda un po’ di mordente e di coinvolgimento.

Negli anni Sessanta nessun criminale era più temuto e ammirato dei gemelli Kray. Reggie era affascinante e con un gran fiuto per gli affari, mentre Ronnie era irrazionale e schizofrenico.

Film indubbiamente atteso, soprattutto per vedere cimentarsi in un doppio ruolo Tom Hardy, Legend disattende parzialmente le aspettative. Difatti il regista Helgeland non riesce a trovare (già dalle prime inquadrature) la giusta misura per approcciare un film di questo tipo, ovvero un prodotto di genere che cerca disperatamente di distanziarsi da una definizione prestabilita. Tuttavia tale scelta si rivela controproducente e non aiuta il naturale svolgimento della storia. Legend mette a disposizione dello spettatore troppa carne sul fuoco e proprio per questo motivo gli argomenti trattati appaiono solo lievemente accennati, superficiali approfondimenti, che, approcciati diversamente, avrebbero dato una direzione ben precisa al prodotto. C’è l’amore tra Reggie e Frances, la scalata al potere criminale londinese da parte dei due gemelli, il lato oscuro della delinquenza che fa a cazzotti con la “volontà” di rigare dritto, la schizofrenia di Ronnie e il suo rapporto speciale con Frances; tutti temi che potrebbero costruire singolarmente una vicenda interessante. Tali argomenti vengono gettati in un confusionario calderone, accompagnati da un commento musicale straordinario, ma anche da una voce fuori campo assolutamente non necessaria, che tarpa le ali alla pellicola e non le permette di spiccare il volo.

Tutto ciò ruota attorno all’interpretazione da caratterista navigato di Tom Hardy, un attore in grado di separare in modo netto le due psicologie (agli antipodi) dei gemelli Kray, senza scadere nella macchietta forzata. Hardy diviene così un affascinante e arrogante gangster con il fiuto per gli affari e uno psicopatico paranoico con mire sanguinarie. Una prova attoriale difficile ma ambiziosa, che conferma la sua bravura e la sua versatilità. Purtroppo Legend vive e muore con Hardy e, nonostante qualche virtuosismo stilistico, non riesce pienamente a raggiungere il suo obiettivo. Eppure il compito appariva semplice: realizzare un classico gangster movie dal sapore accattivante e vagamente retrò, senza infarcirlo di temi collaterali approfonditi maldestramente. Helgeland lavora di cesello, scalpello e scenografia, costruisce la forma e la consegna in mano a Hardy, che la sa maneggiare, ma che oltre un certo limite non può spingersi. Il problema della pellicola, oltre quello di essere “diversamente” gangster, è che gli attori che ruotano attorno ai gemelli si limitano a svolgere il compitino, non riuscendo a gestire l’empatia di due personaggi così impattanti e portatori sani di contraddizioni.

Uscita al cinema: 3 marzo 2016

Voto: **1/2


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