Legge Levi e la cultura in Italia

Creato il 09 settembre 2011 da Lafenice

  
 non volevo parlare di Issue politiche su questo spazio web che è il mio blog, soprattutto perché la politica non riguarda il mondo della letteratura.. Almeno fino al momento in cui non arriva lei, la legge Levi. Ed allora devo fare uno strappo alla regola e parlarne. Almeno per questa volta. 


Non potrò mai dimenticare il mio professore di letteratura italiana delle medie. Ci ripeteva sempre “se volete imparare a scrivere, leggete. Se volete aprire la vostra mente iniziate dai libri”. Nella mia famiglia, poi, i libri sono intoccabili: non si rovinano, si prestano solamente a persone affidabili, si conservano con cura, e si possono sciupare solamente leggendoli
Mia madre, soprattutto, ha sempre avuto una passione sfrenata per la lettura: da quando ho memoria, ha un romanzo diverso sul comodino, pronto per essere letto. In questo, evidentemente, le somiglio molto: c'è sempre un libro a riempire i miei momenti vuoti.
Sapete, ho sempre ascoltato con un certo sconcerto chi si lamentava del basso indice di lettura italiano comparato con gli altri stati europei o del resto del mondo. Perché?
Leggere, in Italia, è un'attività di nicchia, riservata ad una élite che può permettersi di spendere 25 euro a libro, élite quindi che può permettersi un vero e proprio bene di lusso, perché è proprio di questo che stiamo parlando.
Vedete, a mio avviso, alla base di questa legge che ritengo assolutamente fuoriluogo oltre ad essere ridicola (come se questo fosse il problema fondamentale di uno stato come il nostro, signori miei), c'è proprio un'erronea concezione di cultura.
La cultura è un bene di valore inestimabile, oltre ad essere il motore del mondo intero. Senza cultura non può esistere la conoscenza. Senza conoscenza non c'è il progresso. Senza il progresso, signori miei, moriremmo ancora per un raffreddore o condanneremmo, ancora, le streghe al rogo.
Il fatto che un libro costi una ventina di euro non lo rende di maggior valore, lo rende semplicemente meno appetibile per quel consumatore che non può permettersi di pagare così tanto per un comprarlo, magari perché deve procurarsi del cibo, pagare l'affitto, o spendere più di un'euro e sessanta per un misero litro di benzina. 
Ho sempre comprato libri durante i periodi di sconto proprio per questo motivo. Spesso non si paga per il libro, o per la storia in sè e per sè, si paga per arricchire un marchio, un marchio che della fruibilità della cultura non si interessa nemmeno.
Perché in Italia non si legge poco solamente perché siamo un paese di ignoranti che preferisce la compagnia di un televisore a quella di una storia. Si legge poco perché, purtroppo, non è un'attività aperta a tutti.


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