Les Misérables

Creato il 09 febbraio 2013 da Alesya @Alesya

"Do you hear the people sing?"
La strada del ritorno è quieta e silenziosa, ma tu puoi riuscire ancora a sentirlo: è il fracasso di tavoli e sedie che volano giù dalle finestre, il vento delle bandiere issate sulle barricate per benedire il grido della rivoluzione, il fragore dei cannoni che si abbatte sul sogno di una generazione nata troppo tardi, o forse troppo presto; il cuore di Les Misérables di Tom Hooper continua a battere a lungo dopo la visione, un tamburo che risuona incessante nella testa e ti lascia dentro l'eco delle tantissime voci che animano l'appassionata storia firmata da Victor Hugo.
Storicamente prolifico anche se poco favorito in tempi recenti, per non perdere l'amore del grande schermo il Musical ha lottato strenuamente contro sé stesso fino a dividere i suoi sostenitori, costretti a scegliere fra l'opportunità di abbandonare la grammatica classica per l'ebbrezza della sperimentazione ( Moulin Rouge, Across The Universe) o supportare la forza del canone grazie a una confezione visivamente compiacente ( The Phantom of the Opera, ChicagoMamma mia!): privo della gioiosa frenesia di Lurhmann come dello sfarzo dorato di Schumacher il lavoro di adattamento fatto sull'amatissimo musical di Claude-Michel Schönberg, familiarmente conosciuto come Les Mis e da quasi trent'anni in cartellone nel West End, cerca il punto d'incontro definitivo fra le due vie in un prodotto che vuole guardarsi allo specchio con fierezza e difendere la propria identità, trovando un registro che un' estremizzazione eccessiva avrebbe rischiato di soffocare.
Più opera popolare che vero e proprio Musical, Les Mis si adegua al linguaggio cinematografico senza mai dimenticare le proprie solide radici teatrali, mantenendo col palcoscenico un legame che non solo non risulta molesto alla visione ma diviene anche parte integrante della potente messa in scena: in una Francia quasi del tutto ricostruita dove i colori saturi della CGI e l'artificiosità delle scenografie mantengono intenzionalmente il proprio tocco fittizio, un cast d'eccezione ha rinunciato alle accomodanti registrazioni in studio per cantare dal vivo e in presa diretta ogni singolo pezzo, imponendosi uno sforzo fisico che sposato alla tragicità dei personaggi ha dato vita a interpretazioni da brivido.
Seguendo l'esempio del regista di Evita Alan Parker, Hooper realizza un dramma dalle ambizioni operistiche che segue con rigore il libretto salve pochissime battute di dialogo( non si comprende la scelta italiana di scomodare i doppiatori per un minutaggio tanto irrisorio), riducendo l'inevitabile straniamento che il passaggio repentino dal parlato al cantato produce spesso nelle pellicole di genere.
Il valore di questa scelta, che vede assoli irraggiungibili sporcarsi con voci rotte dal dolore e dal pianto, viene definitivamente consacrato da una regia che sceglie il primo piano come mezzo assoluto, in un azzardo già sperimentato nel precedente The King's Speech e non scevro da polemiche: non v'è dubbio che l'uso della tecnica finisca per togliere in parte slancio alla ricchezza del comparto tecnico, ma il sacrificio è ben compensato da un viaggio emotivo e passionale che sembrava impossibile da raggiungere anche conoscendo la materia del romanzo.
Con la camera quasi cucita addosso e pressati da claustrofobiche inquadrature gli attori non vacillano nel loro impegno canoro neanche per un attimo, usandolo piuttosto come arma essenziale per restituire sincerità ai tormenti dei protagonisti e accrescere le sfumature delle loro performance: la fame e la vertigine degli abitanti di Montreuil sono anche le nostre mentre tremiamo sulle note dell'energica at the end of the day, così come il malcontento e la disillusione dei parigini scritti negli occhi azzurri del piccolo Gavrosche e scanditi dalla trascinante look down - beggars, fino a trascinarci nella lotta per la libertà col canto della rivolta do you hear the people sing?

Anne Hathaway è davvero brava come dicono e la disperazione della sua Fantine è lacerante, ma Hugh Jackman è un Jean Valjean altrettanto intenso e convincente, pronto a conferire al personaggio il carisma necessario e a rendere il suo viaggio di redenzione( culminato nell'estenuante confessione who am I ? ) indimenticabile. Bravo anche Russell Crowe nei panni dell'Ispettore Javert, in un interpretazione più rigida e trattenuta rispetto a quella degli altri colleghi ma del tutto funzionale all'uomo di legge costantemente in bilico fra spietatezza e rettitudine( particolarmente evocativa la sua camminata sull'orlo del cornicione durante l'esecuzione di stars), mentre per quanto grotteschi al punto giusto gli infami Thenardier vengono parzialmente compromessi dal look e dalla recitazione di Helena Bonham Carter: ormai intrappolata nel typecasting di ispirazione burtoniana, l'attrice inglese interpreta Madame Thenardier come la sorella bionda della Mrs Lovett di Sweeney Todd, tritacarne compreso.
La nuova generazione non intende comunque passare inosservata: se Amanda Seyfried è perfetta per incarnare il candore e la dolcezza di Cosette, il ruolo della ruvida Eponine viene vestito con grazia assoluta da Samantha Barks, che con una fin troppo limpida esecuzione si dimostra subito avvantaggiata dalla sua esperienza nel cast originale dell'opera. Senza dimenticare i piccoli Daniel Huttlestone e Isabelle Allen, anche loro provenienti dal musical e per questo assai spigliati nei panni di Gavroche e della piccola Cosette, la vera sorpresa sono gli studenti rivoluzionari Enjolras(Aaron Tveit) e il Marius di Eddie Redmayne, giovane attore  britannico in ascesa che con Empty Chairs and Empty Tables ci fa piangere tutte le nostre lacrime e ci regala forse la migliore interpretazione del personaggio mai vista sullo schermo.
Potremmo passare ore a discutere di quanto l'impianto teatrale possa essere superiore, ma il cinema ha regole che il palcoscenico non conosce e nella sua nuova dimensione Les Misérables di Tom Hooper raggiunge con certezza il suo obiettivo: difficile ricordare di essere ancora seduti davanti ad uno schermo mentre i Miserabili ci avvolgono col loro canto d'amore, libertà e speranza, abbattendo definitivamente la barriera dell'artificio.

ps:
1)Oscarometro-Anne Hathaway deve vincere perchè è bravissima. Hugh Jackman spacca anche lui, ma il Lincoln di Daniel Day-Lewis è un avversario quasi impossibile da battere.
 2)Ok, ognuno ha diritto di andare al cinema e di vedere ciò che gli va come di non apprezzare il film scelto, ma essendo inciampata in una serie di critiche tutte concentrate sulla questione "è brutto perchè CANTANO", sento il bisogno di puntualizzare qualcosina: 1) A colui che odia i Musical e che è capitato in sala per caso - carissimo, io lo capisco che i biglietti per Django e per Lincoln (che mi sono piaciuti entrambi tantissimo eh) erano finiti o che magari hai voluto tentare in extremis e senza successo di superare il tuo astio per il genere, ma non puoi dare la colpa di tutto questo a Les Mis e lamentarti di continuo per il fatto che cantano sempre: sai com'è, Les Mis è un MUSICAL e in quanto musical, YOU KNOW, cantano sempre e c'è poco da fare, fattene una ragione. 2) A colui che odia i Musical ma è finito in sala per accompagnare amici/fidanzate/mogli/parenti vari: - carissimo, capisco perfettamente il tuo conflitto interiore, ma non puoi lamentarti col cosmo del fatto che Les Mis è brutto solo perché cantano sempre: renditi conto, se amici/fidanzate/mogli/parenti si ritrovassero al tuo posto e ti accompagnassero a una bella proiezione de I Mercenari, come ti sentiresti se nel bel mezzo del film iniziassero a lamentare "che noia, sparano sempre, perché Stallone e Schwarzy non posano il mitra e iniziano a ballare la quadriglia con Chuck Norris"?Ecco, dipingi quest'immagine nella tua mente e pensaci bene prima di inveire SOLO contro il canto nei musical, lo dico per te.
Del perché il film non vi sia piaciuto ne possiamo parlare tranquillamente eh, ma gli spettatori di cui sopra si facciano un esame di COSCIENZA prima di sparare a zero solo e soltanto sulla questione canto, PLEASE.


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