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Lettera a zio Steve dopo aver letto The Outsider

Creato il 30 ottobre 2018 da Diletti Riletti @DilettieRiletti

Caro Zio,

ti sono vicina da quanto ? non saprei, avevo circa 13 anni quando ti ho incontrato e da allora non ti ho lasciato mai. Fa un bel po’ di tempo e di fedeltà, non trovi?

Ho iniziato a leggere The Outsider in inglese e, nonostante le mie lentezze dovute alla scarsa conoscenza della lingua, ero totalmente assolutamente follemente innamorata di quello che tu, zio Steve, avevi partorito. Volevo non smettere di leggere mai, gridare ai quattro venti quanto fosse bello e contemporaneamente tenere tutto per me, il mio tesssoro, come direbbe Gollum. Sì, perché hai riempito le prime 200 e passa pagine di promesse, mentre costruivi ambiente e personaggi reali alle prese con l’improbabile, quando non con l’impossibile. Il tuo, il mio Terry Maitland, in base a prove e testimoni certi è colpevole, non può essere altro che colpevole. Ma non può essere altro che innocente in base ad altre evidenze e testimonianze altrettanto degne di fede. Vedi, zio caro, come mi barcameno per non rivelare nulla della trama.

In pratica, mi ripetevo, hai scritto uno di quei romanzi in cui il lettore è costretto a metterci del suo, a collaborare, spremendosi le meningi, ad una soluzione del caso –crimine o mistero che sia- che spieghi effettivamente cosa è successo, senza ricorrere al soprannaturale. Sia chiaro, non è che io non ami il risvolto soprannaturale, come avrei potuto seguirti fin qui, altrimenti ? Solo che davvero mi avevi fregata alla grande con un inizio, un buon quarto del libro, travolgente.

E poi, dopo queste bellissime, avvincenti, affascinanti pagine, la delusione : non ce la fai, zio. È più forte, sembra essere più forte di te. E a questo punto ho avuto un attacco di nervi da fidanzata delusa.

Non che non me lo aspettassi, anche non conoscendo il tuo penchant, zio Stevie: già soltanto dalla copertina l’Uomo Nero doveva esserci per forza. Ma, come detto, per intensità e costruzione psicologica dei personaggi e per come tutto ciò è ancorato alla vita reale, ci sono cascata con tutti e due i piedi. Come dici? non è la prima volta che lo fai. Ma certo, è vero, ma ammetterai che di solito lo stacco non è così netto, brutale, direi. Oh capperi (e ho detto capperi, non f*cking shit) mi sono ritrovata a dire ad un certo punto, sbattendo il muso senza troppa delicatezza contro il mostro di turno, ma sto leggendo Stephen King ! …e non dei migliori, ho aggiunto dopo un po’. Perché il tutto sembra scivolare verso il già visto, verso la noia totale di dialoghi, inutili descrizioni, ripetizioni e pessime idee in generale. Persino il cattivo, il Male tra i mali, diventa respingente quanto una bancarella di abiti frusti e fuori moda, avvolta da un odore vago di muffa e naftalina. Quel che è peggio, in alcuni momenti sfiora il ridicolo, come certi film horror dai trucchi scenici così superati da perdere qualunque valenza orrorifica. Il tutto ancora sepolto da una marea infinita di chiacchiere. A tavolino. A tavolino ? E no, dài, zio!

Ora dillo a mammà, su. Resterà tra noi due. Che a un certo punto ti sia stancato mi pare evidente: sembra che tu abbia avuto una bellissima idea iniziale e non abbia saputo come diavolo andare avanti. Succede anche a me, sai. E infatti mica mi pubblicano. E quindi, dimmi,  chi ti ha scritto la seconda parte ? Figli, moglie, Ralph Malph, chi ?


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