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Lettera al Presidente

Creato il 30 luglio 2011 da Fabiosiena @alternativadem
presidente della repubblica italiana, presidente giorgio napolitano, capo dello stato,

a cura di Claudia Petrazzuolo

S.E. Sen.Giorgio Napolitano
Quirinale Roma 
Ex compagno Presidente, 

A volte sul far della vecchiaia nel mentre che si sta lì in una pausa di lavoro, la mente corre i suoi sentieri senza motivi altri che concedere a se stessa un poco di riposo, ed è così che mi sono ritrovato a correre dietro ad un pallone in quel di Firenze sui prati delle Cascine, a quel tempo ancora praticabili per estemporanei incontri di calcio tra studenti universitari.
Ricordo un collega del ns. gruppo che più che giocare amava fare l’arbitro; questi, prima di ogni partita, di solito scontro tra studenti di facoltà diverse e/o di nazionalità diversa, ci riuniva a centro campo e ci esortava ad essere corretti e sportivi. Lui era fatto così, amava dare un tocco di serietà ad ogni cosa!. Ma Lei sicuramente immaginerà, Ex Compagno Presidente, quanto 22 ragazzi, nel pieno delle loro forze, non ancora liberi, come al giorno d’oggi di dare sfogo all’eccedenza di ormoni, fossero poco ligi al fair play sportivo e quanto, quindi, sfogassero liberamente la loro foga nel colpire indifferentemente pallone e avversario.
Un particolare posto occupa nella mia mente l’episodio che ci vide penalizzati da un calcio di rigore molto oltre il novantesimo. Era successo che nel mentre si giocava il capitano della squadra avversaria fosse stato chiamato d‘urgenza a bordo campo da un suo collega che lo accusava di avergli rubato la fidanzata, la discussione era durata diversi minuti quindi avevamo ripreso a giocare segnando un gol sul finire del tempo regolamentare. A quel punto ed a partita ancora in corso, il capitano della squadra in svantaggio fermò il gioco e chiamando a testimone quasi ogni spettatore dell’incontro, convinse il nostro collega a far continuare il gioco oltre il limite regolamentare. Finì che perdemmo una partita in realtà vinta.
Bene, tutto normale, tutto come in ogni parte del mondo… , qual’era dunque ed allora, il problema? L’arbitro-collega convinto di dover dare saggio e parvenza di imparzialità, seguendo una sua particolare tendenza, tutto faceva tranne che essere imparziale, nel senso che ogni Sua decisione era, nel dubbio, comunque sempre presa a nostro danno.
Questo fatto, inizialmente accettato come una eccentricità ci portò nel tempo a chiederci che diavolo facesse o se addirittura ad inizio di ogni partita non trovasse un nascosto accordo con la squadra avversaria, tanto che, alla fine, finimmo per convincerci che non di un vezzo si trattava quanto di una malcelata e sempre più evidente ribellione ad una frustrazione inconfessata: danneggiava, forse anche inconsciamente, noi per non confessare a sé stesso che avrebbe voluto essere uno dei giocatori in campo in una squadra, invece, in cui figurava solo come riserva.
Risultato? Smettemmo di giocare, ciascuno coltivò interessi diversi e oggi ci ricordiamo di lui non per il bello, che pur ci aveva unito, ma per il solo fatto che era un pessimo arbitro.
Compagno Presidente, la mente ha ragioni che la ragione a volte non riconosce, perdoni se ho inteso render La partecipe di alcuni miei ricordi e voglia comprendere la stanchezza di un compagno del Suo ex partito.

Con osservanza
Io, POCO IMPORTA IL NOME, cittadino di questo paese e membro di questo popolo.


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