Magazine Politica

Lettera al presidente giorgio napolitano

Creato il 11 settembre 2011 da Fabiosiena @alternativadem

 

Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame… è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi

(Gino Strada)

Caro Presidente Giorgio Napolitano,

sono un suo cittadino, o cittadina che sia valgo per tutta la popolazione italiana ovvero per 61.030.127 italiani (dato aggiornato ad oggi www.italiaora.org), persone che come Lei vivono in questo bel paese. Sono un cittadino come lei della nostra cara Italia. Le scrivo, pregandola di leggere fino in fondo, come io ascolto sempre tutte le sue parole, per chiederle se lei ha mai avuto problemi ad andare oltre la terza settimana, se sa cosa vuol dire sopravvivere più che vivere. Le chiedo anche se le è mai capitato di rinunciare ad una cena una tantum per comprare le scarpe al figlio che cresce, o un vestito che aveva visto in vetrina per comprare i libri al figlio che ricomincia la scuola, o un cinema ogni tanto per mandare il figlio alla festa di compleanno del suo amico, o a rimandare una TAC privata a pagamento perché la fila al CUP era di troppi mesi e a pagamento e in quel momento non se lo poteva permettere e allora rimandi e rimandi e speri che il tuo disturbo passerà, che non è niente di grave e poi scopri che non è così (è successo ad una mia amica, cancro al seno!).

Caro Presidente, sa cosa vuol dire prendere la liquidazione di 10 anni di lavoro e decidere di aprirsi una piccola attività in proprio? Se vuole le posso dire il nostro calvario, si nostro mio e di mio marito. Superati tutti gli ostacoli burocratici finalmente 13 anni fa abbiamo alzato la saracinesca della nostra piccola autofficina 40 mq, ne eravamo tanto orgogliosi, tutti i nostri sacrifici erano li in quei 40 mq, nel frattempo è arrivato il nostro primo figlio e con tanti altri sacrifici siamo andati avanti. Molte volte, per pagare tutte le tasse che arrivavano, rimanevamo senza soldi ma eravamo felici ugualmente, pensavamo che era solo questione di tempo e le cose sarebbero andate meglio. Per un periodo è stato cosi, poi un bel giorno arriva il commercialista che in modo confusionario ci spiega la storia dello studio di settore, ci dice inoltre che se non ci adeguavamo saremmo incorsi in controlli, al che la mia risposta è stata ben vengano i controlli, non trovo giusto pagare tasse su soldi non incassati. Credevo di essere stata chiara, ma forse non abbastanza: dopo 2 anni mi vedo arrivare una bella letterina dall’Agenzia delle Entrate, la quale mi comunicava che non avevo versato varie tasse. Non può immaginare il panico del momento ho chiamato subito il commercialista chiedendo spiegazioni. Non la faccio troppo lunga, non vorrei tediarla, non solo mi aveva fatto lo studio di settore, lo aveva anche sbagliato inserendoci in un contesto di grande officina. Non siamo riusciti a bloccare la dichiarazione per tempo, abbiamo dovuto chiudere il nostro sogno e mentre impacchettavamo tutto, io ero incinta della seconda figlia. Era dicembre, lo ricordo come se fosse ieri, ogni singola chiave che mettevo apposto mi scendeva una lacrima. Sono passati tre anni, mio marito per fortuna ha trovato lavoro, io no, siamo riusciti a pagare solo una parte di quello che ci veniva chiesto dalla Gerit, per il restante, circa 3.800 euro, ci hanno ipotecato casa in tre anni e siamo arrivati a circa 8.000 euro. Mi dica Lei, gentilmente, come può una famiglia monoreddito con 2 figli poter pagare certe cifre. Lei sa cosa significa arrivare alla terza settimana e non sapere cosa mettere sul piatto dei propri figli e dei nipoti che ogni tanto vengono a trovarci? Ascolti la nostra voce, non faccia finta anche lei che va tutto bene. E penso alla mia amica che mi ha detto che lei con 1.400 euro, due figli e la casa ipotecata non può tranquillamente arrivare a fine mese. Ho

visto due bimbi che parlavano tra di loro, sa, loro sono il nostro futuro, dicevano: “tatatatatatatataaa”, mi sembra che loro abbiano le idee chiare. E vissero felici e contenti? Chi può dirlo… E mi viene in mente l’altra mia amica, lei debiti fortunatamente non ne ha! E già è tanto, ma è monoreddito, da tre anni rientrata in Italia, non riconosce più il paese di una volta. Con una madre malata terminale, con due figli adolescenti , beh di certo o muori oppure impari tecniche che rientrano letteralmente nella sfera del paranormale. E penso a Franca, lei che non vedrà più nessuna alba nemmeno dal paradiso, perché sa che suo figlio disabile subirà ogni anno che passa ingiustizie circa i tagli sociali, alla scuola e sanitari. E penso al piccolo Alessio che quando chiede alla mamma Maria un giochino che costa 5 euro, ci ripensa e le dice: “mamma vero che se ti cerco quel gioco, te mi dici che ci esce mezzo kilo di carne macinata o due chili di pane?”, e a quella stessa mamma che per colpa di quella cambialetta si è vista fidi allegati al mutuo della casa che dalla sera alla mattina hanno visto raddoppiare il debito. Se solo la banca avesse aspettato qualche giorno…

Ho tanti amici, si, molti e molti ricordano con affetto il suo predecessore Sandro Pertini, come grande uomo, un Esempio da seguire, con il suo messaggio d’amore per la gente, tutta la gente, di qualsiasi forma e colore viva.

Se avessi una bacchetta magica, chiederei il NO al taglio del sociale, un NO agli aumenti sulla sanità, la agiterei con forza per un NO alla libertà di licenziare, e uno STOP alla vendita dei beni ipotecati facendo accurati controlli delle varie situazioni. Chiederei inoltre alla mia bacchetta magica uno scioglimento di questo Parlamento, e metterei Lei, caro Presidente al Governo con un gruppo di tecnici apartitici, che cambino le regole, con un occhio di riguardo per la povertà e dettando regole precise a chi in futuro prenderà le sorti del paese, tagliando molti privilegi e stipendi, e legando allo stipendio base premi al raggiungimento di un programma ben preciso, una sorta di MBO.

In fin dei conti noi italiani non abbiamo una storia rivoluzionaria (tolta la Resistenza che non si può definire rivoluzione ma Lotta di Liberazione Nazionale), la Germania ed il Nord Europa hanno avuto la loro rivoluzione religiosa, la Francia ha tagliato le teste dei monarchi, in Gran Bretagna si parla di diritti civili dal 1600, in Russia il movimento operaio ha conquistato il potere con una Rivoluzione. Forse non siamo un popolo di stupidi, ma un popolo instupiditi, intorpiditi, ci va bene un pò tutto, basta che non ci rompano troppo le scatole. Chissà, forse qualcuno sta portando avanti un esperimento per vedere fino a che punto l’italiano sopporta la cancellazione dei propri diritti civili, fino a che punto è disposto a sopportare il sopravvivere con un salario basso ed un costo dei servizi sociali sempre più elevato. Lo Stato o il Sistema Stato, chiamalo come vuoi, non ha paura di manifestanti con le tende in piazza Navona, le spazza via quando vuole. Il Sistema ha invece paura di una parte della popolazione che ha un lavoro, porta i bambini a scuola ogni giorno, continua la vita sociale di sempre e nel frattempo organizza una lotta contro l’invasione armata nel territorio (Val di Susa ed i No-tav), stratificata in tutti i settori della società e per questo la reprime senza pietà senza far passare notizie.

Riconosco ad ogni modo le responsabilità nelle scelte del popolo Italiano e non lo assolvo per questo, ma sinceramente non mi sento nemmeno di inchiodarlo alla croce e Le spiego perché: sono i nostri politici ad aver tradito la nostra fiducia, e quindi un popolo intero e continuano a farlo ogni giorno, imperturbabili e sicuri della loro impunità. Quando buona parte del popolo diventa Dipietrista, Berlusconiano, Leghista ossia di queste entità NON-PARTITO, scaturite dall’apatia, la disaffezione e la sfiducia in quelli che una volta erano i partiti tradizionali, allora qualcosa non funziona più, il giocattolo s’è rotto. Queste entità possono dare l’impressione che rappresentino l’opportunismo, la vendetta, l’arroganza, il mercatismo, l’intolleranza, l’arrivismo, il giustizialismo, l’ignoranza, il razzismo e si mascherano dietro

le parole “Giustizia, Buon Governo, Pulizia nella vita politica, Riforme e chi più ne ha più ne metta”, ma sono rappresentate da un ex magistrato che dopo aver cercato di combattere la corruzione ed il malaffare si è tolto platealmente la toga e si è politicamente schierato suscitando più di un ragionevole dubbio sul suo ex-status “super partes”, da un industriale della Comunicazione che non ha fatto altro che proteggere i propri interessi (al prossimo rimpasto di governo aspettiamoci il rimpiazzo con una velina, con tutto rispetto per la sua professionalità da velina) attraverso la politica, ad un italianissimo del Nord celtico, che già ai suoi albori esordì dando prova della sua ignoranza scambiando quello che sarebbe diventato il suo inno (a prestito, molto a prestito considerando che è un simbolo dell’Italia redenta) e cioè il “Va Pensiero” dal Nabucco verdiano, con il coro dei “Lombardi alla Prima Crociata”! Ecco, questi sono alcuni dei nostri rappresentanti politici. D’altronde gli Italiani (non è e non deve essere una scusa), esacerbati dalla continua corruzione, dall’arroganza, dall’attaccamento alla poltrona, dagli scandali, dagli sperperi, dalle ruberie e quant’altro c’è di peggio perpetrato dai vecchi partiti tradizionali, hanno pensato bene di rivolgersi a queste entità NON-PARTITO che avrebbero dovuto o meglio dovrebbero risolvere i problemi immediati (lavoro, sicurezza, vera giustizia lotta alla criminalità, alla corruzione, alle ruberie, al clientelismo, alle truffe, ai ricatti, alle mafie e quant’altro sta distruggendo l’Italia come un tumore maligno, molto cancerogeno). Ma infine sono sempre loro, reimpastati,

reinventati, trasformasti, camuffati, riproposti e quindi il prodotto o meglio il risultato non cambia. Non c’è più speranza, purtroppo! I loro privilegi non si toccano, ma si taglia sulla scuola, sulla giustizia, sulla lotta alla criminalità osteggiando con leggi assurde il cammino della legalità, del sapere, della formazione di menti, del vivere civile e di quant’altro che già non si sappia! Quando in vaste zone del territorio italiano i cittadini onesti sono terrorizzati dalla prevaricazione dei delinquenti mafiosi e non solo quelli, quando il sapere e la scuola sono ridotti a brandelli dalla riforma di una pazza scatenata, quando un concentrato d’uomo nella sua immensa incapacità nel colpire il fannullone che comunque continua a fare quel che vuole, distrugge e calpesta anni di conquiste dei lavoratori perché considera

“privilegio” ciò che è un diritto sacrosanto, acquisito con anni di lotta, invece di far si che tutti i lavoratori “meritevoli” ne godano in ugual misura, quando i sindacati sono ormai trasformati in lobbies asservite al potere nel timore di perdere i privilegi a scapito di coloro che dovrebbero proteggere (è d’obbligo un esempio: le carceri scoppiano di detenuti, il personale penitenziario è allo stremo e l’ultimo accordo sindacale è stato quello di aumentare le ore di lavoro degli addetti, con turni massacranti, mentre qualche migliaio di agenti penitenziari sono dislocati, o meglio

imboscati da sempre nei ministeri ed in altre sedi sparse per l’Italia alla faccia di coloro che consumano la loro vita nelle sezioni carcerarie, inattaccabili e inamovibili, collocati dal clientelismo politico, e ti esce dal cuore “signori sindacalisti, dove state, caro signor Brunetta, dove stai, dove vivete tutti quanti?! E questo , si badi, è solo un piccolissimo esempio), dico allora, come si fa a non aderire a “gruppi antipolitici italiani” o “politici Italiani, vergognatevi”, insomma ad una sorta di catarsi, di ribellione per cercare di dire BASTA a questo schifo? Ma

magari si riuscisse a fare qualcosa, anche se ho i miei seri dubbi credendo che rimarrà solo una flebile speranza! Si provi a leggere il libro “LA CASTA”. Io sono riuscito a scorrere le pagine fino a metà ma poi ho dovuto smettere sentendomi disgustato, oltraggiato, offeso, squassato nell’animo, vilipeso deriso da questi personaggi. Basterebbe far rintuzzare a questi nostri esimi dipendenti (e si perché sono nostri dipendenti) onorevoli, parola per parola, quanto riportato con tanto di nomi e cognomi, fatti, riscontri per fare pulizia una volta per tutte e risanare finalmente le sorti di questo vituperato paese. Nel frattempo dovremo cercare, nostro malgrado, di trasmettere ai nostri figli e quanti verranno dopo, l’onestà, i valori della vita,la storia, il sacrificio di chi ci ha preceduto nel costruire quanto questa gentaglia sta distruggendo, l’arte, la cultura, la musica, la poesia, il culto della vita e tutto ciò che ha significato la nostra Italia per il mondo intero. Nonostante tutto sono orgoglioso di essere Italiano. Mal rappresentato ma sempre

orgoglioso.

Sono un italiano onesto e in tutta onestà penso che ai nostri figli dobbiamo dire la verità: e cioè che non c’è più speranza. Non almeno in una ‘civiltà’ – come la nostra – dove il mercatismo e il denaro in generale assumono lo scopo ultimo di una vita ormai avvilita e degradata al puro dato economico-finanziario.  Ciò non ci deve impedire -contemporaneamente – di insegnare loro ciò che invece è stato tramandato da millenni di Cultura, di Letteratura, di Poesia, di Musica, di Filosofia, d’Arte – più in generale: vale a dire che l’umanità non è riducibile a quella sfera monodimensionale legata a processi di produzione, di scambio, di relazioni finanziarie che l’Attualità vorrebbe esaustiva e significativa dell’esperienza umana. Questa infatti è estremamente più ricca e complessa di qualunque ‘mercato globalizzato’ ed afferisce questioni antichissime come la Prossimità, l’Amicizia, l’Amore, lo Studio, l’Onestà, il Coraggio, l’Onore, la Generosità ed infinite altre cose non contemplate nei manuali dei nostri ‘Bocconiani’ doc…

Si tratta di insegnare loro la cultura della ribellione allo status quo, della ‘Resistenza’ al Nulla che avanza.

Si tratta di farne delle sentinelle, delle scolte di guardia agli ultimi baluardi di un mondo che – viceversa, nell’incoscienza generale – è destinato ad implodere tra orrendi spasmi di dolore e di morte. Saranno loro a passare il testimone e a costituire una nuova generazione di ‘combattenti’. Ed è questa, forse, l’unica speranza… Resta il fatto che nella Stimmung del ‘Ribelle’ riposa il convincimento che quasi certamente non gli riuscirà di cambiare il mondo, ma che nemmeno il mondo riuscirà a cambiare lui. E non mi pare cosa da poco. Schiena diritta ed un po’

di orgoglio! Il resto…all’Inferno!” Il mio anelito è che i nostri Onorevoli ogni tanto ci leggano e si rendano conto del nostro comune pensare, ma l’anelito rimane tale, soprattutto nella consapevolezza che a leggere i nostri pensieri potrebbe esserci sempre gli stessi, ahimè. E anche da qui nasce il pensiero che non c’è più speranza…Non credo che la nostra ‘classe dirigente’ sappia o voglia autoriformarsi: non ha categorie politiche né culturali per farlo (dal latino colere, “coltivare”, nel senso di “coltivare” l’animo umano nonché nella sua concezione antropologica) oltre al fatto che il parlamentarismo liberal-borghese ha totalmente esaurito il suo compito nella Storia (se mai ne abbia avuto uno in termini positivi dalla Rivoluzione di Francia sino ai giorni nostri) e debba dunque essere destituito, ripristinando un governo (dal verbo latino gubernare, ‘reggere il timone’, a sua volta derivato dal greco kybernán) che insieme al territorio e alla sua popolazione rappresenti uno degli elementi costitutivi dello Stato. Stato… questa parola mi fa pensare a quell’insieme di stati che compongono la Scandinavia, dove senza scendere nei dettagli di come funzionano il loro sistema dell’occupazione, il reddito di cittadinanza, la diffusione della cultura (eh si perché mi hanno riferito che la cultura li è considerata una risorsa principale e la Svezia per esempio ha  livelli d’istruzione più efficienti ed alti al mondo) e dello sport, i sistemi di energia pulita, la differenziata, le attività ludiche e professionali (gratuite fino ai 18 anni), diritto alle cure dentistiche fino ai 18 anni, contributi ogni tre mesi, università spesata, contributi per i ricercatori, insomma il più efficiente womb-to-tomb system al mondo,  la domanda mi nasce spontanea: MA CHE STRANI PAESI…. TUTTO COSI BELLO… DA FAVOLA! Ma più che favola, e tutto sommato anche loro hanno i loro problemi, direi che fondamentale è l’attenzione che hanno per la persona quel quid in più che si traduce in qualcosa di più definito, tangibile e certo. Insomma, credo che una nazione con 450.000 km quadrati di territorio e 9.000.000 di abitanti (in questo caso la Svezia) sia di gran lunga più gestibile rispetto ad un’altra con 300.000 km quadrati e 60.000.000 di persone come l’Italia. Non è certo cosuccia da poco, ma lì sono “customer oriented”, orientati al Cliente! Mi piacerebbe che anche qui si adotti questo orientamento, in fondo non mi pare poi così brutto desiderare di vivere in

paradiso, qui in Italia.

“Ogni Persona che lavora

deve avere diritto

non dico alla ricchezza,

non m’interessa neanche

preferisco essere

una persona semplicissima

ed avere amicizie reali e leali,

ma deve avere diritto

ad una vita DECOROSA.”

LETTERA AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :