Lettere al serial killer: la pazienza a un limite?

Creato il 05 maggio 2013 da Paolo Franchini

Spostato Greg,

lasciami subito dire che mi chiamo Charles Clarence Conference e che sono impiegato all’Archivio dello Stato della California, a Burbank. Non è che la mia carriera lavorativa sia poi stata fulminante: sono comunque arrivato al sesto livello, che è un grado sufficiente per non cascare nell’annientamento della mia autostima. Direi che, ad oggi, il vero grosso problema è il mio capo ufficio, Kelp Mortmunder, che tutti i faldoni degli Stati Uniti l’abbiano in gloria.

Non riesco proprio più a reggere le sue frasi sempre uguali, reiterate nel tempo, replicate all’infinito, con becera e spudorata insistenza. “Dopo di me, il diluvio, Signor Conference”, è comunque l’affermazione che non tollero più. Anche ieri,dopo aver frugato come una talpa nel seminterrato, raspando fra gli scaffali per trovare la pratica della ‘Dismessa Fabbrica di salatura delle anitre selvatiche’, me ne sono entrato nei venti metri quadrati di Kelp, zeppi di registri sulle vecchie fogne della California.

Il puzzo di Mortmunder ha invaso le mie narici , mentre mi strizzavo gli occhi invasi dalla polvere.

“Quarantacinque minuti, cronometrati,per recuperare un tomo da primo scaffale… Male, male”, ha borbottato il fetido Mortmunder. Poi si è alzato, andando verso la finestra che guarda sul cortile, colmo di detriti e antica immondizia, vicino alla vasca delle acque verminescenti. Le sue bretelle reggevano un paio di pantaloni da bonificare e il colore del suo collare ortopedico era di una tinta porca e sporca.

“Dopo di me il diluvio, Signor Conference”, ha sussurrato, con le lettere che gli uscivano in fila indiana. La pazienza ha un limite? Perspicace Greg, dimmi se mi devo convertire allo stoicismo o se la mia insofferenza ha il diritto di
reclamare giustizia.

Charles Clarence Conference

Maltrattato Charles,

sono dell’opinione che certe frasi, ficcate nella testa di un individuo che dovrebbe ficcarsele nel sedere, abbiano già un loro destino, una loro sorte, buona o cattiva , dipende. Ti chiederai cosa sto cercando di dirti. “Dopo di me, il diluvio, Signor Conference” deve diventare l’epitaffio di Kelp Mortmunder.

Il diluvio mi richiama un delirio d’acqua. Un farneticare di nubi color pece, una smania di goccioloni incontinenti,un vaneggiamento meteorologico. Bene, tu devi gradualmente infatuarti di queste immagini. Falle tue, penetrale. E quando sarai ben carico, fra un paio di settimane direi, aspetta che nel tardo pomeriggio se ne siano andati tutti i tuoi colleghi. Controlla che non sia ancora giunto il personale delle pulizie. E poi entra nell’antro del mefitico Kelp.

L’ esercizio mentale che ti ho raccomandato ti sorprenderà. Sarai un falco, poi un titano. Tramortiscilo con un mattone pieno, ben piazzato in un faldone. Ma guardati bene dal finirlo. Infila nel suo collare ortopedico una bella bottiglia di candeggina pura e poi trascinalo nel cortile. Occhio a non sporcarti con l’antica immondizia. Prima di gettarlo nella vasca delle acque verminescenti, zavorralo per bene con i detriti che troverai e, per sicurezza, sistemagli nella tasca dei pantaloni bisunti un qualche chilo di biglie di ferro. Non avere premura di andartene via. Stai ad osservare la magnificenza della vasca, sino a quando non vedrai l’ombra di una bolla affiorare in superficie. Solo in quel momento, solo allora, potrai pronunciare la fatidica
frase. “Dopo di me, il diluvio, Signor Mortmunder.

Greg Groggy Iron

Questa rubrica è ideata e curata da Carlo Cavalli. Nel caso, prendetevela con lui.


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