LETTONIA: Il “movimento dei russi d’Europa” contro le mire di Putin

Creato il 22 maggio 2014 da Eastjournal @EaSTJournal

Posted 22 maggio 2014 in Baltico, Lettonia, Minoranze, Slider with 1 Comment

Ha già un nome, “Movimento dei russi d’Europa” il movimento che vuole fondare il giornalista russofono lettone Igors Vatoļins, e che mira a riunire i russofoni che vivono in Europa e che si sentono filoeuropei.

Vatoļins, giornalista del quotidiano lettone in lingua russa “Čas” ha rivelato la sua intenzione di fondare questo movimento in un’intervista al programma di TV3 “Nekā personīga”. Vatoļins sostiene che finora le attività del “Nepilsoņu kongress”, il congresso che riunisce i “non cittadini” lettoni russofoni, hanno avuto l’effetto opposto rispetto all’obiettivo di integrare i non cittadini e la comunità russofona nella società e a difenderne gli interessi.

Per Vatoļins  le iniziative intraprese dal “Nepilsoņu kongress” e dai suoi leader come Gapoņenko, Girss e Lindermans hanno provocato l’effetto opposto: una ulteriore divisione fra la comunità russofona e quella lettone. Già nel 2011 Vatoļins, egli stesso membro del direttivo della Comunità russofona in Lettonia, aveva preso posizione contro l’organizzazione del referendum che chiedeva di rendere la lingua russa seconda lingua ufficiale in Lettonia.

La scorsa settimana il “Nepilsoņu kongress” aveva deciso di organizzare un concerto “Mēs gribam pārmaiņas” (Noi vogliamo il cambiamento), ma poi le dichiarazioni di Gapoņenko, uno dei leader del congresso, sulla volontà di trasformare il centro di Riga in una nuova Maidan, avevano spinto la polizia lettone a vietare il concerto.

Fatti di questo tipo, secondo Vatoļins diventano controproducenti per le comunità russofone in Europa. Per questo la creazione di un movimento di russi europeisti potrebbe far capire a Putin e alla Russia che una buona parte dei russi che vivono nei paesi europei sono favorevoli all’Unione Europea e si sentono per prima cosa europei e cittadini del paese dove vivono.

Dobbiamo scegliere se essere patrioti europei o la quinta colonna di Putin

“Penso che dopo i fatti di Crimea ognuno di noi debba scegliere, e dire se lui è un patriota lettone ed europeo. O se invece è un sostenitore dell’amministrazione Putin e pronto a servire il Cremlino, come una quinta colonna. E in caso di una guerra, se sono pronti a destabilizzare la situazione esistente.”

Il “Movimento dei russi d’Europa” è attualmente in fase di costruzione. Ci stanno lavorando una ventina di attivisti provenienti da diverse organizzazioni non governative, e l’obiettivo è quello di preparare fra un paio di settimane un documento che chiami a raccolta i russofoni filoeuropei ad unirsi nel movimento.

Un lettone su cinque sente vicino il rischio di una guerra nei baltici

La crisi fra Ucraina e Russia e l’aumento delle esercitazioni militari ai confini del baltico, sia da parte russa che da parte della Nato, sta ovviamente influenzando anche le opinioni e i sentimenti dei cittadini dei paesi baltici.

Per un lettone su cinque il rischio di una guerra nei baltici è concreto. Lo afferma un sondaggio effettuato dall’agenzia SKDS. Ma interessante è anche il risultato del sondaggio alla domanda su cosa l’intervistato farebbe in caso di effettivo scoppio di una guerra. Il 55% degli intervistati risponde che rimarrebbe in Lettonia, un altro 18% si dice pronto a lasciare il paese baltico, mentre il 26% non sa rispondere.

In Latgale, la regione con maggiore presenza della comunità russofona, e che si trova proprio al confine con la Russia, il 31% degli intervistati ha risposto che in caso un serio pericolo militare o di un invasione della regione lascerebbe il paese, mentre il 46% afferma di voler comunque rimanere in Lettonia. Molto più bassa la percentuale di persone che si dicono intenzionate a lasciare il paese fra i residenti delle altre regioni: a Riga il 14%, in Vidzeme il 17%, in Kurzeme il 18%, in Zemgale il 16%.

Per quanto riguarda l’età degli intervistati, i più giovani sono quelli più pronti a partire in caso di conflitto, il 32% degli intervistati fra i 18 e i 25 anni, mentre solo il 7% degli intervistati sopra i 55 anni lascerebbe la Lettonia. Per quanto riguarda le comunità linguistiche, il 14% dei lettoni prenderebbe in considerazioni l’ipotesi di emigrare in caso di conflitto, mentre la percentuale si alza nella comunità russofona, il 24%. Analoghi sondaggi sono stati effettuati anche in Lituania, dove in totale il 16% della popolazione lascerebbe il paese in caso di guerra.

Foto: balticanews

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