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Lev Tolstoj: la bellezza è precisione

Da Marcofre

Lev Tolstoj: la bellezza è precisione

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Sempre utile leggere i pensieri di un gigante come Lev Tolstoj. In fondo se vuoi scrivere devi leggere; meglio se ogni tanto frequenti anche un pezzo da novanta come lui.

Siccome un sacco di gente è terrorizzata dalla mole (sublime) delle sue opere, ne sta alla larga. Allora potresti cominciare a leggere “Tolstoj” di Piero Citati, dell’editore Adelphi. Poco più di 300 pagine mentre il prezzo è di 13 euro.

E che ci dice questo scrittore russo a proposito della bellezza? Leggiamolo!

Silenzio. Parla Tolstoj

Un’altra condizione della bellezza – la precisione, la nettezza dei caratteri. Bisogna escludere il vago e il complicato: sopprimere senza pietà «i passaggi poco chiari, prolissi, fuori luogo, in una parola tutti quelli non soddisfacenti, anche se fossero buoni in sé stessi”.

Queste frasi, estrapolate dal libro di Piero Citati, meriterebbero molto più di un semplice e tutto sommato stupido post. Ci dice qualcosa di parecchio interessante su come creare la bellezza nel testo. In una parola: precisione.

Questo cosa significa per me, per esempio? Che non si deve scrivere “Gli alberi”, ma “I platani”. A questo punto potresti chiederti:

E questo raggiungerebbe la bellezza? Questo sarebbe la condizione della bellezza?

Di più: siamo davvero certi che dove trovi “Gli alberi” non ci sia la bellezza, mentre se incontri “I platani” di certo la troverai ad attenderti a braccia aperte?

Il buono è un cattivo consigliere

No.
Però prepari il terreno.

Quello che molti non scorgono è esattamente questo: la bellezza non è un fulmine a ciel sereno. Non capita in testa come un vaso di gerani (potevo scrivere “di fiori”, e invece ho già assimilato la lezione del conte. Sono o non sono un allievo sopraffino?).

Si prepara.

Si costruisce.

Ma con quali criteri? Pure in questo caso il conte Tolstoj non ci lascia in mezzo al guado; ma ci parla.

Innanzitutto: via il vago (e fin qui ci siamo), e il complicato.

Ma come! Bisogna scrivere in quel modo là, e ci siamo capiti al volo di che si tratta. In quel modo che bisogna usare per essere presi sul serio, quindi scrivere in modo complicato perché tutto è complicato e poi il lettore deve capire al volo che ha a che fare con uno che conosce l’italiano.

Non è proprio così.

Che il mondo sia complicato è ovvio, e per Tolstoj lo era persino di più. Proprio per questo bisogna essere chiari, nitidi, precisi. Usare le parole giuste, senza perdersi in chiacchiere, giri di parole, luoghi comuni e altre scorciatoie che spesso si usano per sembrare alla moda. Per strizzare l’occhio al lettore e fargli così intendere:

Ma lo vedi o no, che la pensiamo allo stesso modo? Abbracciamoci, fratello!

E anche se sono in sé buoni, i passaggi si devono eliminare. Il buono in scrittura non è il criterio migliore per giudicare un paragrafo o un capitolo.

Lo riscrivo: il buono in scrittura non è il criterio migliore per giudicare un paragrafo o un capitolo. Occorre usare altri criteri, più importanti.

La precisione, la nettezza dei caratteri. E sia chiaro: è l’opinione di un grande scrittore. Non siamo tutti uguali. Esistono gli esseri superiori. Come Tolstoj.


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