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Libertà antica e moderna

Creato il 03 aprile 2016 da Propostalavoro @propostalavoro

L’individuo contemporaneo gode di una libertà di gran lunga superiore a quella dei suoi predecessori. Un punto di vista interessante spiegato in un articolo del quotidiano linkiesta.it a firma di Giovanni M. Ruggiero. Secondo l’autore “Le comunità antiche, che fossero le città stato greche o le tribù barbariche, erano comunità totalitarie, in cui il singolo era sempre asservito, in ogni sua azione, alle attese sociali. Gli organi sociali e politici avevano grandi poteri di controllo sulla vita del singolo, il quale di buon grado li accettava”. Ciò che rendeva queste costrizioni accettabili, secondo il punto di vista portato avanti dall’autore, era l’intenso grado di partecipazione dell’individuo antico alla vita pubblica. Egli infatti aveva la possibilità di partecipare in prima persona a molte occasioni politiche come assemblee, consigli, giudizi, elezioni. E poiché in queste società il criterio di cittadinanza era la capacità combattere, l’individuo conduceva una vita meno dedita alla sicurezza e più all'azione, più politica e guerriera e meno privata, più eroica e meno comoda.

Ma oggi le cose funzionano in altro modo. “Nel mondo moderno la libertà è diventata qualcosa di molto diverso dai tempi antichi. È diventata la libertà di usare e perfino abusare a piacimento del proprio giardino, senza che nessuna autorità esterna o superiore possa intromettersi, per qualsiasi interesse superiore e comune”. Ma siamo davvero così liberi? Secondo l’autore una volta liberi dalle costrizioni sociali degli antichi, abbiamo dovuto sottostare a una nuova schiavitù: il lavoro. “È appunto il lavoro che ci rende schiavi e liberi al tempo stesso. Siamo più indipendenti degli antichi rispetto alla società e proprio per questo dobbiamo guadagnarci il pane. Non più costretti a seguire un percorso evolutivo rigido come il guerriero tribale o cittadino antico, ognuno di noi deve inventarsi un mestiere, trovarsi un lavoro”. Il paradosso della modernità sarebbe proprio questo. Il sogno di libertà assoluta che si infrange contro il muro della necessità, quella di accettare i limiti della vita lavorativa adulta. Da qui il rifugio nel sogno privato, quello di una rinascita, di una seconda vita, libertà di uscire dalle secche del proprio destino che nell’epoca contemporanea sta sfociando nella psicologia del “mollo tutto e cambio vita”. E l’articolo si conclude così “Alla base di tutto questo riposa il sogno di piantare tutto, lavoro, coniuge e figli e aprire un baretto su una spiaggia caraibica”.

Sembrerebbe pertanto che questo sogno di una realtà altra rispetto alle contingenze e ai vincoli sociali sarebbe solo una forma di pensiero creato dalla nostra immaginazione e in particolare grazie alla capacità della nostra mente “di produrre rappresentazioni alternative, scenari immaginari, realtà mentali virtuali non sottoposte ai limiti esterni della realtà fisica e a quelli interni delle reazioni emotive”. Eppure ci sono molti casi reali in cui questo pensiero si è trasformato in azione. I giornali ci raccontano spesso di esperienze fondate sul mollo tutto e cambio vita. Il web è pieno di siti che ci offrono consigli utili su come farlo. Il sito mollotutto.com ci racconta di esperienze di questo tipo realizzate in diverse parti del mondo. Un argomento in voga già da un qualche anno ed è per questo che i media ne parlano. Anche noi di proposta lavoro ne parliamo già da un po’.

Insomma il punto di vista dell’autore sembra fermarsi alla rappresentazione mentale che di questa libertà possiamo farci, ma molti individui scaltri e fortunati sono andati oltre la realtà mentale. Ma c’è dell’altro. Oggi possiamo riflettere sui diversi livelli di libertà tra passato e presente e pensare a come realizzare concretamente il principio di autodeterminazione dell’individuo contemporaneo. Ma questa nuova libertà può solo realizzarsi in un nuovo modello sociale che evidentemente ancora non esiste se non in un “altrove”, mentale o geografico che sia.

Alessia Gervasi


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