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Libia:governo non riconosciuto in Cirenaica pronto ad accogliere migranti di Tripoli

Creato il 30 luglio 2019 da Marianna06

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Il ministero degli Esteri del governo libico “ad interim” non riconosciuto con sede in Cirenaica ha dichiarato la sua "piena disponibilità ad accogliere i migranti dalle aree degli scontri a Tripoli, in coordinamento con l'Esercito nazionale libico (Lna)", del generale Khalifa Haftar. "Il ministro degli Esteri, Abdul Hadi al Hweij, ha chiesto in un memorandum alla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) di fornire i luoghi, i numeri e le nazionalità dei migranti nei centri di detenzione di Tripoli, per trasferirli in luoghi sicuri e fornire loro tutto ciò di cui hanno bisogno", ha detto il portavoce del ministero, Omar Zarka, citato dal sito web informativo “Libya Akhbar”. Gran parte della regione storica della Cirenaica, che si estende nella Libia orientale, è amministrata da un governo detto "transitorio", non riconosciuto al livello internazionale, con sede ad al Baida, a metà strada fra le città di Bengasi e Tobruk, guidato dal premier Abdullah al Thinni. L’esecutivo “ribelle” è fedele al comandante Haftar, nominato “feldmaresciallo” dalla Camera dei rappresentanti, il parlamento libico nato nel 2014 e che da allora si riunisce nell’est del paese. Il 4 aprile 2019, il generale Haftar ha lanciato un’offensiva per conquistare Tripoli, la capitale della Libia situata nell’ovest del paese controllata dal Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (Gna), organo esecutivo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Gli oltre tre mesi di combattimenti hanno prodotto finora oltre mille morti, 5 mila feriti e 100 mila sfollati, secondo quando riferito dall'Organizzazione mondiale della sanità. Nelle scorse settimane un raid aereo delle forze di Haftar ha colpito un centro di detenzione per migranti a Tajura, a est di Tripoli. Le organizzazioni umanitarie e internazionali hanno chiesto più volte al Gna del premier Fayez al Sarraj la chiusura della struttura.
Le autorità di Tripoli hanno annunciato nei giorni scorsi la possibile chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti in Libia, a seguito delle continue critiche della Comunità internazionale sulle condizioni disumane in cui vengono arbitrariamente detenuti i migranti. L’eventuale chiusura dei centri di detenzione fa nascere diverse considerazioni: la prima è che l’impatto a livello nazionale sarebbe tutto sommato contenuto, dal momento che i centri controllati dal governo tripolino situati vicino alle zone dei combattimenti detengono circa 3.700 persone, a fronte di circa 800 mila migranti irregolari in tutto il paese; la seconda è di natura tecnica e riguarda l’effettiva fattibilità di una complicata operazione a guerra in corso, che richiederebbe il trasferimento (non è ancora chiaro dove) di migliaia di migranti attraverso corridoi umanitari sicuri; bisogna considerare l’ipotesi che le milizie che gestiscono “in appalto” questi centri di detenzione dal Gna - e che secondo alcune inchieste giornalistiche sarebbero colluse con i trafficanti - potrebbero anche essere contrarie alla disposizione di Tripoli; infine, andrebbe approntato un sistema per evitare che i migranti finiscano dai centri di detenzione "legali", cioè controllati dal governo, in altre strutture illegali gestite dai trafficanti. ( Fonte Agenzia Nova)

 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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