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Libri e calcio: connubio possibile?

Creato il 28 ottobre 2017 da Marcodallavalle
Libri e calcio: connubio possibile?
Ho sentito un aggettivo unito alla parola libri: pop. Cos'è un libro pop? Parrebbe essere un tipo di letteratura molto leggera, che strizza l'occhio ai non lettori e si pone come strumento per avvicinarli ai libri. Tutto questo l'ho letto in un articolo in cui si intervista Pierluigi Pardo, autore de Lo stretto necessario romanzo d'esordio di questo volto televisivo legato al calcio che credo sia ben conosciuto dagli appassionati. Appassionati che sono potenziali lettori di questa opera prima se consideriamo che il filo conduttore della trama è costituito dai mondiali di calcio del 2006. Sono dell'idea che i libri non vadano classificati in ordine gerarchico, che la lettura vada vissuta come una forma di libertà, di apertura verso ogni tipo di scrittura, con la consapevolezza che ogni libro letto sia un gradino verso forme più complicate, ma più ricche di letteratura.Quando alla domanda dell'intervistatore (qui l'articolo integrale) "Potrà un giorno la lettura essere popolare quanto il pallone nel nostro Paese?" è seguita la risposta di Pardo che recita "Credo di no..." con successivo riferimento alla possibilità che amanti del calcio possano diventare lettori grazie a libri come il suo, mi sono rabbuiato. E non per preconcetto, ma per una certezza: gli adulti non lettori desiderano restare non lettori. L'interessante operazione svolta anni fa da Luigi Garlando con i libri per ragazzi dal titolo Gol, che raccontava le avventure di una stramba squadra di calcio, aveva senso perché i giovani hanno maggiore possibilità di trasformarsi in futuri lettori, anche i più svogliati. Ma quanto è reale l'ipotesi che questo avvenga con uomini appassionati da sempre di calcio?

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