Libri/ Laterza (Ta). “C’ero anch’io. Tra storia e memoria”, di Raffaella Buongermino.

Creato il 06 maggio 2012 da Antonio Conte

Antonio Conte

Recensione di Antonio Conte - Il nuovo libro di Raffaella Buongermino “C’ero anch’io. Tra storia e memoria” è in grado di suscitare, anche solo da una semplice osservazione esteriore dell’opera, grandi suggestioni ed emozioni.

Mi è capitato infatti di essere stato proiettato come per magia, nei lontani racconti di mio nonno, allorquando narrava del suo periodo militare, che aveva trascorso in Libia, a Tobruck, probabilmente nei primi mesi del 1941. Alcune vicende che ora mi vengono all’attenzione erano relative ai suoi commilitoni, mentre in una triste giornata, erano in atto incursioni aeree e venivano bersagliati da raffiche dei mitra dell’aviazione inglese. Nei ricordi aveva descritto che i commilitoni venivano colpiti mentre erano nelle loro postazione tra le dune nell’atto di difendere i capisaldi: ma tutto saltava sotto i colpi: sabbia, pentole, elemetti e quant’altro.

Libro: “C’ero anch’io. Tra Storia e Memoria”

Ma è capitato, di essere avvinto dai ricordi, anche a mio suocero – avendolo semplicemente tra le mani il libro ed osservandone le foto. I suoi ricordi sono relativi ad alcuni momenti dei racconti del padre, anche lui protagonista delle vicende Africane in Egitto, credo pochi mesi dopo, ed in particolare la figura del generale Rommel, la “Volpe del Deserto”, e poi ancora un altro episodio in cui spiega, dal suo punto di vista, la successiva la resa, con gli onori da parte degli inglesi, delle truppe italiane comandate da Amedeo d’Aosta il 19 maggio 1941. Onori che sempre – secondo il racconto di mio suocero – sarebbero stati concessi per le drammatiche condizioni di vita e di precaria sussistenza e tuttavia di attaccamento al lavoro: quello della guerra. Sarei tentato di aggiungere che era questo per loro era quella guerra: nient’altro che un altro duro lavoro, come quello nei campi, in patria, in lotta contro la fame. Nulla sembrava essere cambiato dunque, o così (forse) è stato per mio nonno. Non ricordo infatti mai, da parte sua, citazioni di carattere politico e discorsi ideologici o d’altro genere che non fosse quello di svolgere un lavoro al meglio delle loro possibilità perchè questo era chiamato a fare: anche oltre la vita.

La copertina blu cielo e bandiera italiana, con una foto in primo piano rafffigurante 10 soldati in posa per una foto ricordo, con 365 le pagine patinate, alcune a colori con documenti, cartine e fotografie, danno subito un’idea chiara di cosa ci si può aspettare nella lettura del testo.  Eè stato pubblicato da Congedo Editore di Galatina (Le), al quale si rimanda per un eventuale ordine di acquisto: il costo è di 15,00 Euro. In copertina campeggiano anche due loghi: dell’Associazione Invalidi di Guerra di Taranto e del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia. Sulla quarta di copertina 6 foto d’epoca e un’immagine tratta da un manifesto di propaganda, come per ricordare che anche le mogli e le vedove, le figlie e le madri soffrono a casa insieme ai propri uomini in guerra, lontani.

Le storie di 41 uomini laertini, intervistati dall’autrice in circa due decenni o ai loro parenti, sono sapientemente raccolte in schede, queste sono corredate da copie di fotografie e documenti originali, i quali sono stati gentilmente concessi dagli stessi, quando ancora in vita, e dai loro familiari. A differenza di molti ricordi, questi sono stati finalmente affidati alla stampa per una memoria più duratura.

La lettura del testo è avvincente, superate di un fiato le sezioni dei ringraziamenti e delle referenze fotografiche si arriva ad una nota biografica dell’autrice, quindi la premessa affidata al Sen. Gerardo Agostini, Presidente dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra e della Fondazione. Le bellissime foto, come si è detto, si fanno subito notare mentre puntellano le prime letture. La prefazione è invece affidata al Prof. Vito Gallotta, Docente di Storia Contemporanea e di Giornalismo presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Segue una piacevole introduzione ed inquadramento storico del periodo tra gli anni trenta e cinquanta, da cui emergeranno poi le narrazioni personali dei laertini.

I valori di Patria, Libertà e Democrazia sono i compagni di lettura di questa meravigliosa gemma di storia locale: un punto di forza è la carica innovativa dell’iniziativa: il racconto stesso dei protagonisti si eleva a testimonianza, e quasi giustifica, di anni di profonde sofferenze umane, atroci dolori. Vi è anche la scoperta, per costoro, ma forse anche per il lettore, di un particolare senso dell’Onore e di sentimento forte verso la Patria.

La scoperta di questi nuovi valori, in questi uomini quando ancora giovani laertini, passa (si scopre nel testo) attraverso la storia personale di ciascuno: è quindi risultato importante l’attaccamento alla propria terra, alle relazioni familiari e sociali del paese, alla vita in campagna, tra i campi e gli animali, queste attività rappresentavano infatti l’unica fonte di sostentamento per la famiglia.

La storia che si legge nelle schede del libro di questi uomini di Laterza, ora in Arme, è davvero suggestiva a tratti epica, spesso emozionante. Ma citarne qualcuno significa far torto agli altri; vale la pena per il lettore, tuffarsi anchè esso nella narrazione, benchè episodica, di questi 41 viaggi: storia dei padri, dei mariti, dei propri compaesani, infine di italiani, di cui sarebbe necessario imparare ad onorarne sempre la memoria.

Ma vorrei citare due momenti particolari emersi nella lettura di quest’opera.

Il primo è relativo all’incontro fra laertini nel periodo bellico, quello delle grandi sofferenze, in cui si cercava di mantenere nitida la linea tra la vita e la morte; in questo luogo dei sentimenti incontrarsi come laertini significava un contatto vero e profondo con le proprie origini, significava evocare momenti spensierati, seppure duri, ma di pace e di vita, di sole caldo e di pioggia profumata dei campi; un’emozione impagabile che si saldava in un’amicizia senza fine tra essi, nella speranza di riabbracciarsi ancora una volta tra le piazze e le strade del paese natio: vera Patria e ragione di tutto.

Il secondo momento, particolamente bello che vorrei, in ultimo, citare di questo “fiume” di emozione, è relativo ad un epiodio in cui i laertini hanno dimostrato una italianità ancora attuale, questo esempio può essere ancora oggi modello e fonte di ispirazione nel momento in cui immaginiamo il nostro soldato all’estero. E, dunque eccolo. Dopo la fine delle ostilità in Grecia, si racconta in una delle bellissime pagine, i nostri soldati convivevano, anche per le lungaggini nel rientro in Patria, pacificamente con la popolazione del posto. Una convivenza divenuta poi cooperazione in quanto avrebbero realizzato una sartoria, trasferendo loro compentenze tecniche, queste ultime sarebbero state importanti per creare una piccola economia locale. Ne più ne meno di come ora tramite il CI.MI.C. (Civil Military Cooperation) si fa in modo da agevolare le popolazioni in difficoltà.

La lettura del testo di quest’opera prima, prima in quanto le interviste sono state spesso in “presa diretta”, prende. Si ha voglia di seguire il filo del racconto fino in fondo: ci si sente al fianco del protagonista, si impara a fare amicizia con sui, a perdonare le sue azioni, ed a soffrire con lui quando mutilato da una granata, dal gelo o ucciso dalla fame, piuttosto che dalle armi da fuoco.

L’Italia ha perso molti uomini, ma quelli che sono tornati ed hanno raccontatto, quelli che si sono impegnati nella narrazione di questi fatti, ci hanno insegnato cosa sia la Patria, la Libertà e la Democrazia: valori sui quali è sempre importante porre molta attenzione: per poter ogni volta tornare a Essi.

Antonio Conte


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