Licei di 4 anni

Da Simonetta Frongia
Tuttoscuola ha segnalato nei giorni scorsi che negli ambienti ministeriali circola la voce che si stia studiando l’ipotesi di ridurre la durata dell’istruzione secondaria superiore di un anno per i licei e gli istituti tecnici e professionali. All’origine del rumor starebbe una riflessione di carattere generale che il sottosegretario Marco Rossi Doria ha pubblicato sul suo blog riguardo all’opportunità di “riformare i percorsi scolastici in modo che - dalla prima elementare al diploma - durino in tutto non oltre 12 anni. In modo da far coincidere la maggiore età e la fine della scuola, come nei grandi paesi europei, in USA, in India, Cina e Brasile”. Rossi Doria però non dice come: se ripescando il modello Berlinguer (7+5), tagliando cioè un anno al primo ciclo, oppure quello targato Moratti, affacciatosi alla fine del 2001 e subito ritirato, che prevedeva la riduzione del secondo ciclo a quatto anni (8+4). Si può ritenere tuttavia che la preferenza andrebbe caso mai al secondo modello (alla cui origine, nel 2001, c’era stata una proposta avanzata da Norberto Bottani, e legata alla creazione di un robusto sistema di formazione tecnica superiore a carattere non accademico), anche perché più vicino a quello adottato nella grande maggioranza dei Paesi sviluppati: in Francia la secondaria superiore dura 3 anni (4 i licei professionali), 4 negli USA, 3 in Giappone, 2 in Spagna, 3 nella citatissima Finlandia. Rossi Doria ha posto dunque un problema reale e importante. Non si tratta della provocazione di un libero battitore ma della riflessione di un uomo di governo con vasta esperienza internazionale. Merita attenzione.  http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=27385 
Quella di ridurre di un anno il percorso di studi scolastico, anticipando per tutti gli studenti la maturità a 17 anni, non era un’idea personale del sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria: da indiscrezioni sempre più insistenti risulta che l’ipotesi sarebbe caldeggiata anche dal ministro Francesco Profumo, al punto che è stata già tradotta in un progetto di legge che entro un paio di settimane potrebbe già ricevere l’ok dal Consiglio dei ministri. Ed avere quindi molte più possibilità di essere trasformato in legge, poiché introdotto attraverso una corsia preferenziale. Secondo i promotori, l’iniziativa allineerebbe l’Italia in fatto di durata degli studi ai più moderni Paesi. Non la pensano così i sindacati, che all’unisono hanno posto subito i loro veti verso un riduzione che dopo le riforme Gelmini, contrassegnate dal taglio di ore e copresenze, priverebbe ulteriormente gli alunni italiani del tempo scuola. E i lavoratori del comparto di almeno 60 mila posti (tra docenti e personale Ata). Che aggiunti a quelli tagliati a seguito dell’approvazione della Legge 133/2008 potrebbero così arrivare a quota 200mila. Il volere dei sindacati, però, non sarà decisivo. A fare da ago della bilancia, con la maggioranza sicuramente disgregata su un argomento poco vicino alla politica e più attinente a logiche culturali-personali, sarà così l’opposizione parlamentare. Che non sembra disdegnare la proposta. In cambio, però, dell’approvazione di quell’organico funzionale, da tempo acclamato dai rappresentanti lavoratori, che salverebbe, di fatto, i 60mila lavoratori che andrebbero in esubero. Grazie, infatti, alla formulazione triennale dei carichi di personale, chi dovesse perdere la titolarità potrebbe rimanere in “sella” grazie ad una sorta di bonus della durata di tre anni scolastici che non fa scattare i trasferimenti perché slega l’assioma titolarità-posto libero. Terminato il triennio, il dipendente (docente o Ata) avrebbe comunque alte possibilità di rimanere titolare attraverso la conferma dello stesso organico maggiorato, rispetto alle reali necessità, ed anche perché nel frattempo qualche collega potrebbe essere andato in pensione. Di questo parere sembra essere Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Partito democratico, secondo cui “sarebbe giusto ridurre il percorso di istruzione a 12 anni per permettere ai ragazzi e alle ragazze italiane di non dover scontare un anno di ritardo rispetto ai propri coetanei europei, ma chiediamo al Ministro di discutere questo obiettivo coinvolgendo in modo ampio tutto il mondo della scuola e il Parlamento. E soprattutto – sostiene l’esponente del Pd - chiediamo che il taglio di un anno di istruzione non si traduca in un taglio degli organici per fare cassa, ma che il personale venga utilizzato per eliminare le ‘classi pollaio’, per ampliare l'organico per rispondere ai bisogni dell'offerta formativa delle scuole autonome e restituire il tempo tagliato dal precedente governo alla primaria e alla secondaria di primo grado, incrementando anche le attività di laboratorio e di lotta alla dispersione scolastica”. Insomma, se la cancellazione del quinto superiore dovesse servire per ridurre ulteriormente le spese per il comparto, il provvedimento non avrebbe molte possibilità di diventare legge. Se invece sarebbe solo una necessità di allineare il sistema di studi nazionale a quello degli altri Paesi - ad iniziare dalle vicine Francia e Germania, per non parlare di India, Cina e Brasile – , riducendo solo un po’ le spese generali, allora il discorso diventerebbe serio. E le chance di vedere anticipata la maturità al termine del quarto anno delle superori salirebbero vertiginosamente. Riuscendo nell’impresa di centrare in poco più di un anno quello che gli ex ministri Berlinguer e Moratti non sono riusciti a fare con un intera legislatura a disposizione. http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=34693&action=view  Ho pubblicato due articoli  di riviste serie e, che in parte concordano e si completano. A parer mio, però non si tiene conto di alcuni fattori: innanzitutto la riduzione sembra servire solo a far cassa e, quindi di nuovo una scelta più economica che pedagogica (come la questione delle promozioni "facili", che servono solo per non aumentare le spese scolastiche). In secondo luogo non ci sarebbe solo da ripensare - anche se giustamente- il tempo scuola, ma si dovrebbe soprattuto a "come" questo tempo scuola viene utilizzato quindi, concordo con chi dice che andrebbero incrementate le attività di laboratorio (ma realmente non solo sulla carta) e, andrebbe secondo me cambiato il modo di pensare alla scuola come "luogo" in modo da rallentare i fenomeni di dispersione, ma andrebbero rivisti anche i metodi di insegnamento e i rapporti scuola-famiglia. Ricordo, a tal proposito, che i ragazzi italiani sono quelli che passano più tempo nei banchi scolastici in rapporto sia all'orario mensile che annuale, però hanno meno ore di laboratorio, meno vacanze, meno "uscite extra scolastiche" e, a parità di titolo, meno preparazione e quindi meno competitività nel mondo del lavoro e della ricerca non solo in ambito internazionale ma dentro la stessa Europa. Questi sono fattori che devono far riflettere tutto il comparto scuola, mettendo da parte gli egoismi ed i meri interessi economici. Questa è la vera sfida.
Per dovere di cronaca inserisco il link al post di Marco Rossi Doria, che francamente pur con le critiche non è così male come qualcuno voleva far intendere: http://marcorossidoria.blogspot.com/2012/01/attese-possibili.html
 Doria  a termine del suo post, confessa:
 Forse non sono attese semplici da realizzare, ma sono possibili.
Io vorrei ricordare che i progetti per la scuola "devono" essere un po' utopici, poiché utopico è qualunque progetto educativo poiché esiste sempre lo scarto tra ciò che è la realtà della realizzazione educativa e quella che è, invece, l'ideale in educazione, ma bisogna tendere verso l'alto per poter realizzare buoni risultati, poiché questo scarto é inevitabile e saremmo in grado di realizzare sempre e solo una parte delle attese. Questo in qualche modo compenserà e se avremmo puntato in alto avremmo comunque realizzato già molto, ma se il progetto tende verso il basso l'unica cosa che potremmo attenderci è qualcosa di molto peggio.

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