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Licodia Eubea, Vizzini, Grammichele: un itinerario culturale nel cuore della Sicilia Orientale

Creato il 08 novembre 2019 da Viaggimarilore

Sono stata recentemente ospite della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Un'occasione importante, per me, di tornare in Sicilia, terra dei miei avi, ma terra a me quasi completamente ignota.

Il mio primo e fin'ora unico viaggio in Sicilia, infatti, risale al 2006, e fu veramente un volo d'uccello sulle principali mete dell'isola.

Ora, finalmente, ho avuto l'opportunità di concentrarmi su un settore dell'isola e di esplorarlo pian piano, come è giusto fare, per riuscire ad avere contezza di ciò che il nostro straordinario territorio offre.

Nel mio intenso weekend lungo in Sicilia in compagnia di Stefania di Memorie dal Mediterraneo ho avuto modo di esplorare alcuni borghi di cui non avevo neanche mai sentito parlare: Licodia Eubea, Vizzini, Grammichele: sfido chiunque non sia siciliano a dirmi che già li conosce!

Ma mi sono dilungata troppo. Partiamo.

Itinerario culturale nella Sicilia orientale: Licodia Eubea

Licodia Eubea è un borgo dalle origini antichissime: risalgono infatti al VI secolo a.C. i primi insediamenti e le prime necropoli, documentate nel piccolo ma prezioso museo civico archeologico "Antonino Di Vita" gestito dall'Archeoclub locale. Questa terra era abitata dai Siculi i quali vennero a contatto con i Greci che avevano colonizzato la costa. L'incontro delle due culture è raccontato proprio nelle vetrine del museo, in cui convivono accanto alle ceramiche di produzione locale a decorazione geometrica i vasi di produzione attica, ovvero ateniese, importati dai coloni greci. Un bell'esempio di convivenza e di compenetrazione culturale che nella Sicilia del V secolo a.C. è piuttosto diffusa.

Licodia Eubea è dominata da quello che un tempo, per tutto il medioevo e fino alla fine del Seicento doveva essere un bellissimo castello, oggi ridotto a rudere, non meno affascinante però: è il Castello Santapau, dal nome della famiglia nobile di origine catalana che fu feudataria delle terre di Licodia. Al di sotto del castello, dal quale si domina un panorama che spazia fino a Grammichele e Caltagirone, sorge il borgo antico e la Chiesa Matrice. La chiesa principale di Licodia fu distrutta dal terremoto che nel 1693 distrusse il Valdinoto e mise in ginocchio tutto il territorio (rase completamente al suolo il borgo di Occhiolà - v. oltre). Ma come sempre dalle macerie e dalla volontà popolare risorge il bello e oggi la Chiesa Matrice è il punto di fuga prospettico perfetto per chi attraversa il paese in macchina.

L'altra splendida chiesa di Licodia, che merita una visita approfondita, è la chiesa del Crocifisso, trionfo barocco degli stucchi figurati: le figure delle Sante Donne, di angeli spiritati e di mostri che poco hanno di cristiano ci guardano dall'alto in basso, bianche di gesso, con gli occhi neri del buco del trapano. Il crocifisso che dà il nome alla piccola chiesa è una scultura di scuola napoletana, apposta su uno sfondo dipinto che rievoca il paesaggio di Licodia nel Seicento. Le tele dipinte dal Gusmano, pittore licodiese seguace dei pittori caravaggeschi, riempiono le piccole cappelle laterali.

Il borgo è piccolo, ma piacevole. Una bella terrazza sul territorio circostante. Durante la Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica accoglie ospiti, pubblico e operatori del settore dei Beni Culturali da ogni parte non solo della Sicilia, ma dell'Italia tutta e oltre. Licodia si fa bandiera della comunicazione culturale in Europa.

Itinerario culturale nella Sicilia orientale: Vizzini

Procediamo nel nostro itinerario con la seconda tappa: Vizzini.

Il borgo è legato a Giovanni Verga, autore de I Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, Cavalleria Rusticana, per citare le opere principali, e a lui è dedicato il Museo dell'Immaginario Verghiano, allestito al primo piano del Palazzo Trao Ventimiglia, che al piano terra accoglie invece il Museo Etnoantropologico. Al pianoterra si racconta la cultura contadina, fatta di mulini, di macchine per fare le balle di fieno, di " quarare" per preparare la ricotta, di telai, di calzolai e di concerie. La Cunzirìa fu in effetti un quartiere produttivo importante di Vizzini: una conceria quasi industriale per le sue dimensioni, posta alle pendici del borgo: oggi è un luogo suggestivo, ma che ahimè necessiterebbe di un buon restauro conservativo perché se ne possa constatare appieno l'importanza.

Tornando al Museo, senz'altro la sezione dedicata all'Immaginario Verghiano merita tutta la nostra attenzione. Si apre con una sala dedicata alla Cavalleria Rusticana, che Verga scrisse e che Mascagni mise in musica. Ma la sezione più interessante è quella che indaga Giovanni Verga fotografo. Perché Verga fu sì il più insigne esponente del verismo letterario italiano, ma altresì fu valente fotografo in un'epoca in cui la fotografia (quella su lastre di vetro e scattata con le macchine "campagnole" che si montavano su treppiedi e che erano pesantissime da trasportare) si stava pian piano imponendo. Ecco che emerge un aspetto importante della personalità di Verga: è lo scrittore verista che che cerca il vero anche nell'immagine impressa su lastra o è la fotografia impressa su lastra che stimola lo scrittore a descrivere il reale nelle sue opere letterarie? Di certo l'osservazione dal vero è il punto chiave nella ricerca verghiana. E alla fine la sua propensione alla fotografia non stupisce.

Itinerario culturale nella Sicilia orientale: Grammichele

Prima di parlare di Grammichele, la città ideale costruita su pianta esagonale, bisogna parlare di Occhiolà e di quella disgraziata domenica di gennaio del 1693 in cui la terra tremò così forte da uccidere metà della popolazione. Che si era rifugiata nelle chiese del paese a pregare Dio perché non facesse più tremare la terra.

Il terribile terremoto invece distrusse il paese, abbatté tutte le chiese e il castello. Al principe Carlo Maria Carafa non restò che costruire ex novo una città per i suoi abitanti sopravvissuti.

Il progetto che mise in atto fu senza dubbio un'operazione urbanistica senza precedenti: una città a pianta esagonale, poligono perfetto, che si diparte da un centro, la piazza esagonale su cui insistono municipio e cattedrale, e si dirama in sestieri che, accompagnati da vie regolari che disegnano esagoni sempre più ampi, si allarga fino ad uscire dalla città. Una città senza mura perché gli abitanti mai si dovranno sentire in trappola, una città con vie di fuga; ma una città che sembra, anche, un labirinto.

Al museo archeologico di Grammichele, ospitato nel palazzo comunale, spetta il compito di raccontare la storia di "prima di" Grammichele: ovvero dell'abitato di Occhiolà, dal suo passato più antico, quando era un centro siculo ellenizzato, fino al Seicento, quando il borgo si stendeva ai piedi del castello, e le sue 9 chiese chiamavano a raccolta i fedeli. Di ciò che il borgo fu rimangono poche pietre su pietre: molto è crollato nel terremoto del 1693, molto è stato recuperato come materiale da costruzione per innalzare il nuovo borgo di Grammichele, a pochi km di distanza. E se sul sito archeologico di Occhiolà - visitabile su prenotazione - restano poche tracce degli edifici del borgo, nel Museo di Grammichele quelle tracce diventano vive, grazie agli oggetti di cultura materiale recuperati tra le macerie.

Spicca tra questi il presepe costituito da tante figurine in terracotta, recuperato a Occhiolà tra i resti crollati di un edificio identificato come bottega ceramica: le figure principali ci sono tutte: la Madonna, l'angelo (in frammenti), lo scantato, pecorelle, pastori e pastorelle vari.

Il Museo di Grammichele espone anche la lastra di ardesia sulla quale è incisa la planimetria esagonale di Grammichele; ma per meglio comprendere l'urbanistica cittadina occorre tornare sulla piazza, mettersi nel centro, sostare sulla meridiana che segna ore e stagioni e voltarsi in tutte le direzioni, così da individuare i 6 lati e le 6 direttrici che dalla piazza si dipartono.

Grammichele è anche la città delle meridiane: in ogni piazza una meridiana realizzata da artisti vari interpreta il senso del tempo. Il tempo è prezioso a Grammichele, nata a pochi mesi di distanza dal terremoto del 1693, momento epocale che ha fissato per sempre la fine di un'epoca, quella di Occhiolà, e l'inizio di un'altra, quella di Grammichele per l'appunto.

Licodia Eubea, Vizzini e Grammichele sono tre piccole realtà tutte da scoprire. Sono molto felice di averle potute scoprire grazie soprattutto alla competenza delle persone che mi hanno guidato sul posto. A loro va il mio ringraziamento: mi hanno raccontato una Sicilia diversa, poco nota, ma decisamente affascinante.


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