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Lilith, l’archetipo più potente e più affascinante della psiche umana

Creato il 15 novembre 2012 da Thoth @thoth14

“Il principale demone femmina era Lilith, che si pensava fosse una creatura provvista di lunghi capelli. Di lei si dice: < Nessun uomo può dormire solo in una casa; chiunque dorme solo in una casa sarà preso da Lilith.> Per cui Lilith occupa nel mondo ebraico un posto importante.”

brano tratto dal TALMUD

LILITH, l’archetipo più potente e più affascinante della psiche umana

Lady Lilith- dipinto di Dante Gabriel Rossetti

Chi è Lilith? Secondo quanto afferma questo brano del TALMUD (raccolta di testi di vario genere che hanno formato la cultura ebraica dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C.) è un essere femmina, un demone che può nuocere all’uomo. Ma, nei racconti e nelle reminiscenze più remote, Lilith era la prima moglie di Adamo nel Paradiso Terrestre, cioè prima ancora che Dio creasse, da una costola di Adamo, la prima donna che avrà nome Eva! Lilith fu creata da Dio col fango e con la saliva, e nelle sue narici fu insufflato il soffio della vita al pari del primo uomo Adamo. Fin dal suo apparire alla vita, Lilith è uguale all’uomo. In lei opera e si manifesta il soffio di Dio, dunque vi è parità originaria fra Adamo e Lilith. Però accade qualcosa: questa specie di “armonia” primordiale, l’uguaglianza fra il primo uomo e la prima donna, entrambi fango e saliva e soffio di Dio, svanisce, e Lilith viene allontanata o fugge per sempre dall’Eden o Paradiso Terrestre. Perchè è avvenuto ciò? Molti scritti ebraici (fra i quali LO ZOHAR o LIBRO DELLO SPLENDORE e l’opera di cabala e alchimia L’ALFABETO DI BEN SIRAH) nel menzionare l’accaduto, all’origine del mondo e della storia, concordano che fra Adamo e Lilith nacque un conflitto individuato simbolicamente nelle posizioni da assumere durante il congiungimento o atto sessuale, nel quale Lilith voleva giacere non sotto Adamo ma di fianco o sopra di lui. Adamo non volle acconsentire al cambiamento, allora Lilith invocò il nome di Dio ed Egli le diede un paio di ali per fuggire dall’Eden. Sconsolato, Adamo si lamentò dicendo: < Signore, la donna che hai creato insieme a me è volata via >. Al chè Dio inviò tre angeli alla ricerca della fuggitiva. Questi la trovarono presso le rive del Mar Rosso e, con la spada folgorante, le comunicarono l’ordine di Dio di tornare da Adamo. Ma Lilith si rifiuta… e la sentenza divina su di lei sarà durissima: avrebbe generato molti figli, però cento di loro sarebbero dovuti morire ogni giorno. Disperata, Lilith cercò di gettarsi nel Mar Rosso. Di fronte a tale intenzione, gli angeli le consentirono di esercitare il suo potere sui bambini maschi nei loro primi otto giorni di vita dopo la nascita e sulle femmine nei primi venti giorni. Da quel momento in poi, ella diviene l’errante, la reietta, la scacciata, l’umiliata, l’immagine personificata della Signora del Dolore, l’inquietante figura che alberga negli abissi oscuri dell’anima: colei che spaventa con la sua potenza e seduce con la sua bellezza. Nel suo errare, incontrerà Samael, il signore degli angeli decaduti, il quale si innamorerà di lei e insieme genereranno il demone Asmodeo, così importante in molti passi della Bibbia e nei testi di magia. Personaggio quanto mai incredibile; eterna ribelle; solitaria e bellissima Lilith si è trasformata, col tempo, nell’archetipo forse più potente e più affascinante della psiche umana. Da tempi immemorabili “soggioga” artisti di ogni genere (poeti, scrittori, pittori, scultori, cantanti, compositori di musica e gruppi musicali); intellettuali; potenti e persone semplici, e forse tutti coloro che sono sempre stati e sono alla ricerca di risposte che soltanto lei può dare. La Dea Nera; dominatrice indiscussa dell’inconscio e del subconscio dove ogni elemento è un abisso infinito; volto nascosto della luna; stella lontana nel firmamento sconosciuto, che pulsa di energia e assorbe e in sè racchiude e forse “divora” per rigenerare in mondi migliori o diversi. Forse non bastano neanche queste definizioni per Lilith. Tutto in lei è conturbante e paradossale, esauriente e tuttavia mai completo. Eterno femminino che giace nel profondo e dal profondo si manifesta; oscurità che cerca la luce; tenebra di luce e sogno; demone da temere e da evitare e allo stesso tempo polo di attrazione che gratifica, appaga, sommerge nel vento e nel silenzio. Lilith è oggetto di dissertazioni a carattere psicanalitico: la psicanalisi junghiana le riserva un posto preminente e ambivalente. Da un lato, la sua immagine è una commistione di seduzione erotica e di enigmatica componente vampiresca: i suoi capelli, lunghi, lisci o ricci, sono fluenti e voluttuosi, gli occhi profondi e sensuali; le sue labbra sono porpora morbida e setosa; il seno turgido e sodo svetta sul corpo perfetto e regale; la pelle è diafana e lunare, e perciò non può essere che “desiderata” e “temuta” dall’uomo perchè dominatrice e distruttrice del maschio. Dall’altro, è l’emblema della donna che lotta per se stessa, per affermare la propria dignità e conquistare la libertà che da sempre le spetta; personificazione della sessualità femminile dirompente e spasmodica. Così, Lilith si trova nel punto di incontro tra realtà e anti-realtà e può essere considerata come tramite-agente, forza in grado di dinamizzare un evento in modo da renderlo attivo. Non a caso, i movimenti femministi e di liberazione della donna hanno sempre avuto in Lilith un punto di riferimento preciso e per certi versi ambiguo. Eppure Lilith soffre. Il suo dolore è il dolore del mondo, forse dell’intero Universo. Poichè il suo destino è terribile. Ogni atto di ribellione, infatti, per quanto possa essere giusto e giustificato o anche sbagliato, porta sempre con sè, in chi lo compie, un senso di frustrazione e di angoscia, di disperazione e di profonda irrequietezza, sorta di sigillo impresso a fuoco di grandezza e di tragicità. Lilith è perenne costruzione-distruzione; oscurità rischiarante della mente di ogni creatura da lei diretta verso verità che i più respingono, incarnante il sovvertimento dell’oppressione, l’orgoglio del vinto, la difesa dei diritti e dell’amor proprio e per questo considerata ostile. Nel mio primo romanzo ULTIMI GIORNI DI NOVEMBRE, pubblicato dalla Firenze Libri nel 1993, la figura di Lilith aleggia come un fluido sottile carico di mistero e di ebbrezza panica per tutto il romanzo… davvero impossibile, una volta scoperta e conosciuta, non “rimanere immuni” dal suo fascino e dalla sua forza soggioganti. Lo schiocco della scintilla della vita, l’azione, l’orgasmo erotico, lo sgorgare di una sola lacrima sul ciglio dell’occhio, l’ultimo respiro prima della morte: in tutto ciò, velata e onnipresente, si manifesta Lilith; meravigliosa quanto maestosa e dolorosa, tanto che il poeta romantico francese Alfred de Vigny, nella seconda metà dell’ottocento, durante un incontro di lei con Eloa, l’angelo-donna nato da una lacrima del Cristo sulla croce, immagina che dica: < Tu, Eloa, sei nata da una lacrima di Cristo caduta su questa miserabile specie umana; io invece sono nata da un pensiero d’amore di mio Padre per l’uomo a cui mi diede come compagna>.

Francesca  Rita  Rombolà


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