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Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

Da Paopasc @questdecisione

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

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Mi ha sempre interessato sapere, per esempio, perchè ci piacciono musica e poesia, e anche perchè la prima può evocare  emozioni in maniera più accentuata di quanto fa la seconda, anche se entrambe  sono in grado di farci provare delle intense sensazioni.Un'altra considerazione cattura la mia attenzione: solitamente, quando siamo emotivamente coinvolti, cioè quando siamo in una situazione emotivamente connotata, abbiamo più difficoltà ad esprimerci fluentemente di quando siamo invece tranquilli e rilassati. Vi è una sorta di interferenza dell'affettività sulla produzione verbale, quasi come se lo stato in cui ci troviamo, poniamo uno stato emotivo, avesse bisogno di manifestarsi, facendolo nell'unico modo che conosce, e questo modo interferisse con la normale attività verbale.

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

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La vocalizzazione. Non è una novità che si ritengano i suoni non verbali come possibili precursori della parola: mugolii, grugniti, suoni onomatopeici, sono tutte vocalizzazioni che nell'uomo precedono lo sviluppo del linguaggio verbale ma che nell'animale costituiscono il normale linguaggio di relazione.A una prima osservazione noto che la vocalizzazione, rispetto al linguaggio verbale, esprime una maggiore intensità, a scapito però della finezza dell'informazione. E' una cosa che possiamo notare anche noi: ci sono certe situazioni, molto connotate dal punto di vista affettivo, che troviamo difficile tradurre in parole. Però, in quegli stessi momenti, non è difficile per noi lasciarci andare ad un vocalizzo, ad un'emissione sonora che accompagna la sensazione, quasi ne fa parte, quasi come se per provare compiutamente l'emozione, per dire di averla veramente vissuta, dovessimo vocalizzarla.E in realtà non è nemmeno difficile immaginare perchè: troppo importante dal punto di vista filogenetico per qualsiasi specie agire la comunicazione, nel senso appunto di comunicare, perchè comunicare l'emozione è viverla ma è anche un segnale. E' pur vero che a volte sarebbe meglio nascondere le proprie emozioni, ma ritengo che il sistema adottato dagli animali sia piuttosto vincolante: allo scopo di non sottrarre a un individuo la possibilità di reagire a una situazione pericolosa o vantaggiosa, l'attivazione emotiva (arousal) è fondamentale. Probabilmente su questo stesso circuito s'innesta la comunicazione affettiva, che è ugualmente necessaria sia nella vita di relazione, all'interno della comunità o nei confronti dell'ambiente. 

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

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Il linguaggio verbale. A questo punto ho immaginato il linguaggio verbale come un'attenuazione della vocalizzazione emotiva, rafforzato nella mia convinzione anche dalla constatazione che le parole, appunto, sono più incapaci di rendere profondi stati emotivi. Fa parte delle normali esperienze di ognuno di noi, lo gustosa vocalizzazione prodotta dopo aver bevuto una bevanda fresca in una giornata afosa, oppure la vocalizzazione un po' gutturale emessa quando riusciamo a completare qualcosa che non voleva saperne di andare a posto e così via.Questi sono esempi banali ma servono a focalizzare l'attenzione su quest'aspetto: emozione e fluenza verbale non vanno d'accordo. Ce ne accorgiamo quando siamo arrabbiati o anche quando siamo innamorati, quando ci coglie una notizia sgradita o quando ci coglie una notizia gradita: la qualità dell'eloquio si impoverisce, diventa più schematica e utilizza maggiormente frasi e modi di dire che usano  tutti.

Io penso che ciò avvenga perchè la trasmissione di informazioni emotive richiede segnali più stereotipati e grossolani, in cui l'intensità va a scapito del finezza espressiva e in cui la chiarezza del segnale deve prevalere sulla variazione di significato.

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

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La poesia. Allora è naturale che, quanto più il linguaggio verbale si allontana dall'antica connotazione emotiva quanto meno ci coinvolge nel campo affettivo, per stimolare solamente il versante cognitivo. In questo senso, la poesia si situa più vicino all'emozione di quanto non faccia la prosa. Si noti che non è affatto improbabile che la poesia riconosca una pluralità di origini, essendo accettabile, per esempio, che il rispetto di vincoli come rima e numero di sillabe, originariamente servissero come metodo mnemonico, quando ancora non era sviluppata o così sviluppata  la scrittura. Questa esigenza mnemonica si è in seguito persa mentre è rimasta la capacità di colpire la memoria, di formare il  ricordo, che è tipico delle questioni affettive, testimoniato dall'abbandono della metrica e dall'utilizzo del verso libero.
Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica
La musica. Meglio ancora della poesia fa la musica, che mugola, grugnisce, soffia, fusa [1], con tutta una serie di suoni e vocalizzazioni così simili a quelli a cui siamo abituati da essere, per questo motivo, così eccitanti dal punto di vista emotivo. Anche l'intonazione, che ho un po' tralasciato in questo  mio discorso, ha la sua importanza, in quanto segnale non verbale, e contribuisce efficacemente a trasmettere informazioni emotive. Musica e poesia questo fanno: trasmettere stati d'animo, quello di chi li ha scritti. Quando ci riescono, noi proviamo qualcosa, siamo scossi internamente, siamo condotti a sintonizzarci con quello stato d'animo. Questo avviene perchè siamo interessati alle cose solo grazie a questa modifica, vero e proprio motivatore dell'azione.


[1] Fusare.

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