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Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241 - 260)

Creato il 19 agosto 2013 da La Stamberga Dei Lettori
Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.


Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241 - 260)241. Contact – Carl Sagan (1985)

E’ la storia del primo incontro con gli alieni, finalmente però in chiave positiva. La solidità narrativa, la lungimiranza delle tematiche, l’organizzazione e l’intreccio della trama sono di grandissimo valore. Questo libro riesce ad affascinare il lettore per la sua precisione scientifica, e soprattutto per l'amore, destinato alla vita, agli esseri viventi, al sapere, che è una delle poche emozioni che riescono ad accomunare gli uomini.
Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241 - 260)242. Il racconto dell'ancella – Margaret Atwood (1985)
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"... [La nostra recensione]
Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241 - 260)243. Profumo. Storia di un assassino – Patrick Süskind (1985)
Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte, oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri e immoralità, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori. [La nostra recensione]
Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#241 - 260)244. Antichi maestri – Thomas Bernhard (1985)
Ogni due giorni, un vecchio signore si siede nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna e guarda un celebre quadro di Tintoretto. Quell’uomo ha molto del genio, in un Paese che non tollera i geni («Il genio e l’Austria non sono compatibili» leggeremo qui). Che cosa cerca? Qualcosa che non indovineremmo mai e che solo in un romanzo di Bernhard può diventare tema centrale: cerca i difetti dei capolavori («Il tutto e il perfetto non li sopportiamo»). Quel vecchio signore, che conosce l’arte come nessuno – e ne trasmette i segreti a un guardiano del museo, devoto fino all’identificazione –, sa anche vedere la minaccia che si nasconde nell’arte, nella pretesa oppressiva del capolavoro. Nulla è più rischioso che osservare «a fondo» un capolavoro. Tanto maggiore la gravità dello sguardo, tanto più squassante il riso convulso che ci coglierà mentre continuiamo a ripeterci certe celebrate parole, come se dietro il significato più alto si spalancasse ancora un vortice di insensatezza. Questa la donnée di Antichi Maestri, uno dei romanzi ultimi di Thomas Bernhard (è apparso nel 1985), e anche uno dei libri dove egli si è spinto più in là, in una vera terra di nessuno fra l’arte e la vita, una terra abitata dalla lucidità, dalla disperazione, dal lutto per un amore perduto. Come in una confessione testamentaria, Bernhard parla non solo di ciò che la pittura – e la musica, la letteratura, la filosofia – sono, ma di ciò che non possono essere, non potranno mai essere: di quel punto in cui l’arte viene meno. Temi azzardati, ai quali il genio di Bernhard sa dare una prodigiosa immediatezza. Non solo: variando su di essi, egli riesce a inscenare, con verve sinistra e al tempo stesso liberatoria, quella che egli definisce, nel sottotitolo, una «commedia».

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245. Rumore bianco – Don DeLillo (1985)

Jack Gladney è professore di studi hitleriani presso un campus dove i detriti della cultura popolare americana sono divenuti la nuova bibbia e il supermarket la sua biblioteca. Come dice Murray J. Siskind, collega di Jack e profeta dell'apocalisse postmoderna, il supermarket è un luogo saturo di onde, radiazioni, lettere e numeri, voci e suoni in attesa di essere decodificati. Ma la vita rassicurante e consumistica di Jack e della sua famiglia ultramoderna viene improvvisamente inghiottita da una nube letale, l'evento tossico aereo, espressione concreta della miriade di altri eventi tossici onnipresenti tra le mura domestiche: trasmissioni radio, sirene, microonde, il ruggito di freezer e lavatrice, la voce incessante e assurda della tv. La paura della morte che accumuna Jack e la quarta moglie Babette diviene così una forza prorompente, un raggio di luce nera in grado di perforare il muro di "rumore bianco" che avvolge questo capolavoro di fine millennio. "Rumore bianco" ha vinto nel 1985 il National Book Award.
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246. Checca – William Burroughs (1985)
In una sterminata suburra, che Burroughs avrebbe poi definito «Interzona», e che qui va da Città del Messico, capitale mondiale del delitto («il cielo di un azzurro che si intona con i cerchi degli avvoltoi»), a Panama, Lee, alter ego dello scrittore, tesse la sua amorosa tela intorno a Allerton, un giovane ambiguo, indifferente come un animale. Si aggira in locali sempre più sordidi, bazzicati da una fauna putrescente, e così divagando, picaro alieno, ci regala schegge radioattive del suo nerissimo humour. Per risolvere le sue ossessioni mortifere e sessuali parte col compagno renitente alla ricerca dello Yage, droga assoluta, capace di dare il controllo totale sui cervelli, e dunque concupita da Russia e Stati Uniti – e da ogni amante. Sa che con Allerton non potrà trovare ciò che desidera: il «tribunale della realtà» ha respinto la sua istanza. E tuttavia non può rinunciare. «Forse riesco a scoprire il modo di cambiare la realtà dei fatti» pensa – ed è pronto a correre ogni rischio. Come un santo o un criminale ricercato, Lee non ha niente da perdere. Ha superato le pretese della sua carne molesta, cautelosa, che invecchia con terrore, e può dire di sé: «Io sono disincarnato». Con questo romanzo, che risale agli inizi degli anni Cinquanta, affiora per la prima volta il paesaggio allucinato che oggi ormai porta il nome di Burroughs. Secondo, favoleggiato romanzo di Burroughs, occultato per più di tre decenni (apparve solo nel 1985), Checca nasce da un avvenimento taciuto con cura: la morte della moglie Joan, uccisa con un colpo di pistola dallo scrittore sotto l’effetto della droga.

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247. Hawksmoor – Peter Ackroyd (1985)

In the aftermath of the great fire, eighteenth-century London is a city of extremes. Squalor and superstition vie with elegance and reason as brilliant architect, Nicholas Dyer, is commissioned to build seven new churches. They are to stand as beacons of the Enlightenment - but Dyer plans to conceal a dark secret at the heart of each one. Two hundred and fifty years later, in the same vast metropolis, a series of murders occur on the sites of those same churches. Detective Nicholas Hawksmoor investigates, but the gruesome crimes make no sense to the modern mind...Combining thriller, ghost story and metaphysical tract, "Hawksmoor" won the Whitbread Book Award and "Guardian" Fiction Prize in 1985.
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248. La leggenda dei Dranai – David Gemmell (1984)
Druss dei Drenai, il Capitano dell’Ascia, è una leggenda tra gli uomini. Le storie sulle imprese dell’onnipotente guerriero si narrano in ogni angolo del mondo. Ma persino Druss può diventare vecchio. E decidere di voltare le spalle alla gloria, ritirandosi da solo tra le montagne, in attesa della sua antica e grande nemica: la morte. Schiere di truppe barbariche sono in marcia, guidate da un sovrano astuto e spietato che si accinge a conquistare i regni vicini per dimostrare al mondo la forza e il coraggio della sua gente. Solo Dros Delnoch, la possente fortezza voluta dal leggendario conte di Bronzo, blocca loro il cammino. E sulle sue mura si erge un guerriero che non ha mai perso una battaglia, un uomo che non ha mai tradito i propri principi: Druss, la Leggenda… Con questo romanzo, il primo della Saga dei Drenai, ciclo fra i piú popolari e amati della fantasy contemporanea, David Gemmell si è conquistato l’ammirazione dei lettori e dei colleghi. Harry Turtledove ha scritto: “La leggenda dei Drenai è un racconto esaltante, di grande purezza, una favolosa fusione tra Robert E. Howard e David Eddings”.

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249. Dizionario dei Chazari – Milorad Pavi (1984)

[Pubblicato nel 1988 da Garzanti e ormai fuori catalogo, di questo romanzo ibrido esistono due versioni, denominate "Romanzo lessico: copia femminile" e "Romanzo lessico: copia maschile", le quali differiscono tra loro di un paragrafo. La storia si basa sulla conversione di massa del popolo Chazari alla fine del VIII secolo, strutturata in tre piccole enciclopedie compilate sulla base delle tre principali regioni monoteiste (cristianesimo, islamismo e giudaismo).]
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250. The Bus Conductor Hines – James Kelman (1984)
Living in a bedsit, just coping with the boredom of being a busconductor, and fully aware that his plans to emigrate to Australia won't come to anything, Robert Hines is a young Glaswegian leading a pretty drab life. There are compensations, however, in his wife and child, and his eccentric, anarchic imagination. Kelman provides a brilliantly executed, uncompromising slice of Glasgow life – an intelligent, funny and humane novel.
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251. L'anno della morte di Ricardo Reis – José Saramago (1984)
Ricardo Reis è uno dei tanti nomi ("eteronimi", appunto) con i quali Fernando Pessoa, massimo scrittore portoghese del Novecento, firmava le sue opere. A questo puro nome José Saramago, con un'invenzione vertiginosa - che è l'omaggio, ma anche la dolce resa dei conti, di un grande nei confronti di un altro grande del passato prossimo - dà un corpo, e una storia, e un vissuto. Lo fa tornare da Rio de Janeiro a Lisbona nel 1935, anno della morte di Pessoa, e lo fa morire un anno dopo, giusto in tempo perché possa visitare la tomba del suo creatore. Ma in quell'anno, il 1936, non muore soltanto Ricardo, che non è mai nato: comincia anche a morire la grande civiltà europea, che Pessoa aveva onorato, e che ora pare soccombere nella morsa nazifascista di Salazar, Franco, Hitler e Mussolini, con la tragedia della guerra di Spagna a segnare un sanguinoso destino di catastrofe. L'eteronimo sopravvive al suo fattore per un tempo breve, ma sufficiente per fargli commiserare il genio sprecato, l'anacronismo di un altissimo umanesimo dato in pasto a un'epoca di mostri. E Saramago, in questa sofferta elegia, ritrova la felicità di un'affabulazione tanto ricca quanto dolorosa, in un miracolo di stile che riesce a far coincidere un vastissimo corredo di evocazioni liriche, di intimistiche nostalgie, di scavi abissali fino alla radice del senso dell'esistere, con la durezza adamantina della denuncia politica, con un impegno etico e civile vieppiù esaltato dalla singolarità del contesto: la Psiche, la Cultura e la Storia, per una volta, si danno felicemente la mano.
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252. L'amante – Marguerite Duras (1984)
La storia d'amore di una francese quidicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell'Indocina degli anni trenta. Racconto-rivelazione di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza. L'amante trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia, e prodigiosamente intensa, il complice gioco che la memoria e l'oblio ricalcano sulla trama della vita. [La nostra recensione]

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253. L'impero del sole – J.G. Ballard (1984)

Durante la seconda guerra mondiale, dopo il bombardamento giapponese di Pearl Harbor, l'undicenne Jim, protagonista del romanzo, si ritrova prima separato dalla sua famiglia a girovagare per Shanghai, poi internato in un campo di prigionia di nuovo con i genitori. In quattro anni trascorsi nel campo di Lunghua, diventa un testimone di cosa sia davvero la guerra: una cruda e infernale realtà dove quel che conta è la lotta per la sopravvivenza.
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254. La fabbrica degli orrori Iain Banks (1984)
Frank Cauldhame, il diciassettenne protagonista della "Fabbrica degli orrori", è uno dei personaggi più cattivi della letteratura, non solo contemporanea. Frank uccide: a sangue freddo, minuscoli insetti e innocenti bambini. Frank odia: il padre, ex hippy con manie da scienziato pazzo; la madre, che lo ha abbandonato subito dopo averlo messo al mondo; tutte le donne, quasi tutti gli uomini e la maggior parte degli animali. Ha un fratello, maniaco incendiario appena uscito dal manicomio (le cui vittime preferite sono i cani). E ha un amico, Jamie il nano, con cui beve birra al pub. Frank non piace a nessuno e nessuno piace a lui, in realtà non piace nemmeno a se stesso e vive una vita scandita da complessi rituali, plasmati sulla base di una personale religione.

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255. Notti al circo Angela Carter (1984)

Un nome è sulla bocca di tutti: Sophie, in arte Fevvers, è la Donna Alata. È il 1899 e in un camerino della Alhambra Music Hall di Londra un giovanotto californiano, Jack Walser, è venuto a intervistarla. E Fevvers gli racconta come è nata una stella: abbandonata in un cesto davanti a un bordello, viene allevata da Lizzie, una delle ragazze. Le singolari protuberanze che ha sulla schiena (sono forse ali?) la destinano ben presto a fare il quadro vivente ma la vita le riserva molte sorprese e avventure. L'attendono il trapezio e la gloria, Parigi, Berlino, Londra e Mosca. Finzione o realtà? Il giornalista passa dallo scetticismo al coinvolgimento totale e si ritrova a Mosca come clown del circo.
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256. L'insostenibile leggerezza dell'essere – Milan Kundera (1984)
"Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell'intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere." (Italo Calvino) "Chi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell'aria, tra il fantastico e il possibile: mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla 'com-passione' verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza. Così accade nel romanzo: Tomáš ama Tereza, Tereza ama Tomáš: Franz ama Sabina, Sabina (almeno per qualche mese) ama Franz; quasi come nelle «Affinità elettive» si forma il perfetto quadrato delle affinità amorose." (Pietro Citati) [La nostra recensione]

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257. Blood and Guts in High School – Kathy Acker (1984)

Janey lived in the locked room. Twice a day the Persian slave trader came in and taught her to be a whore. Otherwise there was nothing. One day she found a pencil stub and scrap of paper in a forgotten corner of the room. She began to write down her life, starting with "Parents stink" (her father, who is also her boyfriend, has fallen in love with another woman and is about to leave her). With Blood and Guts in High School, Kathy Acker, whose work has been labeled everything from post-punk porn to post-punk feminism, has created a brilliantly subversive narrative built from conversation, description, conjecture, and moments snatched from history and literature.
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258. Neuromante – William Gibson (1984)
In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poterineuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...

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259. Il pappagallo di Flaubert Julian Barnes (1984)

Geoffrey Brauthwaite è un sensibile e raffinato uomo di lettere, ama Flaubert, detesta i critici, sogna di scrivere un saggio sul suo grande "amico" Flaubert e ama cercare il lato peggiore in sé e negli altri. Il suo obiettivo è quello di vendicarsi a vantaggio del suo scrittore prediletto... ma vendicarsi su chi e perché? Non certo e non soltanto su Sartre o su paludati professori, non certo sulla storia della letteratura. L'obiettivo della sua vendetta è addirittura contro il suo autore, Julian Barnes e contro il suo desiderio di scrivere una biografia dello scrittore.
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260. Money – Martin Amis (1984)
Proposto fin dall'inizio come il messaggio di un suicida, il romanzo ha come protagonista John Self, un trentacinquenne «drogato di ventesimo secolo», regista di spot pubblicitari, alle prese con il suo primo lungometraggio: Good Money. John Self muove il suo corpo ingombrante, viziato da eccessi alimentari e alcolici, in una New York dominata dall'efficientismo caotico del successo e dei soldi. Ma la sua inadguatezza alle regole della Grande Mela non è il solo problema di Self: ossessionato dalla certezza dell'infedeltà di Selina, la sua amante di Londra, la tempesta di telefonate, ed è a sua volta tormentato dalle chiamate di un molestatore misterioso. Il mondo del cinema, poi, offre all'autore una passerella di personaggi dominati da un narcisismo divistico devastante. Money, il film, prende corpo adeguandosi man mano alle capricciose pretese dell'uno e dell'altro, mentre Self conosce persone tra le piu disparate - produttori americani abbronzatissimi, lo scrittore Martin Amis, Martina la moglie di Ossie, il quale è anche l'amante di Selina... In un precipizio di imbrogli e vergogne, Self scopre di essere al centro di una truffa colossale: ogni gesto, ogni contratto, ogni persona risulta parte di un disegno al centro del quale, come una mosca nella ragnatela, sta proprio lui, John Stesso, John Self. Non rimarrebbe che il suicidio, ma non funziona nemmeno questo, e la vita continua, confusa e penosa come i postumi di una sbronza.
Articolo di Sakura87
 

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