Lo scrittore Zelenogorskij e la Russia come un eterno giardino dei ciliegi

Creato il 20 giugno 2013 da Matteo
La guerra dei mondi
D'estate, fuori città, si ha voglia di tranquillità, ciliegi e giustizia sociale.
14.06.2013
Stai sdraiato di notte all'ululato dei gufi e pensi: beh, perché uno ha tutto e un altro al momento del bisogno deve alzarsi e correre alla fine del giardino dei ciliegi impetuosamente in fiore alla gabbia per gli storni e sedere là accucciato come ai tempi della servitù della gleba, ma con il telefono cellulare in mano. Una persona su tre nel grande paese dal mar Caspio al mare di Barents nella fame e nella canicola vaga per un cortile; una su quattro va ancora a prendere l'acqua con l'asta per tenere i secchi. E il gas per molti è una magia come il Santo Fuoco di Gerusalemme [1].
Nelle grandi città non si sente il frinire delle cicale o il fruscio dei grilli; il minaccioso rombo dei meriny [2], che frusciano minacciosamente, costringe a nascondersi, a mettersi cuffie, in cui suona musica disumana e le ottuse barzellette di "Jumor FM" [3]. Ognuno è preoccupato, indaffarato, colpito da una realtà che diventa sempre più bislacca.
E intorno ci sono molti mondi: "Il mondo del parquet", "Il mondo della pelle e della pelliccia", "Il pianeta Fitness", "Il mondo delle cucine" e molti altri mondi, che si propongono di diventare possessori di qualcosa. Se hai costruito un appartamento – comincia a costruire il tuo corpo. Se il tuo corpo è in ordine – puoi andare a un seminario per la correzione della vita familiare. E là un coach divorziato tre volte, che ha distrutto cinque famiglie, ti insegnerà per i tuoi mille rubli [4] come portare l'autunno dei tuoi rapporti alla canicola estiva.
Le persone superiori, che volano lungo la linea di mezzeria alla velocità della luce con i vetri oscurati non capiscono perché quelle inferiori del metro-sotterraneo mormorano. Infatti in velocità l'immaginetta della vita sembra molto simpatica: la velocità toglie le piccole crepe al paesaggio cittadino; le persone che stanno ai lati sembrano allegre frotte colorate che agitano bandierine. Non si vedono i vecchi che giacciono in ospizi sudici; non si vedono gli invalidi che siedono nelle case; sono indistinguibili i miseri, gli ubriachi; e non danno al naso altri mostruosi fenomeni sociali, non sembrano feroci e terribili dal comodo abitacolo in pelle che odora di lavanda.
Quando le colonne si allontanano – tutto acquista carne e dinamica. Ecco la nonnetta con la carrozzina, che, dopo essersi segnata molte volte per avere successo, si affretta ad attraversare la strada di corsa, il suo passaggio sotterraneo le è stato già rubato dal governatore precedente. Vaga fino a casa, dove tra le comodità ha solo una finestra. Ed ecco l'ambulanza, che cigola con tutte le ruote non lubrificate e si affretta a un ospedale costruito già da mercanti-parassiti nel 1913. Là stenderanno il paziente in un corridoio e su di lui di notte si spanderà la luce della vetrata con il volto del benefattore e al mattino verrà un dottore con la barbetta alla Čechov e curerà il paziente con uno stipendio con cui non solo non compri la morfina come ai tempi degli zemstva[5], ma che basta solo per nutrire la famiglia ed è tutto. Il medico cura da uno spioncino, con un tubicino: infatti l'attrezzatura con cui è visibile la vostra piaga è diventata da tempo una lastra di marmo della piscina del capo della sanità. Ed ecco una bambina con la cartella si affretta a scuola, ha ancora due coincidenze, due autobus e un Gazel' [6] prima di tornare a casa: infatti la scuola vicina a casa è stata ampliata, ma quella vecchia è stata demolita in quanto non corrispondente agli standard di istruzione. Per la nuova bisogna fare in tutto 30 chilometri in autobus. Ma su questo ora vanno i costruttori alla dacia dal capo del RONO [7].
E questo giovane dall'aria ardente. Si affretta all'istituto, là venderà sostanze stupefacenti ai figli del "miliardo d'oro" [8] e pagherà i suoi studi per il semestre successivo – così intende la giustizia sociale. Così la intende il poliziotto che sta sulla linea divisoria: in campagna da mammina con la legna e il WC per strada come gli antenati non ha affatto voglia di vivere e i cittadini sui cavalli di ferro da 5 milioni [9] devono pagare le sue sofferenze morali. E la ragazza pensa così dalla cittadella militare dimenticata nella taiga per via della riforma. Accarezza il calvo corrotto e riceve un tributo per la sua gioventù e la sua bellezza, è il suo unico asset liquido e vuole venderlo prima che la piazza delle Tre Stazioni [10] lanci nuove concorrenti sul mercato.
E poi arrivi alla dacia e vieni a sapere che tagliano già il tuo giardino dei ciliegi negli interessi dello stato – risulta che per la tua dacia passerà la soprelevata della super-autostrada Mosca-Marte, che unirà il tuo passato al futuro che non hai.
E allora non resta che andarsene a Parigi come la signora della nota pièce [11], ma tu non te ne andrai mai, come alcuni, tu resterai il vecchio Firs, che è stato gettato e dimenticato.
Valerij Zelenogorskij, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/comments/58626.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] La fiamma blu che gli ortodossi vedono nel Santo Sepolcro il Sabato Santo. [2] Merin è il cavallo castrato, ma vengono così chiamate colloquialmente le Mercedes. [3] "Umorismo FM", radio russa dedita a programmi umoristici. [4] 23-24 euro. [5] Consigli di villaggio della Russia pre-rivoluzionaria in cui prevaleva la nobiltà agraria. [6] "Gazzella", furgone della GAZ (Gor'kovskij Avtomobil'nyj Zavod – "Fabbrica di Automobili di Gor'kij", Gor'kij è una città della Russia centrale tornata a chiamarsi Nižnij Novgorod). [7] Rajonnyj Otdel Narodnogo Obrazovanija (Sezione Distrettuale della Pubblica Istruzione). [8] Gli abitanti dei paesi sviluppati. [9] Oltre 116000 rubli. [10] Nome colloquiale di piazza Komsomol'skaja (del Komsomol – KOMmunističeskij SOjuz MOLodëži, "Unione della Gioventù Comunista) in cui si trovano le stazioni Leningradskaja ("di Leningrado"), "Jaroslavskaja" (di Jaroslavl', città della Russia centro-settentrionale) e "Kazanskaja" (di Kazan', città della Russia centrale), così chiamate per la direzione dei treni che da là partono. [11] "Il giardino dei ciliegi" di Anton Pavlovič Čechov, a cui l'autore allude ripetutamente, citandone dei personaggi in quest'ultimo paragrafo.

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