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Lo Sfatto quotidiano non va in Chiesa

Creato il 30 marzo 2016 da Albertocapece

lainfo.es-11231-ataqueapalestinaC’era una volta il Fatto quotidiano. Le cronache narrano di un giornale di opposizione che colpiva duro nel gran ballo in maschera del berlusconismo e non aveva paura o timori di sapore political correct nell’appoggiare le opposizioni, nel fiancheggiare la “ribellione” dei Cinque stelle o di schierarsi contro l’informazione paludata. Insomma sembrava un giornale libero fino a che il campo nel quale giocava era delimitato dalla legalità e dal buon senso. Poi Berlusconi è caduto, l’Europa ha fatto cadere la maschera rivelando la sua natura oligarchica, la crisi ha via via devastato lo stato sociale, i problemi posti dall’euro e dalle tesi liberiste hanno spostato la partita dal campetto provinciale dell’antiberlusconismo al discorso di sistema. E qui si sono scoperti i limiti dell’opposizione del giornale che appoggia il sistema globale, ma tuona contro la sua gestione italiota, mormora a mezza bocca contro l’Europa, si fa incerto e umbratile sull’euro e diventa ubbidiente quando si tratta della geopolitica di Washington.

Così accade che i direttori, non potendo esercitare su Giulietto Chiesa la censura vellutata di solito esercitata sull’armata di blogger che lavorano per lo più gratuitamente alla parte più letta e interessante del giornale, hanno deciso di replicare duramente agli interrogativi posti da Chiesa, ma anche da tantissimi altri su questo pianeta, sugli attentati di Bruxelles e di Parigi, accusandolo con toni violenti di fare del volgare complottismo. Insomma hanno ancora una volta usato una di quelle parolette magiche, delle quali fa parte anche “populismo” opportunamente svuotate del significato originario per diventare contenitori adatti a qualunque circostanza. Nel caso specifico evidentemente ” gli strampalati interrogativi” di Chiesa non apparivano poi così assurdi se si è dovuto intervenire pesantemente per dire al lettore cosa pensare, senza lasciarlo in balia di dubbi che tanto danno arrecano alle tesi autorizzate. Questo naturalmente non vuol dire che chi “è contro” abbia comunque ragione o che gli argomenti esposti siano necessariamente persuasivi e corretti, specie in presenza di una complicata macchina di disinformazione: vuol semplicemente invitare a non prendere per oro tutto ciò che luccica, così che le reazioni eccessive e grossolane del Fatto, suonano come una censura non nei confronti di una singolo pezzo, ma vanno ben al di là come se esprimessero una volontà di censura universale.

Appare chiaro, anche alla luce del  recente passato, come la parola complottismo sia passata dal denotare teorie stravaganti e poco credibili al semplice tentativo di esaminare in maniera razionale le verità ufficiali e le loro pezze d’appoggio. Lo stesso giornale ne offre un esempio preclaro essendo stato uno degli indignati portavoce dell’uso dei gas da parte delle truppe di Assad ,nonostante le palesi contraddizioni e ambiguità fattuali. Ma quello che viene dagli adorati “servizi” è oro colato, soprattutto se sono a stelle e strisce, soprattutto se il condirettore del giornale, che ci è andato così inutilmente pesante contro Chiesa, ha la cittadinanza Usa. Un vero peccato che proprio una settimana fa Obama abbia fatto marcia indietro, dicendo che in realtà nessuno aveva detto che i gassatori fossero filo Assad ( vedi qui). Poco male, al Fatto se ne faranno una ragione nel sonno della ragione.


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