Lo speaker-biker: intervista a Paolo Mei

Creato il 22 marzo 2012 da Fuoridibici @fuoridibici

FUORIdiBICI è un blog che nasce per passione. La stessa passione che anima il protagonista di questa nostra intervista: Paolo Mei. Paolo è lo speaker delle più importanti corse ciclistiche italiane e, insieme a Stefano Bertolotti, del Giro d’Italia e, recentemente, della Tirreno-Adriatico. Scopriamo insieme la sua storia e il suo amore per il mondo delle due ruote.

Ciao Paolo, partiamo subito dall’attualità….sappiamo che sei reduce da un mese di marzo molto impegnativo: hai lavorato alle Strade Bianche, alla Tirreno e alla Milano-Sanremo. Raccontaci.

“Esatto! Intanto, ciao a tutti! Un mese pienissimo di eventi, in luoghi bellissimi dell’Italia. La prima, le Strade Bianche, sono ormai un classico del ciclismo. Ho lavorato da solo, sia in partenza sia in arrivo. Sempre emozionante presentare la prima classica di un certo peso in Italia. Le nuove maglie , i nuovi teams. E poi, la magia di Piazza del Campo…l’arrivo solitario di Cancellara! Alla Tirreno ho ritrovato Stefano Bertolotti, mio collega, ma prima di tutto grande amico. Per me, come nel caso delle Strade Bianche, la Tirreno era la seconda presenza. La Tirreno-Adriatico per me è la piu bella corsa in assoluto, i paesi del centro Italia, la gente molto cordiale e ospitale e un cast partenti di primissimo piano. Poi la Classicissima, non c’è bisogno di presentarla. Ho grande rispetto per la sua storia, per i suoi campioni. Ho lavorato con Anthony McCrossan, uno speaker inglese. Inutile dirlo, è la corsa piu internazionale ed emozionante al mondo. Un mondiale, o quasi”.

Quindi, se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere ognuna di queste tre corse?

“Strade Bianche: epica;  Tirreno-Adriatico: suggestiva;  Milano-Sanremo: emozionante”.

Bene! Adesso raccontaci un po’ le origini della tua passione per il ciclismo, come nasce?

“La mia passione nasce nel 1990. Arrivo da Cogne, un paesino in Valle d’Aosta, dove il ciclismo quasi non esiste. È la patria dello sci nordico. Ma io, che sono “diverso”, ho iniziato ad amare la bicicletta quell’anno, poiché proprio a Cogne si organizzò una tappa dell’Alpi Cup di mtb. Potevano partecipare i cicloturisti e io partecipai, avevo 15 anni e mio papà mi aveva regalato una mtb fluorescente. Nacque per scherzo questa passione, mi avvicinai sempre più alla mtb e parallelamente alla bicicletta da corsa. Da allora ho corso in mtb per 20 anni, gli ultimi 7 anche su strada. Ero contento di farlo, vinsi anche il Lombardia per amatori nel 2008, il giorno successivo alla vittoria di Cunego nella gara dei professionisti. Dal 2006, invece, iniziai sempre per scherzo a commentare le gare di sci in inverno, la prima fu un winter triathlon….ed è cambiata la mia vita…”.

Allora sei anche un campione, complimenti!! Quindi da quel momento in poi hai pensato di passare al microfono? Com’è successo?

“No, non sono mai stato un campione! A livello amatoriale andavo molto bene, ho vinto delle granfondo in mountain bike, 5 titoli regionali di mtb, un titolo di Campione Piemontese FCI su strada. Ma sono gare amatoriali, c’è un abisso nei confronti dei Prof! Due miei amici sapevano che ero “simpatico ed estroverso” e mi proposero di fare lo speaker alla loro gara di winter triathlon. Preciso che sono timido!!! Da allora, ad ogni gara che commentavo ne seguiva una nuova, fino a quando nel 2010, conoscendo tanta gente, tanti organizzatori, incominciai a seguire Gran Fondo su strada anche di livello: Fausto Coppi, Gf Colnago, Cronosquadre della Versilia di Michele Bartoli. Poi la Polti Days. Nel frattempo non ho abbandonato le gare di sci in inverno. Quest’anno ho lavorato in Val di Fiemme per le finali del Tour de Ski, con la final climb del Cermis, diciamo una sorta di Sanremo dello sci!”.

Ci piace il fatto che tu porti avanti entrambe le passioni…Bravo! Il fatto di avere gareggiato ti aiuta molto a capire l’andamento delle corse ciclistiche?

“Direi che è assolutamente una marcia in più! Se sai cosa significa pedalare, sai cosa vuol dire faticare. Capisci meglio quelli che sono i “segnali” che un corridore ti trasmette in corsa”.

Siamo d’accordo con te! Chi è stato il tuo idolo fin da bambino e invece chi sono adesso i tuoi corridori preferiti?

“Il mio idolo, e lo è ancora adesso, è un biker: John Tomac, un americano campione del mondo di mtb al Ciocco, in Italia, nel 1991. E’ lui che mi ha da sempre impressionato. Oltre alla mtb, correva su strada nella Seven Eleven, giunse 96° e ultimo alla Roubaix! Attualmente i miei corridori preferiti sono Michele Scarponi, Philippe Gilbert e Fabian Cancellara”.

Sei un vero esperto…detto tra noi, non conoscevamo questo biker! Parlaci un po’ delle prime esperienze nelle gare professionistiche e, in particolare, del Giro 2011 con Stefano Bertolotti.

“Apprezzo la sincerità, ma provate a chiedere a Cadel Evans se lo conosce… La prima corsa prof che ho commentato è stato il GP Camaiore 2010. Per me si trattò di un battesimo di fuoco! Non dormii la notte dalla tensione. Ero un novellino e avevo il terrore di sbagliare. Vinse Kristian Koren. Ho un ricordo stupendo di quel giorno, e sono legatissimo agli organizzatori di Camaiore, tanto che ormai faccio parte…di loro! La seconda fu il Gran Piemonte 2010 e vinse Gilbert. Il Giro è stata la ciliegina sulla torta. Per uno come me, il massimo. E ho avuto la fortuna di lavorare con Stefano, che come ho detto è prima di tutto un amico, oltre che un esperto. Siamo diversi in tutto, unica cosa in comune l’età! Lui è un giornalista, è un grande cronista, conosce benissimo i corridori neo professionisti, visto che fa lo speaker in quelle categorie che precedono il passaggio. Ha competenza sui regolamenti, e una voce potentissima. Ama raccontare gli sprint. Io invece sono più intrattenitore, conosco meglio gli ex bikers, che sono ormai tantissimi. Penso che il mio passato mi aiuti anche a descrivere i mezzi tecnici, le abitudini dei ciclisti. Ho una voce piu “calda” della sua, ma lui potrebbe parlare giorno e notte ad alto volume, il suo tono di voce non si abbassa mai, io gli dico sempre che è un uomo da corse a tappe ahah!”.

Al Giro è stata dura commentare ed intrattenere per tre settimane? C’è qualcosa che ti è pesato? Dicci qual è stato il momento più bello e quello più brutto.

“È stato bellissimo. Comunque, ci tengo a precisare che non è una passeggiata. I trasferimenti erano molto lunghi. Però RCS ti da’ la possibilità di lavorare al top, con un regista di partenza, Giusy Virelli, e uno di arrivo, Alessandro Pesenti, che sono preparatissimi e sono il nostro punto di riferimento. Poi abbiamo due dj, Max Lietta e Max Benzoni, che sono mitici. Abbiamo ormai molta intesa e siamo un gruppo vero. Il momento più bello è stato indubbiamente l’ultima tappa a Milano, sia per il pubblico numeroso, sia per la premiazione finale stupenda. Insomma, quel giorno si chiude il cerchio. Il più brutto, beh, credo sia scontato: il 9 maggio, la morte di Wouter Weylandt“.

Sì, è scontato, però un tuo pensiero lo vogliamo…

“Che dire, è difficile trovare le parole. Io ho corso in bici, come vi dicevo. So cosa significa cadere. Vedere quelle immagini in diretta mi ha spezzato il cuore. Sapere che Wouter doveva diventare papà mi ha ancor piu spezzato il cuore. C’è un rovescio, con tutto il rispetto per lui, l’affetto della gente sulle strade e non solo nel segno di Wouter. Ci manca tanto, sarà con noi anche al prossimo Giro. WW Always With Us, era lo slogan scritto a Milano il giorno della conclusione. Sempre con noi, anche quest’anno”.

Cambiando totalmente registro, invece, volevamo chiederti: sappiamo che sei sentimentalmente impegnato. Il fatto di essere spesso via da casa, ma soprattutto di essere circondato da belle ragazze come le miss, è un problema?

“Diciamo che è una questione delicata: siamo sempre in giro, lontani da casa. Le miss del Giro e delle Classiche sono ormai due amiche con cui si è creato gruppo! Non è un problema. Ho la fortuna di avere una ragazza stupenda, Deborah, che mi aspetta, che spesso mi segue, se non dal vivo cerca di seguire le corse in tv. Il 17 marzo è venuta a Sanremo, per vivere la Classicissima, era emozionatissima!”.

Concludiamo l’intervista chiedendoti: quali saranno i tuoi prossimi impegni?

“GF Novi Ligure il primo aprile, poi Gf Liotto a Vicenza, quindi in Versilia, il 21-22 aprile per Gf Bmc Diavolo. Quindi una settimana e saremo al Giro!”.

Ok, l’intervista è finita…

“Ah, scrivi anche che mando un saluto ai lettori di FUORIdiBICI!!!!!!”.

Grazie Paolo per la disponibilità, e un grandissimo saluto a te!!


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