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Lo straordinario in ritardo

Creato il 05 marzo 2018 da Albertocapece

Lo straordinario in ritardoSette anni fa, molto prima che Renzi vincesse primarie alle quali non avrebbe potuto partecipare per statuto (le regole furono cambiate all’ ultimo momento su input dei poteri euro economici), preconizzai ai piddini che l’ometto di Rignano avrebbe distrutto il partito. Fecero spallucce, ma alla fine è andata proprio così, perché nulla è stato più efficace di questo guappo di cartone e della sua banda di cavallette, per suscitare un senso di repulsione: non è bastata nemmeno la sconfitta al referendum per indurre il partito a cambiare cavallo. Così adesso il Pd è sotto il 20%, se la batte con la Lega di Salvini, mentre i Cinque Stelle hanno ereditato la voglia di cambiamento che alla fine ha rotto le dighe delle abitudini, dei timori, delle affezioni politiche.

Il problema è che tutto questo è arrivato troppo tardi, quando ormai le elezioni nazionali hanno si e no il valore di un sondaggio di opinione: il governo vero è altrove e ciò che ne rimaneva dopo essersi ammanettati da soli con l’euro è stato svenduto all’asta da Monti e dai suoi degni successori: già oggi lo spread è salito di dieci punti a ricordare che comunque vada, qualunque sia la futura compagine di governo, il ricatto finanziario e i trattati malaccortamenti firmati sono là a fare da cani da guardia contro qualsiasi risalita della civiltà del lavoro o riappropriazione della sovranità o ritorno del welfare.  Non dico che il voto per un movimento ancora largamente estraneo all’establishment non favorisca il  rinnovamento di un ceto politico ormai indecente ( ma la Boschi è stata eletta, quindi non sarei poi così ottimista), che non possa servire a dare un salutare scossone a un ambiente di rentier politici mummificati assieme ai loro valletti e ai loro datori di lavoro e grandi lavori, ma insomma si è fatto solo un piccolo passo dal quale non ci si può aspettare la luna. Lo dico anche perché da oggi stesso tutti cannoni dell’informazione maistream, come è accaduto per la Raggi, saranno puntati sui Cinque stelle addossando loro anche le colpe di 40 anni fa e picchierranno duro.

La mia impressione è che ci sarà una guerriglia generalizzata con un’altissima probabilità che si arrivi ad elezioni anticipate senza che nessun tema fondamentale per la rinascita del Paese venga messo in campo. Il Sole 24 ore lanciando ieri un messaggio subsonico e tranquillizzante alle oligarchie di comando rammenta che su 7662 candidati  1848 sono proprietari aziende, mentre altri 3862 hanno posizioni apicali aziendali e sono sparsi praticamente in tutti partiti, facendo in sostanza parte di una sorta di maggioranza reale che non farà passare alcun rispensamento rispetto allo status quo ante. I cinque stelle ne hanno assai meno di altri partiti, ma l’unica speranza di andare nella stanza dei bottoni è una implosione definitiva del Pd che permetta loro di raccogliere abbastanza profughi da avere una maggioranza, mentre i numeri ci dicono che il futuro governo sarà Forza Italia – Lega – Fratelli d’Italia  con l’appoggio esterno del Pd o addirittura con quello interno della parte renziana di esso: una sorta di ampia minoranza e di concentrato del peggio che alla fine però dovrà confessare al Paese che scherzava, che ha spacciato una puntata di Zelig per campagna elettorale: niente flax tax per i bottegai obnubilati che ci credono e ormai in via di estinzione, niente pensioni minime a mille euro, niente controesodo di immigrati, niente accenni alla sovranità. Tutto come prima e più di prima perché al peggio non c’è limite.

Per quanto riguarda la sinistra, intendo quella vera e non nominale o tattica, spero che l’ 1,1 per cento di Potere al Popolo faccia tramontare per sempre la tentazione di formare conglomerati elettorali che finiscono per essere un prigione per idee e programmi e  anche in questa occasione hanno impedito di dire un no chiaro all’euro e all’Europa che forse avrebbe portato qualche consenso e visibilità in più, al posto di una panoplia di buone intezion i minime: non c’è niente da fare è una storia tutta da ricostruire e per la quale è inutile affastellare rovine e feticci pensando di costruire un quartierino.

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