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Locarno 70 (Concorso): Gli asteroidi di Germano Maccioni, dramma generazionale poco convincente

Creato il 11 agosto 2017 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
Locarno 70 (Concorso): Gli asteroidi di Germano Maccioni, dramma generazionale poco convincente

Gli asteroidi di Germano Maccioni, unica pellicola italiana presentata nel concorso internazionale al Festival di Locarno, è un'opera prima poco convincente. Un film autoreferenziale, appiattito su una modalità già vecchia di concepire il cinema

Gli asteroidi di Germano Maccioni, presentato in prima mondiale al concorso internazionale del Festival di Locarno, racconta le vicende di tre ragazzi alle soglie della maturità nella provincia italiana, alle prese con la crisi economica, e alla loro crisi esistenziale per una ricerca di un posto nel mondo. Mentre un asteroide si avvicina alla Terra, i tre sono coinvolti, da un piccolo delinquente, in rapine nelle chiese della zona.

I tre amici si conoscono fin dall'infanzia: Pietro è orfano di un padre suicida, con l'azienda di famiglia fallita e la madre (Chiara Caselli) alle prese con i debitori; Ivan ha un padre disoccupato che vuole trovare un lavoro stabile al figlio, mentre questi spaccia droga nelle discoteche ed è complice di Ugo (Pippo Del Bono) nelle rapine; Cosmic lo aiuta, un po' folle a causa di una caduta da bambino, osservatore del cielo, spirito libero, convinto che la fine sia vicina a causa dell'impatto imminente con un asteroide. Una fine per Cosmic, drammatica, ci sarà dopo l'ultima rapina andata male e lo scontro con Ugo e il suo ricettatore.

Germano Maccioni è alla prima pellicola di finzione con alle spalle un'esperienza di documentarista apprezzata e riconosciuta da premi ricevuti in diversi festival e ha voluto raccontare uno spaccato generazionale mischiando il film di genere con uno stile documentaristico. Peccato che Gli Asteroidi sia una pellicola con molti difetti e nessun pregio. Innanzi tutto, non si capisce perché gli attori, indistintamente, hanno una recitazione sopra le righe, urlata oppure con una parlata ad alta voce, senza alcuna modulazione interpretativa. È vero che due dei tre ragazzi sono debuttanti, ma, a maggior ragione, le manchevolezze nella loro direzione sono ancora più evidenti.

Il tono "urlato" è ancor più fastidioso da una colonna sonora invasiva, sempre a sottolineare sia le sequenze più drammatiche sia le scene dialogate che non avevano bisogno di una musica roboante in contrasto con quello che si vedeva sullo schermo. La sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Giovanni Galavotti, è un inanellare luoghi comuni (l'adolescente in crisi, la provincia vuota e ordinaria), cliché visti già in molte commedie e drammi generazionali (metafore come quella del bambino che non cresce, l'amicizia virile tradita, gli adulti corrotti e distratti) che contraddistinguono una certa cinematografia italiana di questi anni. Tra questi, la grande metafora dell'asteroide, come elemento di fine incombente, fisica e morale, è fin troppo grossolana oltretutto veicolata da un personaggio come Cosmic meccanico, artefatto, costruito, che inficia fin dall'ideazione Gli asteroidi.

Questa debolezza di scrittura si riverbera poi nella messa in scena di episodi frazionati, male amalgamati, con stacchi improvvisi senza nessi causali evidenti, ma solo allo scopo di far avanzare i personaggi in una storia artificiosa. Gli asteroidi alla fine risulta essere un film autoreferenziale, appiattito su una modalità già vecchia di concepire il cinema, omologato alla cultura di una falsa ribellione sociale e sorretto da una forma artistica scolastica che non deve infastidire nessuno.

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