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Long Playing Leonard Cohen

Creato il 24 settembre 2019 da Zambo
Long Playing Leonard Cohen

Bob Dylan, Leonard Cohen e Nick Cave: il padre, il figlio e lo spirito santo (e Tom Waits lo zio strano). Non ricordo chi l’abbia scritto, ma immagino che Leonard Cohen sia lo spirito santo perché una sorta di laica santità non gli fa difetto. Nato musicalmente nel decennio dei cantautori, mentre Dylan partecipava da protagonista alla definizione della musica rock Cohen attraversava il genere con un certo, mistico, distacco. Canadese, classe 1934, Leonard Cohen fu un poeta del XX secolo. Quando nel 1967 realizzò il suo primo disco, aveva già 33 anni ed una carriera letteraria sponsorizzata soprattutto dalla benevolenza della famiglia. Cohen poeta non canta il rock’n’roll e non canta il sociale, ma canta dei massimi sistemi: la Vita, la Morte e soprattutto l’Amore, l’amore sacro e l’amor profano. Canta di Dio e canta delle donne, l’amore gentile per la donna perfetta che nelle sue canzoni è anche l’amore erotico, di uno che ha scritto una canzone che si intitola «you can’t go home with your hard on» (non puoi arrivartene a casa con un’erezione). Non ci sono immagini da decifrare nelle sue canzoni: Cohen canta in chiaro, fuor di metafora, con un linguaggio colto ma una semplicità colloquiale, rassegnata ed assorta («il tono romantico disperato, da ultima lettera d’addio di un suicida» scrive Piero Scaruffi), che tante volte fa pensare ad un testamento spirituale. Musicalmente Leonard Cohen nacque dal folk del Greenwich Village, per approdare in tempi successivi ad un suono da crooner post moderno che fa il verso tanto a Phil Spector e Beach Boys quanto all’elettronica modello Stan Ridgway. I suoi dischi in studio non sono poi molti, solo quattordici in mezzo secolo. Agli anni fra il 1967 ed il ’71 risale la trilogia acustica di Canzoni di Leonard Cohen, Canzoni da una stanza e Canzoni di amore e odio, canzoni che si potrebbero solo vagamente definire folk in onore alla scena, ma che più che alle radici della musica americana si ispiravano ai chansonniers francesi. In Italia gliene furono debitori tanto Fabrizio De André che Francesco De Gregori e Claudio Lolli. Songs Of Leonard Cohen nel 1967, coevo a Dylan, Donovan e Simon & Garfunkel, non conobbe un successo di vendite, ma fece di Leonard un mito, con canzoni epocali come la dolce Suzanne, un marchio di fabbrica, ripresa da tanti artisti fra cui Judy Collins: «Gesù era un marinaio e camminava sull’acqua…» «Susanna ti prende la mano e ti conduce al fiume  e tu vuoi viaggiare con lei vuoi viaggiare a occhi chiusi   e tu sai che si fiderà di te perché hai toccato il suo corpo perfetto con la tua mente» «addio Marianna, era tempo di ricominciarea ridere e piangere e piangere e ridere su tutto questo ancora» Una chitarra nuda ed una voce graffiante, ma non ancora quella che di farà profonda con l’età. Quasi non ci sono altri arrangiamenti, al punto che Leonard allontanò il produttore John Simon a causa dei suoi tentativi di arricchire il suono con tocchi orchestrali. Altrettanto essenziale fu il secondo disco, quasi due anni dopo, Songs From A Room. Fu prodotto senza un solo tocco di batteria da Bob Johnston, il produttore di Highway 61 Revisited, Blonde on Blonde, Sound Of Silence e Johnny Cash At Folson Prison (e poco più tardi di Dr. Byrds & Mr. Hyde), che si limitò a testimoniare nelle registrazioni la concentrazione mistica del cantante. Songs From A Room il disco più a fuoco della trilogia, con una sequenza di gemme, a partire da Bird On The Wire, la canzone che con dozzine di cover ne decreta la fama imperitura e che Kris Kristofferson dichiarò di volere come epitaffio sulla propria tomba: «Come un uccello sul filo, come un ubriaco in un coro di mezzanotteho cercato a modo mio di essere libero,come un cavaliere da un vecchio libro fuori moda ho messo da parte tutti i miei nastri per te»Seems So Long Ago Nancy fu cantata con il titolo di Nancy da Fabrizio De André con queste parole «Lei portava calze verdi, dormiva con tuttima cosa fai domani non lo chiese mai a nessuno… dicevamo che era libera e nessuno era sincero molti hanno usato il suo corpo, molti hanno pettinato i suoi capelli. E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto è ancora Nancy che ti diceAmore sono contenta che sei venuto» «So dai tuoi occhi e so dal tuo sorriso che questa notte sarà bella, almeno per un po’…»Tonight It Will Be FineNel 1970 cantò al festival dell’Isola di Wight, e nel 1971 Robert Altman mise tre canzoni sue nella colonna sonora del film I Compari con Warren Beatty. Passarono altri due anni prima di Songs Of Love And Hate, canzoni d’amore e di odio, otto nuovi pezzi cupi come l’immobile Avalanche, la valanga, una canzone d’amore e di dolore. Il capolavoro dell’album è Famous Blue Raincoat, il tuo famoso impermeabile blu, che canta di un amore rubato e un’amicizia tradita. La sua futura corista Jennifer Warnes nel 1987 avrebbe inciso un album intitolato proprio Famous Blue Raincoat, interpretando nove sue canzoni. Songs Of Love And Hate si chiudeva sulle note di Joan Of Arc, su una donna santa - come un po’ sante ed un po’ puttane sono le donne che Cohen canta con desiderio carnale. «Sono stanca della guerra rivoglio il lavoro che avevo prima un vestito da sposa o qualche cosa di bianco… …chi sei tu, chiese lei a quello sotto il fumo, io sono il fuoco, egli rispose e amo la tua solitudine, amo il tuo orgoglio,allora fuoco fatti freddo ti voglio dare il mio corpo da abbracciare, e lei capì con chiarezza che se lui era il fuocolei doveva essere il legnoma perché doveva essere così crudele e così accecante?»Un nuovo Leonard Cohen, New Skin For The Old Ceremony, una nuova pelle per la vecchia cerimonia arrivò nel 1974. Undici canzoni più ariose, cantate con maggiore dolcezza e arrangiamenti più ricercati, talora addirittura con un tocco di jazz, come in Is It What You WantedChelsea Hotel, l’hotel di New York frequentato dai musicisti, era dedicata al ricordo di un incontro con Janis Joplin: «Ti ricordo bene al Chelsea Hotel parlavi con coraggio e dolcezza facendomi un pompino sul letto disfatto mentre le limousine aspettavano in strada, non voglio dire che ti ho amata al meglio non posso ricordare ogni pettirosso caduto, ti ricordo bene al Chelsea Hotel tutti qui, non penso a te neanche tanto spesso…» Tried To Leave You è un ciondolante blues urbano:«Ho cercato di lasciarti, non lo nego ho chiuso il libro su di noi almeno cento volte mi sveglio ogni mattina al tuo fianco gli anni passano, tu perdi il tuo orgoglio buonanotte, mia cara, spero tu sia soddisfatta il letto è un poco stretto ma le mie braccia sono aperte qui c’è un uomo che ancora si da da fare per un tuo sorriso»Who by Fire:«Chi di fuoco, chi di acqua chi sotto il sole, chi nella notte chi per un ordine superiore, chi con un processo comune chi nel dolce dolce mese di maggio chi con una lunga agonia chi devo dire che chiama?»Fino al gran finale della struggente ballata di Take This Longing che si scioglie negli acuti di Leaving Green Sleeves«Il tuo corpo è come un faro che rivela la mia povertà» «Io cantavo le mie canzoni, dicevo le mie bugie per giacere tra le tue incomparabili cosce»Death Of A Ladies Man nel ’77 fu il disco della svolta musicale. Mentre il mondo scopriva la new wave, Leonard Cohen tentò un singolare esperimento con Phil Spector, il mono man degli anni sessanta, il produttore del wall of sound delle piccole sinfonie pop di tre minuti di Ronettes e Crystals. Le canzoni del disco sono attribuite a Cohen e Spector, ma dopo aver registrato la propria parte Cohen non ebbe più neanche la possibilità di assistere alla postproduzione di Spector sino a disco finito. Inizialmente il pubblico e la critica accolsero il disco fra mille perplessità e lo stesso Cohen lo rinnegò, avvertendolo estraneo, ma l’influenza del disco fu determinante sul suo futuro. Da li a poco abbandonò lo stile minimalista ed ancora folkie per tuffarsi in canzoni più sinfoniche. Death Of A Ladies Man fu per molti versi l’incubatrice di I’m Your Man. Il disco è peraltro molto bello, dando origine con il suo largo respiro a un fascinoso sound che mischia un Cohen crooner e «uomo delle donne» a suggestioni alla Beach Boys. Si coglie anche l’eco dello Spector di All Things Must Pass e di Born To Be With You«Mi sono avvicinato alla ragazza più alta e più biondae le ho detto, tu non mi conosci ma presto lo farai dunque non mi lasceresti vedere il tuo corpo nudo?fammi danzare fino al lato nascosto della palestra credo che ti lascerò l’iniziativa so che sei affamato, lo sento nella tua voce ci sono molte parti in me che puoi toccare, scegli tuma no, non puoi vedere il mio corpo nudo»MemoriesUn disco di amore carnale, di erotismo, di passione e di desiderio. Ho lasciato una donna ad aspettare, Non andare a casa con un’erezione (un grande rock’n’roll, alla fine), Impronte digitali (sul suo corpo, naturalmente), fino alla Morte di un uomo delle donne.Il disco del 1979, Recent Songs, continuava nella ricerca di un suono arrangiato con cura, con il supporto di un gruppo fusion, i Passenger, del tastierista Garth Hudson di The Band, di un violinista zingaro e una banda mariachi. Anche la cantante Jennifer Warnes assume un ruolo importante nel disco.«Dove dove dov’è la mia moglie zingara questa sera ho sentito tutte le voci, non sono vere ma con chi sta danzando nell’aia dove l’oscurità le permette di stringersi ancora più stretta fra le sue braccia?»Passarono cinque anni prima di Various Position. Risolti gli scrupoli da folk singer, Cohen cantava ormai con una voce calda da crooner e duettava su ogni brano con la cantante Jennifer Warnes.Dance Me To The End Of Love divenne uno standard per la sua bellezza:«Fammi danzare fino alla tua bellezza con un violino di fuoco fammi danzare fino al panico fino a che sarò al sicuro sollevami come un rametto d’ulivo e diventa la colomba che mi riporterà a casa, fammi danzare fino alla fine dell’amore» Coming Back To You era un valzer poetico ed emozionante.«Forse mi fa ancora malenon riesco a porgere l’altra guancia, ma lo sai che ti amo ancora è solo che non riesco a parlarne, ti ho cercata in ogni persona ed anche loro mi riportavano lì, ho vissuto solitario ma stavo solamente tornando da te» If It Be Your Will anticipa il suo futuro come monaco buddista, ruolo per il quale assunse il nome di Jikan, che significa “silenzio”.«Se sarà il tuo desiderio che io non parli piùche la mia voce si fermi immobile com’era prima non parlerò mai piùaspetterò fino a che qualcuno parli per me,se sarà il tuo desiderio»Ancora più moderno fu I’m Your Man, nell’anno 1988, sostenuto dalla tastiera di un sintetizzatore e da un implacabile ritmo elettronico, adornato da una orchestra di sax, archi e cori femminili, per la straordinaria sequenza di canzoni di First We Take Manhattan > Ain’t No Cure For Love > Everybody Knows > I’m Your Man, la summa dell’amore del ladies man per la donna. «Se vuoi un compagno prendi la mia mano, o se vuoi colpirmi con la tua collera io sono qui, sono il tuo uomo.se vuoi un pugile salirò sul ring per te, e se vuoi un dottore visiterò ogni centimetro di te…»Il disco riportò Cohen ai fasti delle classifiche, come pure il successivo The Future, un album che si può definire rock e che in Canada divenne due volte disco di platino. Con una band dalla struttura convenzionale, un ritmo solido, cori rhythm & blues e qualche canzone dalla melodia contagiosa come Waiting for the Miracle scritta con la cantante Sharon Robinson. Un disco vivace e pessimista. Fu dopo Future che Cohen si rinchiuse per cinque anni in un monastero buddista nei pressi di Los Angeles. Il suo ritorno al mondo fu celebrato all’alba del nuovo millennio da Ten New Songs, un disco dalle forti venature rhythm & blues se non soul, di nuovo in collaborazione con Sharon Robinson. Canzoni come Boogie Street potrebbero far parte del repertorio di Steve Wonder se non di Michael Jackson. In My Secret Life era il singolo molto orecchiabile, ripreso anche da un cantante inglese dalla voce nera come Eric Burdon. In Dear Heather, il disco del 2004, cantato in collaborazione con la sua compagna e cantante jazz Anjani Thomas, Leonard Cohen cantava ogni canzone con la mistica visione di un testamento. Superati i settant’anni il poeta cantautore non poteva fare a meno di pensare che ogni disco avrebbe potuto essere l’ultimo. Gli ci vollero otto anni prima di dargli un seguito con Old Ideas, dove il poeta, alla soglia degli ottanta anni, teneva il suo sguardo puntato oltre l’orizzonte, verso ciò che ci aspetta dopo la vita. La novità era che Cohen rinunciava agli arrangiamenti moderni ed alle musicalità più luminose per tornare alla intima immobilità dei suoi lavori degli anni settanta. Per certi versi Old Ideas riportava alla mente Various Positions e non a caso Amen ricorda HallelujahLe melodie sono immobili, non più sostenute da ritmi danzabili, invitando l’ascoltatore a partecipare ad un ascolto intimo e biografico, come in Going Home dove Leonard canta di sé in terza persona. Amen ha un incedere mistico per la lunghezza di otto minuti. Poesie recitate come preghiere:  «Ripetimelo quando sarò stato al fiume e avrò saziato la mia sete ripetimelo quando sarò solo e ti ascolterò ripetimelo quando sarò pulito e sobrio ripetimelo, ancora ed ancora dimmi che mi vuoi e amen» Quella degli anni duemila fu una serie di album in cui Cohen dimostrò di essere una delle rare eccezioni alla regola che la creatività dura dieci anni. Questi erano lavori splendidi. Come la poesia essenziale di Slow: «Non è perché sono vecchio non è la vita che facciomi è sempre piaciuto lento la lentezza è nel mio sangue»My Oh My è la quintessenza della canzone d’amore, dove poche pennellate dipingono tutta una storia: «Non è stato difficile amartiNon ho neppure dovuto provarciTi ho tenuta stretta per un po’ Mia, oh miaTi ho accompagnata alla stazione Senza mai chiederti il perché… Tutti i ragazzi salutavano cercando il tuo sguardoTi ho tenuta stretta per un po’ Mia, oh mia»Nel 2016 arrivò l’ultimo disco, You Want It Darker, in cui cantò: «I'm ready, my lord» Sono pronto, mio signore. 

Leonard Cohen non morì, ascese al cielo. 
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