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Long Playing New Orleans

Creato il 08 giugno 2019 da Zambo
Long Playing New Orleans
New Orleans, la perla del Golfo del Messico, rappresenta un’eccezione nel panorama delle città americane. Un’eccezione fra i vicini stati dell’Arkansas, Mississippi, Alabama ed il Texas: in Louisiana non ci sono cowboy, al massimo la tenuta di Via col vento.New Orleans è l’unica città americana dove se passeggi anziché guidare un’automobile non ti controllano i documenti, e dove il tramonto non segna la fine, ma l’inizio della giornata, con i locali aperti tutta la notte, compreso il Cafe du Monde in Decatur Street, dove si può fare colazione con i bignet zuccherosi a qualsiasi ora del giorno e della notte. The Big Easy la chiamano, la grande facile, la città della tolleranza, e per questo sono in tanti che dopo averne annusato il fascino decidono di non lasciarla: musicisti barbuti o giovani tatuati, in cerca di una vita meno competitiva e più rilassata. New Orleans è una città di confine. Nel 1700 non era americana, ma una colonia francese. La Louisiana stessa prende il nome da Luigi XIV, il Re Sole. I francesi erano i creoli (cioè europei nati nel Nuovo Mondo) e commerciavano in tabacco. In città c’erano schiavi neri e pellerossa. Le prime donne di New Orleans erano carcerate parigine scortate dalle suore Orsoline, ed il sangue non è acqua. Nel 1763 la città divenne spagnola (tutte le vie del quartiere francese portano ancora sia il nome francese che quello spagnolo). Dal Golfo del Messico, che nel passato era stato il mare dei pirati e dei mercanti di schiavi, approdarono afroamericani, caraibici ed antillani. Ognuno di loro donò a questa città qualcosa della propria cultura, e non c'è da stupirsi che i piatti tipici della cucina siano zuppe miste (gumbo) e piatti eterogenei di riso (jambalaya). Tornata francese, la Louisiana venne infine venduta agli americani nel 1803 e la parola creolo perse il suo significato francofono per assumere quello di sangue misto, perché per i francesi non era stato un problema mischiarsi con i neri ed il colore della pelle dei loro discendenti si era scurita parecchio. Da allora New Orleans è un melting pot di razze e culture. Gli americani, che discendevano da immigrati tedeschi e scozzesi, oltre che dagli irlandesi a cui toccavano i lavori pesanti di bonifica, vivevano separati dal quartiere francese da una strada di confine che prende il nome di Canal Street. Al punto che, fatto raro nella toponomastica americana, attraversando Canal Street le strade traverse cambiano il nome. Il French Quarter è il cuore della città e costituisce al tempo stesso la zona dei turisti ed il quartiere malfamato e pericoloso. Un film con Richard Gere e Kim Basinger, No Mercy (Nessuna pietà), rappresenta questi due aspetti di New Orleans, città civilizzata ed al tempo stesso infida e di malaffare. Sulla sponda opposta del Mississippi vivono i Cajun, la popolazione di lingua francese che proviene dall’Acadia (la Nova Scotia in Canada). La musica della Louisiana francofona è il cajun, il folk a ritmo di danza su fisarmonica e fiddle (il violino), di cui esiste una versione nera, lo zydeco. Zachary Richards è uno dei rari musicisti cajun ad aver ottenuto un certo grado di popolarità mondiale. La leggenda vuole che New Orleans sia stata la culla del jazz, dalla musica che le second line delle band di ottoni, ereditate dalla tradizione francese, suonavano facendo ritorno dai funerali. E dal ragtime, suonato nei bordelli e le case di gioco a Storyville, il quartiere a luci rosse all’inizio del XX secolo. When The Saints Go Marchin’ In è l’inno nazionale a cui in città non ci si può sottrarre, come non si sfugge a locali per turisti come il Preservation of Jazz. La Original Dixieland Jass Band registrò nel 1917 quello che è considerato il primo disco del jazz, ed primo dei geni musicali di quella musica, Louis Armstrong, nacque in povertà a Storyville ed imparò a suonare la tromba in carcere. In qualche modo lo stesso rock’n’roll a New Orleans nacque negli anni quaranta, con un decennio d’anticipo su Memphis e Chicago, dall’indiavolato groove boogie dei pianisti in città. I suoi standard hanno fatto il giro del mondo: Good Rockin’ Tonite, Let The Good Times Roll, Stagger Lee, Honest I Do, Bright Light Big City, Sea Of Love, Sea Cruise. Hanno varcato i confini della Louisiana i nomi di Professor Longhair, Champion Jack Dupree, Jimmy Reed, Lloyd Price, Lee Dorsey, Huey Piano Smith. Il passaggio al rock’n’roll fu rappresentato dal pacioso Fats Domino (The Fat Man), pianista barrelhouse, intrattenitore dei locali del quartiere francese, che il tranquillizzante look borghese rendeva antitetico a quello ribelle del primo Elvis Presley. Con poche eccezioni (Fats Domino vendette dischi a palate con Ain’t It A Shame e Blueberry Hill) la musica di New Orleans ha goduto più di rispetto che di successo nelle classifiche nazionali. La vita dei musicisti è stata una vita di povertà, ai margini della legge, quando non si confondevano apertamente con i gangster. I diritti d’autore erano materia sconosciuta fra le etichette discografiche della città, ed i musicisti campavano suonando in locali di ambigua reputazione. La distinzione fra musica e malavita era sottile, ed il pubblico abbondava di prostitute, protettori, banditi, drogati e spacciatori.I fratelli NevilleI fratelli Neville, autentici monumenti musicali di New Orleans, hanno passato l’esistenza fra occasionali successi (come la melodica Tell Like It Is di Aaron nel 1966), e le molte notti nei club, decenti e indecenti, della città. Sbarcarono il lunario anche come spacciatori, ladri d’auto, forse protettori, attività per cui dovettero prestare attenzione a tenersi a debita distanza dai poliziotti, bianchi, che come maniere non ci andavano delicati. 
I Neville erano figli d’arte: uno zio che si faceva chiamare Big Chief Jolly era molto noto perché durante il Mardi Gras si abbigliava da indiano per suonare con... 
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