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Lotta generazionale

Creato il 30 settembre 2019 da Gadilu

Lotta generazionale

Ho seguito, sto seguendo il fenomeno Greta Thunberg da una distanza che potrei chiamare di sicurezza. Ne parlo quindi attivando una prudenza che lambisce il ritegno più assoluto, quello che potrebbe sfociare in un programmatico non parlarne. Mi contento di essere, di stare con modesta curiosità al margine delle discussioni che si scatenano ogni volta, dopo che la suddetta arriva ad occupare il centro dell’informazione (e il fatto che questa occupazione riesca, comunque, è senz’altro degno di nota). Alcune cose, francamente, non mi interessano. Il suo aspetto fisico, il suo disturbo mentale, il modo drammatico con il quale dice ciò che dice (“How dare you”), l’eventualità che sia mossa da qualcuno che starebbe dietro di lei, come se insomma fosse animata da forze o da poteri che – secondo il consunto assunto complottistico – la trascenderebbero per farne la rappresentante del contrario di ciò che davvero rappresenta. Tutto questo, il “personaggio Greta”, non mi interessa. Piuttosto, mi piacerebbe approfondire il nocciolo critico del suo ambientalismo, capire a fondo la ragione del grido di dolore che si leva in difesa della terra e come è possibile corrispondere in modo serio e circostanziato alla sua richiesta, moltiplicata da centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi come lei, vale a dire quelli che riempiono le vie e le piazze nei famosi fridays for future. La cosa che vorrei soprattutto capire, ecco il punto, è se si tratta realmente di un movimento generazionale, di un’onda di protesta che ha a che fare con un modo d’essere determinato dall’età e dunque dalla contrapposizione a un altro modo d’essere, di vivere e di pensare che resterebbe così confinato in una precisa zona del paesaggio anagrafico. La cosa che infatti più mi impressiona, nel modo con cui Greta Thunberg e i ragazzi che a lei si ispirano rivendicando l’attenzione del mondo, è questo insistere sul concetto di “furto del futuro” perpetrato dalle vecchie generazioni a danno delle nuove. Se le cose stessero davvero in questi termini basterebbe attendere il ricambio generazionale per stare tranquilli. “Loro”, quelli che adesso protestano, non faranno di certo gli sbagli che abbiamo fatto “noi”. Se la terra avrà una speranza di salvezza questa coinciderà con un ambiente non solo depurato dalla plastica e dai veleni che lo soffocano, ma dai “vecchi”, cioè da chi ha prodotto tutta quella plastica e tutti quei veleni. Su questo mi permetto di avanzare il mio scetticismo da vecchio. Piuttosto, vedrei più favorevolmente un appello a considerarci tutti corresponsabili (senza stare a cercare fotografie di Greta che la mostrano mentre beve acqua da una bottiglietta di plastica) e a cercare un’alleanza intergenerazionale per risolvere i problemi che sono, evidentemente, problemi di tutti. Se è vero che “l’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio”, è vero anche che la lotta di classe non può ridursi ad essere solo una lotta tra generazioni.

#maltrattamenti

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